Addio alle norme fiscali previste dallo Statuto autonomistico della Regione siciliana. La Sicilia non incasserà mai le sue imposte e otterrà, invece, trasferimenti di risorse dallo Stato sulla base di quote predefinite. Quote fisse in termini percentuali ma che varieranno in base alle tasse pagate nell’isola.

Il fatto oggettivo è che non tutte le tasse pagate in Sicilia resteranno nell’isola mentre i servizi restano a carico della Regione siciliana. Lo Stato tratterrà poco meno del 30% dell’Irpef e tutte le nuove tasse che saranno ‘inventate’ d’ora in avanti anche se pagate dai siciliani o in terra di Sicilia.

Lo prevede il decreto legislativo n. 251 dell’undici dicembre scorso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana di ieri, la numero 6. Il decreto attua, di fatto, l’Accordo Stato – Regione confermato dalla conferenza paritetica con il quale è stato superando lo Statuto ed evitando di doverlo modificare con legge di rango costituzionale.

Le quote sono chiare e definite. Per il 2016 alla Sicilia spetta il 56,1% dell’Irpef pagata dai siciliani, poco più della metà. Per il 2017 questa quota salirà al 67,4% mentre andrà a regime nel 2018 con il 71%.

Di fatto dal 2018 la Sicilia incasserà il 71% dell’irpef pagata dai siciliani e il 29% resterà allo Stato. Alla Sicilia andrà anche la totalità di tutte le altre entrate tributarie erariali riscosse nell’Isola ad eccezione delle nuove imposte il cui gettito sia destinato per legge a specifiche finalità contingenti o continuative dello Stato. Di fatto allo stato basterà stabilire per legge che una determinata tassa serve alle esigenze dello Stato e questa sarà imposta anche alla Sicilia e ai siciliani senza che resti un centesimo nell’Isola.

Dunque questo è il grande affare dell’Accordo: la Sicilia cede il 29% delle proprie entrate Irpef e tutte le tasse future in cambio ottiene il 71% di ciò che era già suo per Statuto anche se oggetto di atavici contenziosi in base ai quali lo Stato è sempre riuscito a non versare il dovuto. Da ultimo ciò è stato possibile grazie alla rinuncia agli ‘arretrati’ da parte della Sicilia in base a un accordo stretto proprio dal governo Crocetta.

Alla luce di tutto ciò adesso la Sicilia può definire il proprio bilancio di previsione e la legge di stabilità 2017 o legge Finanziaria sulla base di conteggi certi. Pubblicato il decreto legislativo che stabilisce le basi di calcolo dovrebbe essere facile calcolare gli introiti della Regione.