Anche le Regioni possono opporsi alla legge 107 del 2015, cosiddetta “della buona scuola”, e dimostrare fattivamente ascolto e vicinanza alle migliaia di docenti, studenti, genitori e personale della scuola che rifiutano questo provvedimento iniquo e discriminante. Eppure, dopo il deposito all’Assemblea Regionale Siciliana della mozione targata Movimento 5 Stelle nazionale sull’incostituzionalità della legge, il governo regionale e i diversi gruppi politici sono rimasti sordi alle pressanti richieste del M5S siciliano di calendarizzarne la discussione in Aula.

“Ci saremmo aspettati che l’Assemblea Regionale dimostrasse responsabilità per far sì che questa battaglia di democrazia e di tutela del diritto allo studio potesse essere condivisa ed appoggiata immediatamente” afferma il neo capogruppo regionale M5S Giorgio Ciaccio.
Il governo Crocetta ha perso una grande occasione per dare voce alle richieste che oramai si protraggono da mesi da tutto il mondo scolastico. L’assenza in aula di ieri dell’assessore al ramo, che di fatto non ha permesso la discussione del nostro ordine del giorno per la calendarizzazione della mozione, è stato un chiaro segnale di menefreghismo e di inadeguatezza di questo governo nei confronti di tutto il comparto scuola” rincara il deputato Cinquestelle.

La legge, a parere del M5S, presenta diversi profili di incostituzionalità che riguardano la chiamata diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti scolastici, l’alternanza scuola-lavoro, l’autonomia degli organi collegiali rispetto al dirigente scolastico.

Intervengono i parlamentari del Movimento 5 Stelle all’Ars: “Questa legge porta ad un accentramento del potere decisionale che avvilisce la partecipazione, la collaborazione e la corresponsabilità dei docenti nel progetto educativo-didattico, riducendo gli organi collegiali a semplici momenti consultivi subordinati alla volontà della dirigenza.

Il provvedimento impone poi un modello di alternanza scuola-lavoro che penalizza in modo particolare gli studenti del sud in quanto il tessuto produttivo e culturale meridionale ha strutture e strumenti inadeguati ad offrire esperienze professionali e formative valide. Inoltre, la scelta diretta dei docenti, sulla base dei curricula, colloqui e di criteri indefiniti, da parte dei dirigenti scolastici, determina il rischio del verificarsi di operazioni opache nell’assunzione dei docenti, lasciando mano libera a comportamenti illeciti, purtroppo assai frequenti nel nostro paese. Come se non bastasse, sono tanti i docenti siciliani che stanno subendo la deportazione al nord oppure l’esclusione dal mondo della scuola dopo anni di precariato e nonostante la Corte di Giustizia europea abbia riconosciuto loro il diritto alla stabilizzazione”.

Continueremo a batterci per ottenere davvero una “buona scuola” che sia fruibile per tutti e che tuteli la libertà di insegnamento ed il diritto di uguaglianza di opportunità fra tutti i cittadini” sostiene la deputata nazionale M5S e componente della commissione Cultura Maria Marzana. “Una scuola che si fondi sullo scambio di saperi ed esperienze, sulla cooperazione e l’innovazione e su una gestione del personale oggettiva e trasparente, frutto di una riforma che ascolti davvero le voci e le proposte del mondo della scuola”.

“Adesso il governo regionale smetta di indugiare, – conclude il deputato Ciaccio – e proceda all’immediato ricorso alla Corte Costituzionale: troverà non solo il nostro appoggio, ma anche quello di migliaia di cittadini”.