Inter-Palermo. Diario di un imbarazzo. Risolto (seconda parte)

Scintille ci aspettano. E il treno accumulerà 1h 30’ di ritardo, ma i palermitani non si arrabbiano. I siciliani non protestano. Non “fanno bordello” (come si direbbe dalle nostre parti). C’è una ragazza, oriunda, dell’hinterland romano da rimorchiare. C’è una sigaretta da aggredire. C’è, già ora, il tifo da scatenare.

Scintille ci aspettano. E a Milano centrale la polizia attende i tifosi ufficiali (quelli con sciarpa, bandiere, striscioni e trombette) per ‘scortarli’ allo stadio. E quelli ufficiosi, come me? Mai fidarsi delle apparenze (imparate questurini!).
Scintille ci aspettano. E quasi litigo con un operatore ferroviario che porta una donna spastica sulla sua carrozzina, sopra un veicolo atto al trasporto di cose, come se la poveretta fosse un container e non una persona umana.

Scintille ci aspettano. E quando – unitomi a mio cugino (che mi ha fatto fare uno splendido giro nel centro di Milano: tanto rapido quanto efficace); rincontrato Michele (neo-amico di Caltanissetta); riabbracciato Francesco (irriconoscibile per via della barbetta tolta da poco); notata (con relativo e ineluttabile pensiero erotico: masculu sicilianu sugnu…) tra gli spalti del terzo anello della curva ospite (la Sud), una ragazza, rosanero da cima a piedi - inizia la partita, dopo pochi minuti, Toni sgomita e Materazzi è incerottato…

Scintille ci aspettano. E le squadre guerreggiano: l’Inter attacca, ma il Palermo rintuzza. Fischiati due fuorigioco sui quali i “Rosa” segnano, ma i gol sono conseguentemente annullati.
Scintille ci aspettano. E durante il primo tempo mia madre (i miei non sanno nulla di questa scorribanda milanese) mi chiama. All’ennesimo squillo decido di rispondere, ma – per evitare che senta l’inequivoco clima da stadio (la partita intanto è ripresa) - scappo in bagno, con una progressione che il pubblico, da queste parti, forse non vede nemmeno in Cordoba e Oba Oba Martins!

Scintille ci aspettano. E Inter e Palermo prendono un legno a testa. L’Inter passa in vantaggio con Adriano (imperioso colpo di testa). Sono contento, ma mi spiace per i “Rosanero”. Specie quando la “Nord” intona un “benvenuti in Italia” (mentre “tornerete in serie B” è pressoché inoffensivo, classico di ogni stadio, dal profondo Settentrione fino al mar d’Africa).

Scintille ci aspettano. E il Palermo pareggia con Toni, repentinamente sbucato tra le insipienti maglie difensive nerazzurre. Sono contento per il PAri! L’imbarazzo iniziale sembra risolto. Sembra che le squadre mi accontentino (ma non che si accontentino). Pare che si siano messe d’accordo per questo risultato salomonico che non scontenta Turi Scaglia, ma neanche – credo – tanti altri che, a Palermo, per anni (ben 31) sono stati quasi costretti a supportare squadroni del Nord: Inter, Juventus, Milan… Di quel Nord, sovente egoista. Di quella Padania, spesso apparente alma mater di tanti lavoratori ed emigranti del Sud, ma effettiva protagonista di razzistici sfruttamenti e classistiche emarginazioni.

Scintille ci aspettano. E non importa se all’ingresso mi hanno sequestrato l’accendino e non posso fumare un ‘sigaretto’. Non importa che stia seguendo la partita con meno applicazione di altre volte. Non importa se chiacchiero con Francesco e non tengo il tabellino. Non importa se Andrea mi domanda: “ma che partita stai vedendo?”. Non importa se, conoscendomi, perderò un pomeriggio per scrivere questo resoconto. Non importano tante altre innumerevoli cose, più o meno rilevanti, che non ricordo o che volutamente ometto…

Scintille ci aspettano. Ma, al fischio finale, quando i giocatori del Palermo – trascinati da capitan Corini – arrivano sotto la nostra curva per ringraziarci, si vedono solo scintille positive: quelle ideali dei cuori palpitanti; quelle reali delle lacrime di alcuni tifosi piangenti; quelle materiali dei flashes fotografici che immortalano i “Rosanero” in festa, come i loro supporters sugli spalti, per questo clamoroso risultato.

Per questo promettente avvio di campionato.
Con la speranza che 31 anni non siano trascorsi invano. Che anzi abbiano insegnato qualcosa. Al popolo, ai calciatori, ai dirigenti e ai politici.

Con la speranza (che forse non è più illusione) che domani i nostri figli non dovranno più tifare per altri. Non dovranno più sostenere il Settentrione del calcio dorato, forse pure per dimenticare – seppur freudianamenteil Meridione dei tanti calci nel sedere.

Prima parte

di Salvatore Scaglia

 

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