Intervista al detective Joe Petrosino
- Detective Petrosino, le pongo subito una domanda per solleticare la sua nostalgia: cosa si ricorda dell’Italia, prima dello sbarco negli Stati Uniti?
Più che cose concrete ricordo i sentimenti di rabbia di mio padre Prospero, un sarto che non riusciva a capacitarsi del fatto che a Padula dovevamo sopravvivere anziché vivere. Eppure non potevamo classificarci come poveri. Ma decise, quando avevo 13 anni, di fare i bagagli e di portarci negli Stati Uniti d’America, dove aprì una bottega a Little Italy. In famiglia eravamo otto in tutto: mio padre e mia madre e sei figli, quattro maschi e due femmine.
- E poi è arrivata New York e il sogno americano… Fu subito rose e fiori?
Per niente. Io ero un emigrato e per guadagnarmi da vivere ho dovuto fare di tutto: il lustrascarpe, lo spazzino, il giornalaio di strada. Professioni che mi hanno aiutato ad imparare la lingua e a conoscere la gente di quell’ambiente, vecchio e nuovo allo stesso tempo. Vecchio perché a Little Italy ho respirato l’aria dello Stivale, trapiantato nei suoi pregi e purtroppo nei suoi difetti; nuovo perché ero pur sempre a New York, una città che mi ha dato moltissimo ma che non mi ha regalato niente. Tutto ciò che ho guadagnato, l’ho ottenuto sudando non sette ma otto camice. È stata immensa, infatti, la soddisfazione provata quando sono diventato poliziotto, il 19 ottobre del 1883. Dopo che ho indossato l’uniforme, mi sono sentito finalmente pure americano.
- Una carriera incredibile. Da agente bravo di seconda fila, di pattuglia nella Tredicesima Avenue, alla promozione a detective. Naturalmente il momento clou di quest’avanzamento è avvenuto il 14 aprile 1903. Ci racconti cosa successe.
Grazie per il complimento, intanto. La mia scalata è stata frutto della mia devozione alla polizia e del rispetto profondo nei confronti del dovere e della pubblica sicurezza della gente comune. Certo è che quel giorno fu determinante. Erano le sei del pomeriggio ed una signora di mezz’età, Frances Connors, stava andando al lavoro e durante il percorso una giacca attirò la sua attenzione, drappeggiata sulla cima di un barile da zucchero. La donna, curiosa, sollevò l’abito e scoprì il corpo di un uomo piegato in due, con la testa schiacciata contro le ginocchia. Fui io a scoprire l’identità della vittima, grazie al fatto che conoscevo per bene i loschi individui di Little Italy, come Giuseppe Di Primo, un falsario. Costui riconobbe l’uomo ucciso, ovvero suo cognato Benedetto Madonia. Dopo alcune indagini, compresi che fu assassinato al caffè Stella d’Italia, un covo di criminali. Il processo si concluse con un nulla di fatto ma a livello personale fu un successo. Da lì a due anni diventai capo dell’Italian Branch ed avevo un unico obiettivo: sconfiggere la Mano Nera, una piaga per gli italo-americani onesti.
- Obiettivo che negli Stati Uniti fu perseguito ottimamente. Ma poi lei decise di andare a Palermo. Perché?
Semplice: mi convinsi del fatto che c’era un profondo legame tra la Mano Nera e la criminalità organizzata in Sicilia. Avrei voluto creare una rete informativa indipendente con la finalità di occuparsi dei criminali con precedenti penali nell’isola. In sintesi: a Palermo avrei ottenuto le notizie che mi servivano per espellere dagli Stati Uniti quanti più possibili immigrati implicati in attività illecite. Ma non mi fu permesso. Ancora sento quella terribile sensazione di freddo della pietra del muro del giardino Garibaldi.
Fonti: Wikipedia, joepetrosino.org, I Siciliani di Gaetano Savatteri, Cosa Nostra di Jonh Dickie, Storia della mafia di Giuseppe Carlo Marino.
Foto di Giuseppe Romano.






















meravigiosa, complimenti.
io chiederei a petrosino: se dovesse ripercorrere il viaggio in sicilia, alla luce di come è andata, ricercherebbe l’alleanza con qualche gruppo infilitrato, nella mafia o nelle istituzioni?
avrebbe scelto la strategia del male minore?
A chi volesse saperne di più sulla vita di Joe Petrosino consiglio di leggere il libro
Joe Petrosino – detective 285 edito da Flaccovio Editore http://flaccovio.com/index.php?content=bookdetail&id=181