Rosario Crocetta voterà sì al referendum. Lo ha annunciato nelle interviste rilasciate ‘a reti unificate’ al termine di una conferenza stampa insieme all’encomio a tutti per il grande risultato raggiunto: il via libera all’accordo Stato – Regione che cristallizza le entrate siciliane (nel video).

Fin qui la cronaca degli ultimi giorni. Ma perchè all’improvviso il Presidente della Regione decide di stare veramente dalla parte di Renzi e dei renziani pur non avendo ‘domicilio’ e neanche residenza temporanea in quella casa?

I motivi sono molteplici e si tratta di chiari calcoli politici in vista delle elezioni ma anche di calcoli su uno Statuto che in tanti, in troppi non hanno capito e per questo massacrato.

L’Accordo raggiunto fra Stato e regione che avrebbe dovuto modificare lo statuto è stato, infatti, applicato usando uno stratagemma che consente di scavalcare l’iter della riforma costituzionale che era stato previsto per queste norme. In pratica lo statuto prevedeva che la Sicilia fosse autonoma nell’imposizione fiscale ma che dovesse accordarsi con lo Stato sull’applicazione di questa norma. La conferenza Stato – regione ha firmato questo accordo in applicazione dello Statuto poi ratificato da Palazzo d’Orleans a da Palazzo Chigi di fatto introducendo la ‘sudditanza fiscale’.

Visto come l’Autonomia è stata usata fino ad ora non è detto che sia un male. Di fatto si cristallizzano le entrate o meglio il sistema di calcolo dei trasferimenti da stato a Regione in maniera simile a qualsiasi altro ente locale

Il risultato è quello da sempre voluto dal governo centrale per ottenere il quale era stato mandato Alessandro Baccei a Palermo quale assessore per l’economia. Ma a prescindere da come la si pensi sulla opportunità o meno di questo accordo è anche il risultato contro io quale Crocetta si era più volte schierato.

Liti furibonde sui giornali fra Presidente ed assessore delle quali Crocetta sembra essersi improvvisamente dimenticato. Ha dimenticato di quando, esattamente un anno fa nell’ottobre del 2015, attaccava l’assessore  proprio su questi temi, ha già dimenticato le tensioni sulla legge di stabilità 2016, ha dimenticato il braccio di ferro col governo e le continue impugnative romane.

Insomma oggi si pregia si un risultato che, bello o brutto che sia comunque non è il suo. Pder i cinquestelle si tratta di una vera e propria truffa a danno dei siciliani: “Secondo quanto apprendiamo da titoli trionfalistici delle cronache siciliane, ci sarebbe l’ok di Palazzo Chigi che riconoscerebbe alla Sicilia un miliardo di euro l’anno per tre anni – scrivono i deputati pentastellati -. Nemmeno Totò Truffa sarebbe stato capace di far passare una sconfitta per una vittoria ed un furto in una donazione”.

“Sembrerebbe – spiegano i deputati – che siamo dinanzi ad un accordo prima sottoscritto il 20 giugno 2016 con Crocetta, poi inserito in un decreto legge che poi ovviamente è stato convertito in legge dello Stato, affinché, su quasi 24 miliardi di euro sborsati in tre anni, dallo Stato ne venga restituito ai siciliani appena un ottavo. Mentre gli altri resteranno ben custoditi nelle tasche dello Stato”. Crocetta – sottolineano i deputati M5S – decanta l’accordo con Renzi come una vittoria ma la sua politica è perdente e con lui perde tutta la Sicilia esultando per la ratifica da parte di Roma, tramite decreto, dei termini dell’accordo sottoscritto a Giugno. In realtà ad esultare è Renzi, dato che adesso potrà redigere una manovra finanziaria senza dover tenere conto delle somme che avrebbe dovuto riconoscere alla Sicilia, qualora un governo regionale degno di questo nome le avesse richieste. L’operazione svolta serve infatti solo a pareggiare un bilancio asfittico della regione, tenuto in deficit dai mancati riconoscimenti in materia tributaria da parte dello Stato, somme enormemente superiori al miliardo e mezzo circa riconosciuti in questo accordo/truffa. Mentre Crocetta esulta, i siciliani piangono. Prima di abbandonarci ai facili entusiasmi e ai vuoti proclami cui Crocetta ci ha abituati – concludono i 14 dall’Ars – sarebbe benne conoscere i dettagli dell’accordo. Il governo porti le carte in Parlamento”.

Ma Crocetta sembra pronto a scambiare questa sua rinnovata vena renziana con un accordo ‘con i fiocchi’. fin dalla visita di Renzi in Sicilia di due settimane fa il governatore ‘assedia’ il presidente del Consiglio. Vuole parlargli da solo, senza la mediazione di nessuno perché è convinto di ottenere da Renzi l’appoggio per la sua ricandidatura.

Così vota sì’, plaude agli accordi, pontifica sui fondi del Patto per la Sicilia e cerca consenso di marca renziana. E se proprio non una ricandidatura alla Regione almeno una uscita di scena ‘risarcita’ con un ministero nel 2018.

Un ministero? si chiedono da Roma. Non se ne parla neppure. Al massimo una candidatura alla camera e poi ci si conta nelle urne. Ma lui, Crocetta, vuole trattare direttamente col capo soprattutto dopo che è emersa la storia di Giusy Nicolini candidata governatore, un altro candidato dal profilo simile proprio al suo. Queste le scene che offre la politica di oggi.