Qualche anno fa, prima della PlayStation

Qualche anno fa, prima della PlayStation

Benvenuti al parco giochi di via Eugenio l’Emiro. Sono le 15 ed il sole è caldo; picchia abbastanza sulle teste dei dieci giovani giocatori pronti al fischio d’inizio. Hanno appena finito di fare i compiti (almeno così hanno dichiarato alle rispettive madri). Nessun arbitro per l’incontro. Chi ha portato il pallone, un super santos, ha diritto al pari e dispari con colui che è risaputo essere il più bravo a giocare a calcio.

È il momento, infatti, della formazione delle squadre.

Pari miei, pari miei…“. Il padrone della palla (che non parerà) ha vinto il turno e sceglie per primo, naturalmente optando per quelli che se la spirugghiano di più tra i papabili. Gli ultimi due, così come legge non scritta comanda, sono i più scarsi, destinati alla “porta“, ovvero due muri, l’uno di fronte all’altro, con il gesso che indica i pali. Non c’è traversa, essendo ideale. Quando la palla sarà tirata alta, vorrà dire che si sarà arroccata, per cui i giocatori sanno che bisogna calciare sempre rasoterra. Guai a chi violerà questo consiglio: boccia e recupero del super santos (pure se si dovesse trovare a stretto contatto con un cane con la rabbia) o acquisto di un pallone immediato (eccetto un super tele a cucuzza).

Le regole sono sempre le stesse: vince la squadra che per prima arriva a dieci; non si usa la puntazza; non esistono i fuorigiochi (perché nessuno li ha mai capiti); non vale il goal realizzato con un tiro prima della linea del centrocampo (un cerchio tracciato alla meno peggio col gesso e non proprio al centro); in caso di rete incerta, due sono le opzioni da vagliare: il goal o il rigore; no alla ziccusaria.

Poco prima del calcio d’inizio, un undicesimo ha chiesto di poter giocare. La risposta è stata categorica: “sì, ma devi trovare un altro, perché altrimenti siamo dispari“. Inoltre, il vecchio del primo piano ha minacciato i giocatori: “se disgraziatamente una pallonata finisce sul vetro della veranda, scinnu e ‘u tagghiu!

Si gioca. Goal – rigore – fallo – goal – rigore – fallo…

Il punteggio è 20 – 3.

Le mamme chiamano, ma i gladiatori non vogliono smettere di giocare a calcio. “L’ultimo che segna, vince”.

Chiudiamo, intanto, la cronaca dell’incontro. Si è fatto tardi, il sole è già andato.

Foto di smeerch.

 

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7 Commenti a “Qualche anno fa, prima della PlayStation”

  1. carmelo scrive:

    bellssima. nostalgia-:)

  2. marco visconti scrive:

    caro walter hai dimenticato puntazza arraggiata ,acciuncari,si tiravano a bummazza

  3. Walter Giannò scrive:

    E sì, Marco… la mitica “puntazza arraggiata”… e poi la “bummazza”!

  4. gerlando la piana scrive:

    walter ti sei scordato che c’era anche quello per l’insalata e la madre di peppino che lo chiamava a peppito 100 volte hihihihihi

  5. Walter Giannò scrive:

    E sì, la madre di Peppino… vero! Lo chiamava a più riprese… ma sai, Gerry, quante cose sono state dimenticate in un sol post che potrebbero trovarsi in un libro, magari intitolato “Come ci divertivamo alla Zisa negli anni 80″.

  6. Maria Pizzurro scrive:

    E noi femminucce ci divertivamo a passare con le biciclette invadendo il vostro “campo”… e ad ogni vostro rimprovero rispondevamo: <> Hahahah! Sfriggiuse… Bei tempi però…. Grande Walter…. mi ero persa queste righe quest’estate…. Baci Baci! :-)

  7. Maria Pizzurro scrive:

    Non so xkè non si legge la frase fra virgolette… incollo nuovamente il testo senza le virgolette…

    E noi femminucce ci divertivamo a passare con le biciclette invadendo il vostro “campo”… e ad ogni vostro rimprovero rispondevamo: è vostro il parco giochi?? Quanto l’avete comprato?? Hahahah! Sfriggiuse… Bei tempi però…. Grande Walter…. mi ero persa queste righe quest’estate…. Baci Baci! :-)

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