Implode il Pdl, nebuloso il futuro per il Governo Lombardo

Da oggi la rottura tra Berlusconi e Fini non è più solo confinata alle indiscrezioni o, peggio ancora, al gossip politico, ma è diventata cronaca ed attualità.

Mentre si sprecano le analisi sul futuro del Governo Berlusconi e sugli assetti di un ipotetico terzo polo a livello nazionale, focalizziamo l’attenzione su ciò che potrà accadere nei prossimi giorni in Sicilia, alla vigilia di un rimpasto più volte annunciato da Lombardo e che, secondo la consueta ritualità della politica siciliana, si compirà a ridosso di Ferragosto in ossequio al vecchio adagio, di democristiana memoria, per cui meno attenzione c’è quando si cambia e meglio è per tutti, per chi se ne và e per chi arriva.

Il vero nodo da sciogliere non riguarda né il PD né l’UDC per il momento, ma esclusivamente l’atteggiamento di Miccichè e le indicazioni che gli arriveranno da Roma.

A meno di clamorose sorprese, e riconciliazioni dell’ultima ora, è probabile che Berlusconi, permanendo la lite, chieda ai suoi, in giro per l’Italia di staccare la spina ai finiani anche nelle più importanti amministrazioni locali, partendo proprio dalla Campania, cara all’odiato Bocchino e dalla Sicilia, terra degli invisi Granata e Briguglio.

Rispetto ad una indicazione strategica di questo tipo, difficilmente Miccichè potrà resistere e continuare a nicchiare, abbandonando l’amico Lombardo, il quale, dal canto suo ci ha messo del proprio per litigare con Berlusconi, non apprezzando pubblicamente la manovra finanziaria in Parlamento, pur votandola e, di fatto, schierandosi all’opposizione romana del Cavaliere.

L’uscita di scena dei miccicheiani aprirebbe ad un unico scenario possibile: un governo con MPA, PD, UDC ed i finiani, oltre alla pattuglia del gruppo misto, compattando a Palermo, di fatto, il fronte dell’opposizione romana al Premier.

La soluzione toglierebbe da ogni imbarazzo il Pd siciliano che avrebbe argomenti sufficienti per giustificare la scelta governativa e l’UDC, costretta ad accettare la proposta del Governatore per non venire relegata a sostenere una posizione di retroguardia difficilmente giustificabile se non con risentimenti ed asti personali.

In questo quadro l’unico a dover mostrare qualche imbarazzo sarebbe proprio Lombardo, che Presidente figlio del maggioritario, si troverebbe a tentare ( ……e sottolineo tentare! ) di governare con una maggioranza completamente diversa da quella uscita dalle urne, violando, di fatto, il patto con i siciliani ad appena due anni di distanza..

L’altra soluzione, più coraggiosa per il Governatore, e forse meno logorante, sarebbe di tornare immediatamente alle urne, schierando con trasparenza una nuova maggioranza e soprattutto sfruttando i buoni risultati fin qui conseguiti dal suo governo insieme ad una rinnovata legalità nella gestione della cosa pubblica da tempo assente in Sicilia.

Lombardo avrà questo coraggio? Saprà resistere alle sirene del “primum vivere…” ?

Lo vedremo nelle prossime settimane, dopo il rimpasto ed i nuovi assetti di governo e di maggioranza.
Chissà che l’idea lanciata dall’UDC e da Saverio Romano, tanto osteggiata dall’MPA, di un governo a termine che prepari le elezioni e le nuove alleanze, con un occhio rivolto a Roma ed al percorso del partito della nazione, non riprenda quota e diventi l’obbiettivo comune di Lombardo e dei centristi.

 

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1 Commento a “Implode il Pdl, nebuloso il futuro per il Governo Lombardo”

  1. Credo che sulla questione ci siano molte riflessioni da fare, prima fra tutti la differenza delle rispettive culture di provenienza.

    All’indirizzo http://giuseppepiazzese.wordpress.com/2010/07/31/tra-presidenti-della-camera/

    trovate, se vi interessa, un video e la mia ulteriore riflessione sulla vicenda tra Berlusconi e Fini.

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