Serena Lao. I ricordi di un’artista, il patrimonio di tutti
Quando i ricordi fanno parte del patrimonio di un artista, non ci sono né se né ma che tengano: devono diventare patrimonio di tutti.
Serena Lao ci ha provato con il suo Ballarò . . . Ballarò e, direi, che la prova è stata superata egregiamente dalla cantante folk palermitana, anche se questa definizione è troppo riduttiva per una artista eclettica, meglio, come lei stessa ama definirsi: cantante per mestiere, scrittrice per vocazione.
E che scrittrice!
Che poi a lei ami farlo in lingua siciliana o in lingua italiana poco importa: sono i sentimenti, le emozioni e il saper trasmettere agli altri le proprie sensazioni e cogliere aspetti della vita che solo “pochi eletti”, (gli artisti) sanno cogliere.
Chissà se Serena Lao sa anche dipingere? Non glielo mai chiesto. Ne uscirebbero affreschi di rara bellezza e semplicità, perché Serena è cosi: bella e semplice, orgogliosa e innamorata del suo “mestiere” e guai a contraddirla nelle sue scelte (artistiche s’intende).
Mii!!, tu ‘maggini a Sulinu, u scimunitu, no quatru chi faccia avissi? E a za Rusina, fimmina ‘ngrasciata, Gnazzinedda ca criscìa strafalaria. E nto menzu a Ballarò e u Granni Capannuni.
Che crescendo continuo di emozioni come con la famosa canzone Vola colomba (cantata da Nilla Pizzi, nda) in voga nei primi anni ’50, che nei versi di Serena diventa “vola palumma la radiu sunava”.
E poi quel dialetto palermitano che assurge a poesia con vocaboli in disuso e che sanno di antico e di nuovo. Provate a tradurre in italiano: mentri u scuru v’ammuttannu? Oppure, chi silenziu mbalsamatu tuttu pari ammattilatu.
Non è la parola in se, più o meno comprensibile, ma la scelta del vocabolo messo lì non per fare rima, ma per scelta dei molti significati palesi e anche per i più raffinati e sensibili ascoltatori o lettori.
Ascoltatori, perché Ballarò . . . Ballarò è uno spettacolo completo fatto di musica, parole e poesia, miscuglio di ricordi, amori disperati, scenette comiche e tanta tanta nostalgia per un tempo che non c’è più. La poetessa sì, avete letto bene, la poetessa Serena Lao.
Leggete questi versi, che fanno parte di Ballarò . . . Ballarò è un invito alla ragione che tutta l’umanità ha perso, dietro al progresso infido e suggeritore di tante disgrazie.
Niscemu fora cu la matinata
e facemunni na bedda caminata,
pigghiamu ciatu cu li purmuna,
stress e dinaru non sunnu patruna.
Lassamu a casa u cellulari,
occhi nta l’occhi turnamu a parrari,
lu celu sta ncelu, ma nun lu taliamu
è sempri ddà, ma nun nni n’addunamu.























Bellissimo spettacolo, degna della grande artista Serena Lao. Io l’ho visto personalmente due volte e ogni volta mi ha trasmesso qualcosa di unico e di magico. Quei testi e quelle musiche, soltanto una “cantante per mestiere e una scrittrice per vocazione” sarebbe in grado di regalarceli! Brava Serena, continua così: fai rivivere nella tua arte i colori e i sapori della nostra Palermo!!!
Assistere ad uno spettacolo di questa eccezionale artista è un’esperienza divertente, commovente e totalizzante. Una donna dotata di inimitabile e raffinatissimo talento descrittivo, oltre che di raro e spiccato melodismo musicale.
IO non ho visto lo spettacolo (ero fuori sede) ma conosco da tanto ( e tanto) Serena e poi ho letto il commento appassionato di Piero Ciccarelli e i post di Giovanni e Sergio: quanto basta per avere la conferma, seppure ce ne fosse bisogno, di avere il privilegio, noi palermitani, di averla sempre a portata di mano, poterla andare a trovare quando ci par ed ascoltarla: è un incanto sia che canti, sia che racconti…
Se non fossi convinto del valore artistico di Serena Lao, non avrei scritto questo commento sul suo spettacolo. Ne sono testimoni i commenti di Giovanni,Sergio e Benvenuto.
Piero Ciccarelli