Nessuna piazza per chi si disse orgoglioso di essere mafioso
Il 6 luglio scorso intervistai Vittorio Emanuele Orlando, il politico palermitano a cui fu intitolata la piazza dove si trova il Palazzo di Giustizia. Utilizzai per l’occasione la prima pagina in mio possesso dell’edizione de’ L’Ora del 28 luglio 1925, nella quale fu raccontato l’intervento di Orlando al cinema Diana di via Ruggero Settimo.
Egli disse: “Se per mafia, infatti, si intende il senso dell’onore portato fino all’esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, portata sino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma induge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte; se per mafia s’intendono questi sentimenti, e questi atteggiamenti, sia pure con i loro eccessi, allora in tal senso si tratta di contrassegni individuali dell’anima siciliana, e mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo“.
Vittorio Emanuele Orlando allora fece un gioco subdolo, avendo confuso in maniera deliberata la mafia e la cultura siciliana. Nel libro Storia della mafia siciliana, a tal proposito, John Dickie ha scritto che “la sua clamorosa strizzatina d’occhio ai boss è entrata nella storia come uno dei momenti più bassi nella lunga e spudorata coabitazione tra assassini e rappresentanti eletti del popolo. Molto tempo dopo, Tommaso Buscetta avrebbe sostenuto che Orlando era lui stesso un uomo d’onore“.
Giuseppe Carlo Marino, in Storia della Mafia, ha affermato che quel comizio “svelò, in maniera inequivocabile, con una pubblica esaltazione della mafia, con quali e sentimenti e preoccupazioni per l’immediato futuro egli collegasse la sua opposizione al fascismo alle minacce che incombevano sui suoi nemici”.
Eppure, paradossalmente, il Palazzo di Giustizia di Palermo si trova proprio nella piazza a lui intitolata, edificio in cui lavorarono, ad esempio, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Di conseguenza ecco una provocazione: perché non togliere alla strada il nome di Vittorio Emanuele Orlando, realizzando così un concreto segnale storico e culturale contro Cosa Nostra?
Ebbene, ho creato su Facebook il seguente gruppo: “Nessuna piazza per chi si disse orgoglioso di essere mafioso“. Se siete d’accordo, iscrivetevi, cliccando qui.






















I siciliani votano in massa mafiosi ancora oggi, permettendo loro di governarci in Sicilia e in Italia (mandandoli al Senato) e tu ti vai a preoccupare di UNA DICHIARAZIONE DI UN MORTO DI PIU’ DI OTTANTACINQUE ANNI FA’ CHE E’ STATO UNO DEI PRINCIPALI ESPONENTI DEL MOVIMENTO ANTIFASCISTA SICILIANO? E chiedi di levare la via ad uno così?
Ma non ti vergogni?
@Non mi vergogno. La storia, inoltre, è la chiave d’interpretazione del presente. L’oggi è frutto del passato. E su di lui ci sono i giudizi di molti storici contemporanei che si sono occupati di mafia, nonché la dichiarazione di Tommasso Buscetta. P.S.: Vittorio Emanuele Orlando è morto nel 1952.
[...] Liquida [...]
Luigi ha scoperto l’acqua calda.
Se lo dice Buscetta, che ha pagato caramente le sue delazioni a Falcone, credo sia una garanzia.
Luigi dei siciliani ha fatto di tutta un’erba un fascio.
Ignora quanto ven. 28 agosto 2009 La Grande Storia (Rai Tre ore 21.10) ha raccontato sui mafiosi che si sono sempre infiltrati nei movimenti.
Nessuna piazza è riduttivo.
Anche nessuna via!!!
Tutti i paesi e le città siciliane gliele hanno intitolate.
Occorre dare onore ai martiri innocenti uccisi per induzione da questi discorsi e toglierlo a chi ha fomentato apologie sanguinarie e a chi fiancheggia filosofie assassine.
Luigi sfonda una porta aperta sostenendo che i siciliani mandano alle alte cariche politiche fiancheggiatori e amici dei mafiosi.
La questione è etica: nessuna piazza e nessuna via a chi ha alimentato anche di striscio valori assassini.
E pensare che ogni volta che leggevo nei paesi una via a questo signore intitolata lo prendevo per uno dei Savoia.
Salvatore.
In compenso a parere di cammarata e della sua consulente intestare un’intera villa (lex verde Terrasi) a Gaetano Costa forse è eccessivo!
Michele, non si è capito se stai con la consulente di Cammarata o con Gaetano Costa.
Il commento deve fare sempre evincere da quale parte uno sta.
Quando parli di persone che operano e magnano con i danari nostri devi mattere sempre il nome e cognome perché Internet arriva anche al mio paesino, va un po’ al di là del piccolo centro di Palermo, e vogliamo almeno il nome di questa consulente che mantengo con i miei soldi (perché dal mio piccolo paese pago tasse che arrivano anche al piccolo centro di Palermo).
Ciao, Salvatore.