Le candidature in Sicilia come la tela di Penelope dove la parte della moglie in attesa del ritorno del marito Ulisse spetta probabilmente a Gianfranco Miccichè. E’ lui, infatti, che di giorno tesse la tela e propone unc andidato e di notte la smonta di nuovo pder poi proporre, l’indomani, un nome diverso.

E’ questa l’immagine che un’area precisa di Forza Italia sta disegnando a Silvio Berlusconi per sostenere che quella di Gianfranco Miccichè in Sicilia non è una leadership forte ma un vero e proprio bluff. Dopo aver fatto mille nomi e avere, infine, lanciato anche quello di Musumeci e di qualche eurodeputato probabilmente per bruciarli prima di giungere alla candidatura, i deputati siciliani (non tutti e non solo siciliani) lanciano, dunque, al cavaliere l’idea finale: si candidi lo stesso Miccichè e si conti.

Se, dunque, non c’è ancora pace in casa centrodestra Miccichè dovrà affrontare questo tema proprio con il cavaliere con il quale si incontra proprio oggi per definire il nome possibile del candidato. Il Gianfranco siciliano trpoverà probabilmente sul piatto queste obiezioni ma troverà anche un progetto berlusconiano in fase avanzata: il partito dei figliol prodighi.

Se i dati, infatti, dicono che il centrodestra è di nuovo in crescita e dunque attrattivo e che in chiave nazionale potrebbe vincere se si farà trovare unito alle elezioni, in Sicilia questo è ancor più probabile. La conseguenza immediata è proprio il ritorno a casa di tanti ex che erano man mano fuggiti da Forza Italia e satelliti. Per accoglierne tanti, se non tutti, berlusconin pensa a non riaprire le porte di Forza Italia ma a dar vita ad una sorta di partito dei figliol prodighi.

“Sul tavolo dell’ex premier – scrive questa mattina il Corriere della Sera – stilato dalla coppia che sta gestendo l’operazione – formata da Paolo Romani e Niccolò Ghedini – c’è l’elenco con i nomi di venticinque senatori pronti a stabilizzarsi nel centrodestra. Ai dieci di Federazione della Libertà, guidati da Gaetano Quagliariello, stanno per aggiungersi quattro in arrivo dal partito di Alfano (più tre, che sono incerti), quattro da Ala-Scelta civica (più un incerto), quattro dall’ Udc e tre della pattuglia di Tosi”.

Ma nel nuovo partito, quarta gamba della coalizione, non cis arà spazio poroprio per tutti. L’incognita è e resta quella di Angelino Alfano ed Ncd. una incognita non da poco per la Sicilia.

Dunque equilibrismi in corso da Arcore a Palermo con il rischio di bruciare del tutto anche quel poco che c’è. pericolo avvertito dai salviniani di Sicilia.

“Singolare mossa di Miccichè sulla candidatura a governatore della Sicilia. È chiaro che sarà lui l’ago della bilancia che farà vincere o perdere Musumeci e il centrodestra – dice Alessandro Pagano -. Su di lui graveranno le responsabilità della sconfitta o il merito della vittoria alle regionali. Noi sappiamo che la proposta autonomista di Musumeci e la sua coerenza assoluta gli fecero avere cinque anni fa più voti del cartello di partiti che lo sostennero. Stavolta, nel vuoto totale politico, andrà ancora meglio. E allora perché, come emerge da indiscrezioni di stampa, questa posizione sibillina? In Sicilia non c’è bisogno di chiedere il permesso ad Alfano, che di centro destra non ha più nulla da anni, per determinare la vittoria del centrodestra. Anzi, potrebbe accadere l’esatto contrario con conseguente successo del M5S. Faccia lui due conti, quindi. La coerenza porta voti che sia chiaro, e se si insiste su queste tesi vuol dire che c’è qualcosa che non quadra”.

“Please, il mio amico Miccichè non scherzi con i siciliani – conclude – non ci sarà più un’altra occasione”.

A Pagano risponde il deputato di ritorno Nino Minardo appena rientrato in Forza Italia “Il dovere di chi si assume l’onere di ricreare una coalizione vincente, deflagrata per vari motivi nella legislatura in corso, è quello di privilegiare le ragioni di ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Per questo lo sforzo dell’onorevole Miccichè va apprezzato e sostenuto: qui non si tratta di chiedere permessi a qualcuno, quanto piuttosto di fare in modo che un candidato forte ed autorevole come Musumeci raccolga attorno a sé tutto il consenso possibile per vincere le elezioni e porre fine a questo governo farsa che, in assenza di una seria e credibile proposta del centrodestra, potrebbe aprire le porte di Palazzo d’Orleans al populismo ed alla improvvisazione amministrativa. Rispondo quindi alle dichiarazioni dell’onorevole Alessandro Pagano dicendo che chiudere le porte ad Alfano non significa portare a termine una semplice vendetta personale, ma sacrificare una quota di elettorato che comunque ha sempre guardato con attenzione al centrodestra e che in una coalizione moderata allargata troverebbe la sua casa naturale”.

 “Per questa ragione invito tutti ad abbassare i toni ed a dedicarsi a creare, come sta facendo, e bene, Miccichè un solido consenso attorno ad un programma condiviso e ad un candidato riconosciuto da tutti serio ed autorevole come Musumeci. L’alternativa è continuare in una noiosa e sterile guerra di posizione che magari soddisferà le ansie politiche di qualcuno, ma che difficilmente si rivelerà vincente agli occhi dei siciliani, i quali, come ribadito dai più recenti sondaggi – conclude il deputato azzurro – guardano con attenzione ad un centrodestra coeso e riunificato”.

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