Il grido di Facebook: “Verità e giustizia per Stefano Cucchi”
Di seguito un articolo inviatoci dagli amministratori del Gruppo Facebook Stefano Cucchi
Salvatore DeVivo – Debora Cattaneo – Aurora Vescera – Emilio Lombardo.
A pochi giorni dalla morte di Stefano Cucchi, sono nati 3 gruppi su facebook che raccolgono oltre 100.000 iscritti. Lo scopo di questi gruppi è chiedere verità e giustizia per questo ragazzo morto prematuramente, in condizioni misteriose, dopo l’arresto per essere stato trovato in possesso di 20 grammi di marijuana.
Il nostro gruppo, denominato “Stefano Cucchi”, è nato in seguito alla presa di coscienza che la morte violenta di Stefano sia stata fatta passare come una morte accidentale, attraverso una serie, non ancora conclusa, di depistaggi atti a dimostrare l’innocenza delle forze dell’ordine.
Questi i nostri dubbi:
1) intervento del ministro Ignazio La Russa, che difende la correttezza della Polizia prima ancora che inizino le indagini;
2)viene comunicato che la morte fosse conseguenza di una caduta dalle scale, mentre le immagini del corpo del ragazzo, scattate in obitorio, dimostrano l’impossibilità di tale causa;
3) non gli viene garantito il diritto ad avere un avvocato di fiducia, come da lui richiesto, ma gli viene affidato un avvocato d’ufficio, e gli viene negato di potere incontrare i familiari. Noi ci siamo chiesti il perché… non volevano forse che il suo avvocato potesse difenderlo dalle percosse ricevute durante la detenzione?
4) siamo rimasti sconcertati di fronte alla mancanza di umanità e professionalità dei medici che avrebbero dovuto soccorrerlo, che a buon diritto si può sostenere lo abbiano lasciato morire. Inoltre, non sono stati fatti accertamenti adeguati per stabilire le cause della morte, non é sta fatta una tomografia del cranio e sospettiamo che il ragazzo sia morto a causa di un’emorragia cerebrale per le botte in testa ricevute.
L’impegno di iscritti e amministratori al gruppo, per fare luce su questo caso, è stato fin da subito di quelli che non si vedevano da molto tempo in questo paese. Lo sdegno e la rabbia per il sospetto che questo assassinio sia stato compiuto per mano di persone che dovrebbero tutelarci, ha attivato una protesta che oggi attraversa il paese come un’onda di piena. L’amministrazione del nostro gruppo, si è immediatamente attivata per fare appelli e interrogazioni presso personalità autorevoli “come il Presidente della Repubblica” e associazioni umanitarie “come Amnesty International Italia“, e per sensibilizzare le coscienze di ogni semplice cittadino italiano.
Abbiamo invitato la gente a scendere in piazza e manifestare con ogni mezzo tutto il loro sdegno per questa vicenda, e la preoccupazione per lo stato di decadenza in cui volge questo paese.
Inoltre sottolineiamo l’inconsistenza di questa legge sul consumo di droghe leggere che, tutto fa fuorché favorire il reinserimento di giovani coinvolti nell’uso di droghe leggere, ed é stata fatta in nome di un principio generale avendo come soggetto beneficiario i benpensanti a dispetto del soggetto principale che dovrebbero essere i giovani, senza fare distinzioni sulle sostanze stupefacenti, e senza valutare le conseguenze e la complessità del discorso droghe e disagio giovanile.
Una volta entrati nel tunnel del carcere i soggetti coinvolti vengono psicologicamente distrutti e la loro vita sociale sarà rovinata per sempre. Consideriamo la legge “Fini – Giovanardi” come un bacino di voti per il centrodestra. Vogliamo evitare che ci siano altre vittime di abusi conseguenti alla stupidità di questa legge. Ogni giorno, ci impegniamo per mantenere informati i nostri iscritti sulle notizie contrastanti che cambiano di ora in ora. Rivelazioni, smentite, bugie e verità che fuoriescono dalle bocche dei personaggi coinvolti in questa losca vicenda. Il nostro è ormai un lavoro a tempo pieno, in cui si riscontrano anche numerose difficoltà, come ad esempio l’impossibilità di inviare posta simultaneamente a tutti i nostri 33.000 iscritti, poiché lo strumento che è normalmente a disposizione di tutti gli altri gruppi di facebook, a noi è stato rimosso, e fino a questo momento non ci è ancora stata fornita alcuna spiegazione in proposito. Intendiamo mantenere alta l’attenzione cercando di mettere in luce tutte le incongruenze e le contraddizioni che ci sono state, che ci sono e che ci saranno. Stefano non era nostro amico, né un conoscente o un parente, ma era un essere umano come noi. Se non è stato rispettato da vivo che almeno lo si rispetti da morto onorandolo con la verità.
Nella speranza che un simile evento non si debba mai più ripetere, portiamo avanti la nostra lotta ad oltranza…























e’ assurdo tutto questo… siamo travolti da una violenza disumana ,, ci stiamo trasformando in bestie pronte a scatenare una furia enorme contro chiunque …
la giustizia in Italia non esiste e’ appannaggio solo dei piu’ forti dei piu’ protetti .
e’ uno schifo..
Fate giustizia per questo ragazzo…. sono ddei mostri…..
si parla di20g!!!!e per questo,questo giovane ci ha rimesso la vita!!!inaccettabile!!! e poi si ha il coraggio di parlare di reintegrazione per queste persone…tutto quello che si fa con chi sbaglia è segnargli la strada…se si è fortunati o se no questa è la fine!! lottiamo perchè ancora una volta la divisa ha cancellato tutti i diritti umani di ttt quelle persone che non indossano la stessa divisa!!
è una vergogna!!!!!!!!!!vogliamo la verità.
vogliamo giustizia e farla pagare a quei mostri TORTURAAAA