Un poeta al giorno, Giuseppe Schiera

Chi era Giuseppe Schiera? Sostanzialmente uno sbandato, un vagabondo, uno stravagante che visse nella Palermo della prima metà del secolo scorso, un uomo quasi incolto, un illetterato figlio del popolo, che di fame visse e con essa convisse, “senza arte né parte“, si potrebbe dire, egli invece un’arte professò, ed era quella di improvvisare rime.

Si dice che Giuseppe Schiera sia nato a Palermo nella borgata di Tommaso Natale nel 1898. Figlio di un bracciante, Ciccio Schiera (che andò tre volte a nozze) e di una casalinga Maria Marino soprannominata ‘a cunighia (la coniglia) per la sua prolificità, egli visse in una famiglia eccezionalmente numerosa e disastrosamente povera.

Mise a frutto le sue capacità istrioniche di “abballavirticchiu” e quelle di scatenato improvvisatore di rime.

Si esibiva prevalentemente vicino ai mercati popolari della Città, nei pressi del Teatro Biondo o del teatro Finocchiaro, a Piazza Sett’Angeli o all’angolo di Porta Carini.

ORA E’ MPIRATURI

Quannu u re era re
Mancava u cafè.
Ora è mperaturi
e manca u caliaturi.
E si pigghiamu n’atru statu
manca puru u surrogatu.

BOLLETTINO DI GUERRA

Na curazzata
ra nostra armata
si scuntrò cu na pignata
E ristò tutta annaccata
Cu?
A corazzata!

Quella sua attività “poetica” era anche nota in tutti i commissariati di polizia della città dai quali di tanto in tanto-pur mantenendo nei suoi confronti un atteggiamento tollerante-l’ordine di trarlo in arresto, soprattutto quando la Palermo del regime si vestiva della camicia nera e si apprestava a ricevere con tutti gli onori la visita di alti gerarchi – oppure nel 1937-quella dello stesso Mussolini.

Morì tragicamente, sotto un bombardamento alleato, il 13 maggio del ’43.

ACEDDI MASCULI

“Comu si fa pi vidiri si un aceddu è masculu o è
fimmina?

Si pigghianu dù aceddi e si mettinu spartuti
dintra dù aggi appizzati o muru ch’i chiova,
‘ncusciàti l’unu cu l’autru. Ogni nenz’ura si
canciànu ‘i posti finu a quannu uni di dui, ‘incazzanusi,
vi dirrà: “Mi stai rumpennu ‘i cugliuna cu stu cancia
e scancia”.
Arrivatu ‘a ‘stu puntu si scuprìu cù ò masculu.

 

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1 Commento a “Un poeta al giorno, Giuseppe Schiera”

  1. Piero Ciccarelli scrive:

    I testi non sono miei, ma del maggiore esperto di poesia sicilina e, non solo, Salvatore Di Marco.
    Dare a Cesare, quel ch’è di Cesare.

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