Un poeta al giorno, Danilo Dolci
Danilo Dolci non è proprio un poeta, ma meglio conosciuto come sociologo che sposò nell’immediato dopoguerra la causa dei contadini di Partinico, Borgetto e Tappeto.
Figura importante che occupa un posto originale, unico, e di rilievo nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta.
Un filantropo, merce rara da sempre ma ancor di più negl’ultimi anni, uno di coloro che hanno dedicato la loro vita, l’attività e averi ai miseri e ai bisognosi. Non è un sentimentale che si commuove per la miseria e non sogna il Regno dei Cieli, è un uomo semplice, anche se munito di una profonda cultura.
Non vogliamo si sprechino, fiumi,
montagne aride si erodono
allagandoci a ogni piovasco.
Non vogliamo case senza respiro
scolastiche galere in decrepite mura,
fontane con quattro pisciatelle,
qualche frasca nel giardino pubblico
per la domenica-
e restare inerti
o vagare a venderci altrove,
sperderci in traffici fessi
pur se tra macchine elettroniche.
(da Il Dio delle zecche)
Sembra scritta appena stamattina ed invece il componimento risale nel ’74-’75, “per il cittadino della nuova città-terrestre”. La sua opera di apostolato laico e i suoi interventi civili in favore dei diseredati sono sfociati in diversi libri inchiesta e saggi e racconti.
Non mi sorprenderei
quando i poveri cristi si decidono
a montare una radio per sentirsi
e per farsi sentire – una radio
anche piccola
come una montagna per la resistenza
oppure a Praga-
non mi sorprenderei se corazzate,
elicotteri vispi si lanciassero
cercando di afferrarla e denunciarla
per avere tentato di turbare
l’ordine pubblico.
(da “Il limone lunare”)
Anche questo accade oggi in Italia, o forse resta ancora un sogno: accade domani…






















@Piero Ciccarelli, geniale idea di avere tirato fuori da qualche cassetto un piccolissimo estratto di cose di questo uomo straordinario, questo triestino che dal 1952 fino alla morte nel 1997 si è dedicato alla Sicilia. Tra i tanti scritti mi va di ricordare “Banditi a Partinico” del ‘55 (recentemente ristampato) e “Conversazioni” del ‘62. Se impressiona l’attualità dei temi della sua poetica, altrettanto fanno i suoi saggi. O un’impressionante capacità di predire o una paurosa inerzia del Paese Italia. Comunque grazie per lo spolvero.