Pdl spaccato, cocente delusione per l’elettorato
Sia a Palazzo dei Normanni che a Sala delle Lapidi il centrodestra ha fallito. Sconfitta scaturita dalla spaccatura interna al Pdl. Da un lato i lealisti dall’altro gli scissionisti, oppure chiamateli come volete…
E per gli elettori palermitani e siciliani del Popolo della Libertà che non camminano coi paraocchi, che non trattano la politica come un campionato di calcio, si tratta di una delusione cocente. Soprattutto perché non c’è stato l’intervento sperato: il leader non si è fatto sentire, forse più preoccupato per le faccende che lo riguardano direttamente che di ciò che sta avvenendo nell’isola.
Questo terremoto sarebbe successo se il centrosinistra siculo fosse stato forte? Ne dubito, perché ci sarebbe stata la paura di una elezione che avrebbe trasferito i poteri da una parte all’altra. La lotta sarebbe rimasta nell’ambito delle segreterie. E invece ecco il patatrac: l’eccessiva sicurezza di sé, il convincimento di essere forti senza il bisogno dell’altro, hanno causato un grave danno all’interno del neonato Pdl in Sicilia, evidenziando che un partito per essere tale ha bisogno di identità e prospettive comuni, di eventuali conflittualità correntiste che si risolvono, comunque, per il bene dell’insieme a cui si appartiene.
L’attacco di Gianfranco Micciché al sindaco di Palermo Diego Cammarata ne è un esempio. Fermo restando che la seconda amministrazione comunale del primo cittadino è fallimentare, la diatriba è un sintomo della confusione che serpeggia nel partito che ha stravinto le ultime elezioni nazionali e regionali. In più all’Ars la crisi è un dato di fatto, la maggioranza è dissolta, causata anche qui dalla frammentazione del Popolo della Libertà. Un duello con contendenti definiti: da un lato Giuseppe Castiglione, dall’altro ancora lui Gianfranco Micciché.
Il vittorioso? Se si considera che l’Ars è diventata ingovernabile, il successo potrebbe andare al primo. Ma il secondo ha dimostrato di essere determinante nella collocazione delle pedine. C’è, tuttavia, uno sconfitto comune: il Pdl. Un disastro che non può non aver deluso gli elettori non aficionadi, cioé quelli che non fanno parte della squadra dei lealisti o degli scissionisti, ma che pensavano di appoggiare un partito forte, che si sta sciogliendo come neve al sole.





















