Le parole del governatore Lombardo
“Mi dimetto per garantire lo svolgimento delle elezioni”
Raffaele Lombardo ha il volto tirato ma comincia con una battuta: “L’avete vista la lettera di Monti, no?”. Quindi dà il via ad una conferenza stampa dai toni accesissimi: “Come voi sapete ho ricevuto questa lettera dal premier. Poi ci siamo sentiti al telefono, verso le 18.30 di ieri, e abbiamo concordato che ci incontreremo il 24 luglio alle 12 a Palazzo Chigi. Nel frattempo, sto scrivendo una lettera al premier nella quale farò valere alcune considerazioni che chiariscono la massa enorme di equivoci generata dalle dichiarazioni di uomini politici e non solo. Chiederò di poter riferire quello che è successo in questi 4 anni, in consiglio dei ministri. Come sapete c’è un articolo dello Statuto siciliano che consente al governatore di partecipare alle seduta del consiglio dei ministri quando si parli di questioni legate alla Sicilia e mi pare quanto mai opportuno”.
Quindi il governatore aumenta il tono della sua discussione: “Il premier parla di segnalazioni rivoltegli a proposito di criticità del bilancio della Regione. Gli chiederò si sapere se sono segnalazioni politiche, mediatiche o indiscrezioni che vengono da organi istituzionali. Per quanto riguarda il punto più strano della lettera, quello sulla mia scelta politica di dimettermi di cui si sono lette interpretazioni volutamente sbagliate, confermerò a Monti che mi dimetto: non intendo prestare il fianco a partiti politici, e non solo a personalità politiche, che spingono perché non si celebrino le elezioni regionali fuori turno rispetto a quelle nazionali“.
Il motivo per il governatore siciliano che non solo ha confermato le dimissioni ma che ha accennato alla possibilità che le dimissioni possano, a seconda degli sviluppi della vicenda, materializzarsi già “nella mattinata del 24″, è chiaro: “Non è vero che vogliano le mie dimissioni; partiti e politici vari vogliono solo rinviare le elezioni perché la Sicilia si sottoponga al mercato elettorale. Perché si contrabbandi la candidatura alla presidenza di questa sporca regione in cambio di un ministero”. E contro questi calcoli politici, Lombardo puntualizza: “Per essere chiari: è come se mi fossi dimesso ieri. E lì ci sono gli articoli dello Statuto siciliano che è Costituzione che non può essere violata. Nessuno si illuda che si possa violentare la Sicilia“.
Quindi Lombardo si rivolge direttamente, sollecitato dai giornalisti, all’Udc che lo scorso fine settimana da Enna ha proposto il commissariamento della Regione siciliana: “L’Udc è il partito che ha coperto, che ha saputo e che è stato pienamente coinvolto in sette anni di governo Cuffaro, quando, invece, si vuole fare ricadere tutte le colpe esclusivamente sul mio predecessore. Non vede l’ora, l’Udc di riacquistare il potere con cui ha gestito la Regione siciliana. E su questo se il presidente Casini, perché io non mi confronto con i ragazzini – facendo riferimento evidentemente al segretario regionale dello scudocrociato, Gianpiero D’Alia, – se è disposto io mi confronto con lui, in una piazza di Bologna o di Palermo. Ovunque voglia e sarò puntuale e dettagliato a raccontare gli interessi dell’Udc”. Quindi Lombardo entra anche nel merito dell’accordo elettorale fra Pd e Udc: “C’è un accordo romano sulla mia testa che mira contemporaneamente a frenare la candidatura di Crocetta che non sono in grado di bloccare”.
Il governatore Lombardo è un fiume in piena anche sui temi economici: “E’ falsa la notizia che la Regione sia al default – continua visibilmente agitato – il bilancio della Regione è di circa 27 miliardi; abbiamo un debito di circa 5,5 miliardi, un Pil di 80 miliardi di euro. Se vogliamo fare un confronto circa la tenuta della finanza regionale rispetto a quella dello Stato, sappiate che il Pil dello Stato è di 1600 miliardi mentre il debito è di 2000 miliardi di euro, tetto massimo mai raggiunto finora. Se avessimo una condizione di difficoltà pari a quella dello Stato, dovremmo avere un debito di 96 miliardi, il 120% del nostro Pil”.
Stuzzicato a commentare gli interventi del vicepresidente di Confindustria, Ivan Lo Bello che al Corriere della Sera ha denunciato il rischio che la Sicilia sia la Grecia d’Italia, Lombardo attacca duro: “L’ho visto giusto un paio di volte quando ha perorato la causa di aziende del settore eolico che sono risultate in mano alla mafia, che distruggono il paesaggio e che non producono occupazione”.
Quindi ancora sui temi economici, il governatore siciliano esamina la condizione di altre regioni: “Come sapete le agenzie di rating classificano l’economia della Sicilia come BAA2. Come noi vengono classificati il comune di Milano, quello di Siena, Venezia, la regione Basilicata, Liguria, Umbria e Veneto. Un passo indietro, col rating BAA3, ci sono il Piemonte, il Lazio, la Campania e il Molise. Le valutazioni del rating ci pongono sullo stesso piano del Veneto. Non si capisce quindi perché noi veniamo considerati a rischio default. A Borghezio poi – dice rivolto all’ex collega europarlamentare della Lega – auguro che riesca nel tanto declamato obiettivo della secessione. In questo modo la Sicilia riuscirebbe a evitare l’esborso di 10 miliardi di euro che lo Stato si becca per la raffinazione della benzina. Potremmo, come fa Malta, produrre 3 eurodeputati e un commissario europeo e soprattutto potremmo dare la stura a un boom economico che non possiamo garantirci per questi esborsi allo Stato”.
E poi Lombardo rimarca la posizione più volte espressa in queste ore: “Se ci sono problemi economici e criticità – ammette – il nostro più grosso creditore è lo Stato che ci deve 1 miliardo di euro”. Quindi l’attacco ai giornali che in questi giorni hanno parlato di fallimento della Regione siciliana: “Rispetto a questa storia, ci tuteleremo in sede penale e civile contro quei giornali – Libero e il Giornale – che hanno scritto “Fallimento della Regione”. Una dichiarazione che ci comporterà un evidente danno sul mercato. Noi la faremo pagare cara a chi scientificamente ci ha diffamato, creando un clima che ha provocato l’invio della lettera di Monti”. Poi, come aveva già fatto altre volte, il governatore siciliano ha difeso la scelta del suo governo in tema di occupazione: “Il mio è stato l’unico governo a fare una legge per il blocco delle assunzioni. I precari sono passati da 30 mila a 22 mila. E poi cosa dovrei fare? Se lorsignori da Roma o qualche pseudoindustriale pretende che io licenzi questi dipendenti, vadano al diavolo. Non lo farò e non lo farei se fossi presidente nella prossima legislatura” dice sibillino Lombardo lasciando presagire un cambio di strategia politica.
Sul premier, infine, Lombardo ha usato toni più pacati: “Non credo che il premier si sia fatto condizionare dalle interviste sui giornali, ma ha parlato di segnalazioni istituzionali. Ed è legittimo che abbia chiesto chiarimento. Che intendo dare a lui direttamente a tutto il consiglio dei ministri”. Dopo la conferenza stampa, inoltre, Lombardo ammette: “Disponibili ad un piano di rientro concordato con lo Stato? Siamo stati noi un mese fa, io, l’assessore Armao e il ragioniere Biagio Bossone a chiedere al viceministro Grilli, oggi indicato ministro dell’Economia, di concordare un piano di rientro”.



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