“Il governatore Crocetta si è svenduto per un piatto di lenticchie. Con l’accordo-truffa del 20 giugno scorso si è fatto fregare dal governo nazionale oltre 3,2 miliardi di euro di Irpef dei siciliani su 7,3 miliardi complessivi nel 2014. E che dire delle accise? La Sicilia avrebbe diritto a 3,6 miliardi e invece ne manca un terzo che poi lo Stato ci obbliga a recuperare attraverso il Fondo di sviluppo e coesione (ex Fas) a danno degli investimenti. Una vergogna intollerabile”. Lo denunciano i portavoce siciliani M5S di Camera e Senato in merito alla discussione, nella commissione Bilancio di Montecitorio, del dl Enti locali e in particolare dell’articolo 11.

“La pressione del mail bombing lanciato dal M5S probabilmente ha sortito un qualche effetto perché l’articolo è stato nuovamente accantonato. Siamo però sicuri che sia solo un modo per tergiversare e temiamo che i nostri emendamenti di merito saranno bocciati – aggiungono i parlamentari Cinquestelle – Con questo decreto si cristallizza un’intesa che umilia la Regione Siciliana, già schiacciata da un Patto di stabilità 2013 che ha generato vincoli finanziari anche per gli esercizi successivi. Sulle materie tributarie le norme dello Statuto regionale non possono essere modificate mediante legge ordinaria. L’accordo tra Renzi e Crocetta non doveva essere concluso anche perché, il 19 aprile, l’Ars aveva approvato una mozione con la quale si chiedeva al governatore di cancellare intese che prevedessero la rinuncia, da parte della Regione, ai ricorsi presentati alla Consulta. Infatti, sancire un ritorno nell’Isola solo parziale del gettito fiscale prodotto dal territorio siciliano, significa violare il nostro Statuto, che è equiparato alla norma costituzionale”.

“Tornando alle accise, i siciliani sopportano il carico ambientale del 40% dell’intera capacità di raffinazione nazionale degli idrocarburi. Eppure, devono subire la beffa del mancato trasferimento di circa 1,2 miliardi di euro. Chiedere alla Regione di recuperarli attraverso il Fsc significa calpestare i principi in materia di investimenti pubblici e l’articolo 119 della Costituzione”, chiariscono gli eletti M5S di Camera e Senato.

“Cosa ha da dire Crocetta di fronte alla Corte dei conti, secondo cui ‘il 2015 è il primo anno in cui l’ammontare dei mutui, pari a 8,1 miliardi di euro, ha superato il totale delle attività, pari a 7,8 miliardi di euro’? Secondo i magistrati contabili questa situazione è destinata a permanere e ‘ciò suscita dubbi sulla sostenibilità del debito, sul futuro delle giovani generazioni, già gravate da ingenti mutui, e sullo sviluppo stesso della Sicilia’. I partiti che hanno distrutto la nostra Isola devono andare a casa – chiudono i portavoce Cinquestelle – Alle elezioni dell’anno prossimo i siciliani sapranno riconoscere chi li ha presi in giro per decenni”.