L’ultima assemblea degli operai Fiat di Termini

“Senza accordo presidio permanente"

landini

24 novembre 2011 -  “L’accordo per la riconversione dello stabilimento di Termini non è stato ad oggi firmato perché la Fiat non l’ha permesso. Per questo l’assemblea di oggi unitariamente ha stabilito che dalle 22 di stasera abbia inizio un presidio permanente che non consenta di fare uscire le auto dallo stabilimento, fino a quando non ci sarà un accordo”.

E’ l’annuncio del segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’assemblea che si è tenuta davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat di Termini Imerese nell’ultimo giorno di produzione prima della chiusura definitiva. L’assemblea ha deciso all’unanimità di attivare una protesta fino all’incontro di mercoledì prossimo per favorire la soluzione del problema.


Il picchettaggio dovrebbe partire dalle 22 di questa sera, alla fine del secondo turno di lavoro. Nelle aree di sosta della fabbrica, secondo i sindacati, dovrebbero esserci circa 1.000 Lancia Ypsilon.

Stamattina, intorno alle 9, in un clima di grande incertezza gli operai della Fiat sono usciti dalla fabbrica e si sono radunati davanti ai cancelli per l’ultima assemblea di Fim, Fiom e Uilm.  A partire da domani, infatti, prende il via la cassa integrazione che si protrarrà fino al 31 dicembre, giorno in cui il Lingotto cesserà definitivamente le attività produttive nella fabbrica. All’assemblea delle partecipano anche gli operai dell’indotto e alcuni leader sindacali.

Secondo Landini “l’atteggiamento di Fiat che per i lavoratori dello stabilimento di Termini non vuole applicare lo schema di incentivi alla pensione che è stato sempre utilizzato dalla Fiat in tutti gli stabilimenti, è un atteggiamento arrogante e non accettabile. La Fiat oggi non vuole utilizzare quello schema, firmato da tutti i sindacati della stessa azienda, e di fatto vuole pagare meno e dare meno soldi ai lavoratori che per anni hanno prodotto per il Lingotto”. “Ad oggi non ci sono elementi di novità che – ha aggiunto Landini – ci possono far pensare che il 30 novembre, al prossimo incontro a Roma, la Fiat si presenti in una posizione diversa. Siamo allo sfregio e allo sberleffo, questo atteggiamento di arroganza dell’azienda è contro il territorio e i lavoratori, ed è evidente che il nodo degli incentivi per la pensione sono lo snodo decisivo della trattativa”. La concessione degli incentivi, ha aggiunto Landini, “è la condizione per avere un piano che almeno sui numeri possa reggere come una soluzione per garantire a tutti i lavoratori, dello stabilimento e dell’indotto un futuro. Da qui al 30 dobbiamo decidere insieme il tipo di risposte da dare a Fiat per fare sì che riveda le sue posizioni e si determinino le condizioni per un accordo”.

Per Bruno Vitali della segreteria nazionale della Fim “’senza gli incentivi di Fiat per l’accompagnamento alla pensione dei lavoratori che hanno i requisiti l’accordo con Dr Motor salta”.

“Un impegno possiamo prenderlo: faremo di tutto per chiudere mercoledì  un accordo, un buon accordo per Termini Imerese”, ha sottolineato Gianluca Ficco della Uilm nazionale.

Davanti ai cancelli, al fianco dei lavoratori, anche il sindaco di Termini Imerese, Salvatore Burrafato secondo il quale quello di oggi “è un giorno che davvero speravamo non arrivasse mai” “Siamo qui – ha aggiunto – a raccogliere i cocci di questa esperienza della Fiat, che dopo 41 anni va via. Siamo ancora impelagati al ministero per lo Sviluppo economico, l’unica certezza è che la prossima settimana scade il tempo utile a nostra disposizione per siglare l’accordo. Fiat è disposta a concedere gli incentivi alla mobilità a quei lavoratori, che entro il 31 dicembre 2017 maturano i requisiti, c’è un fatto nuovo anche i governi nazionale e regionale sarebbero disponibili a partecipare”.

Il futuro di operai e indotto resta dunque avvolto da una grande incertezza. Dal primo gennaio 2012 le chiavi dello stabilimento dovrebbero passare alla Dr Motors, società che si occupa di assemblaggio di vetture low cost. Ma con una incognita che pesa ancora sui “costi” sociali della transizione per l’intero comprensorio termitano. Era il mese di aprile del 1970 quando il lingotto decise di dare vita allo stabilimento. L’operazione fu opera di Mimi’ La Cavera primo presidente degli industriali siciliani. Una produzione che inizia con la Fiat 500. Vi lavorano 350 addetti. La storia dello stabilimento di Termini e’ caratterizzata da alti e bassi, un po’ come la storia della Sicilia. Fino al 2002 quando si materializza lo spettro della chiusura: le barriere logistiche e infrastrutturali e la delocalizzazione i principali nemici. Rimane una voce incontrollata. Una lunga agonia. Fino all’anno scorso, anno in cui l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, annuncia la chiusura definitiva per la fine del 2011, poi anticipata ad oggi.

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