Inter-Palermo. Diario di un imbarazzo. Risolto (prima parte)
Questo scritto è dedicato ad Andrea,
che ha reso possibile il sogno,
e a Francesco , icona dei tanti che
sono lontani dalla Sicilia ma
speranzosi di farvi presto ritorno.
Sabato 18 settembre 2004 – Sembra un giorno come tanti.
Sono a Roma in missione.
No, non da frate (anche se ho la barba) ma per tentare di concludere gli studi di Licenza in Diritto canonico, nonostante le notevoli insidie degli ultimi tre professoroni dell’Opus Dei (o piuttosto, come mi disse un vescovo, opus hominum?!) ed, invero, nonostante qualche mia incertezza (Mio Dio mi pento e mi dolgo…!): perciò, insomma, che – partendo da Palermo – ho chiamato questa impresa ‘operazione Sisifo’.
Tuttavia, oggi, mi distrae dal nobile scopo un evento. Eccezionale perché assolutamente epocale e, per me, particolarmente suggestivo.
È, anzi, l’evento degli eventi, se si parte dall’idea che sono interista da quando avevo circa 11 anni (quelli dell’Inter di Bordon, Bini e Beccalossi: la penultima vincente, prima della “Beneamata” trionfante nel lontano 1989). Ed è l’evento degli eventi se si considera che tifo pure Palermo, più che per motivi sportivi, perché i “Rosa” esprimono una città, la mia, ricca di colori, odori, sentimenti, insomma di un’esistenzialità (mi si permetta il neologismo) tutta speciale, in cui gli opposti (mafia e antimafia, mare e monti, ignoranza e cultura, eroismo e ignavia) si presentano con tale modalità e intensità da rendere la capitale della Sicilia tra i luoghi più affascinanti al mondo.
Stasera, in altri termini, si gioca Inter-Palermo, valida per la seconda giornata della serie “A” di calcio.
I nerazzurri provengono da un’ambigua prestazione (tanto duale quanto Palermo-città) contro il Chievo. Il Palermo, invece, si presenta al mitico “Meazza” baldanzoso, per aver vinto la prima in casa contro il Siena, con una performance che più di qualche commentatore ha giudicato esemplare.
Scintille dunque si aspettano.
Ma io, per chi devo tifare? Bel dilemma…
Intanto, nei giorni scorsi, avevo congegnato (perché, per tante ragioni, si è trattato quasi di un astutissimo piano) la trasferta con Andrea (mio cugino ritrovato, come – simultaneamente – ne ho perso un altro), di Agrigento, ma che vive a Milano, dove si è laureato alla Cattolica e sta preparando il concorso notarile.
Ieri, a tarda sera, ho fatto il biglietto, scapicollandomi al rientro da Sassone (RO) – dove ho assistito a un convegno nazionale del laicato domenicano – a Roma Termini: qui, risolta una questione tecnica grazie alla collaborazione di una graziosa impiegata (“ha bisogno d’altro?”, mi ha chiesto sorridendo: stavo quasi per invitarla a cena…), sono riuscito ad avere il documento di viaggio addirittura pochi minuti prima che la biglietteria chiudesse!?
Per cui guardavo questo biglietto come se fosse un passaporto valido per l’Eldorado: Eurostar Roma-Milano n. 9432, 2a classe, ore 9.30 (il binario? Non lo ricordo).
È chiaro che oggi intendo essere alla stazione con largo anticipo: non posso perdere questo sogno. Ma come spesso mi capita (“faccio il male che non voglio, non faccio il bene che voglio”: San Paolo, se non erro), ho appena 15 minuti per chiamare Andrea, comunicargli che arriverò alle 14 e fare una colazione volante (quale aberrazione per un siciliano). Individuo quindi il binario e zompo sul treno (come dicono qui nell’Urbe).
Scintille ci aspettano. E il treno infatti parte con 5’ di ritardo (chissà quanti nostalgici avranno invocato la “buonanima”…).
Per ingannare l’attesa (o per impiegare proficuamente il tempo) leggo il “Corsera”, che avrà acquistato anche mio cugino e che sarà poi oggetto di un profluvio di riferimenti: praticamente io e Andrea parleremo spesso di eventi e notizie attinti dal quotidiano di via Solferino e, guarda caso, ci troveremo d’accordo quasi su tutto, quando, in genere, in materia socio-politica dissentiamo su quasi tutto. Ma gli voglio bene comunque. Anzi, gli voglio bene forse proprio per questo…
Scintille ci aspettano. E a Parma (il tempo vola, eh?) sale un gruppo di chiassosi picciotti palermitani, con cui fraternizzo subito: lavorano nel modenese come metalmeccanici. E ciò, oltre ad essere una – sia pure precaria – manifestazione di interclassismo, è una prefigurazione della kermesse di “San Siro”. Perché, in ogni caso, per noi siciliani sarà una festa.
Scintille ci aspettano. E infatti mi chiama Ciccetto, il mio migliore amico (il 27 Settembre faremo, come sottolineerà lui stesso, “il 19° compleanno della nostra amicizia”). Lavora a Belluno in Questura e mi dice, con mia grande gioia e sorpresa, che verrà a vedere la partita. Incredibile! Nonostante domani mattina debba essere di nuovo a Belluno per una gara podistica a lungo preparata. C’è pure lui: “Paleimmitanu chiossà i mia” e convertitosi recentemente dal tifo bianconero all’interismo. Con una mossa, invero, tanto inusitata quanto può essere la scoperta che una prostituta di lungo corso sia illibata…
To be continued
di Salvatore Scaglia






















Non ho mai capito chi tifa 2 squadre. O si tifa Inter o si tifa Palermo. Anzi, facci il piacere, tifa Palermo, non abbiamo bisogno di te.