Qualcosa non torna nei conti della Città di Palermo. Il bilancio risanato di cui va tanto fiero il sindaco Leoluca Orlando, tanto risanato non sembra che sia. Almeno a giudicare dai rilievi della Corte dei Conti che ha assegnato un termine al comune per fornire chiarimenti: 10 marzo.

Esiste “un rilevante fattore di incognita per la tenuta degli equilibri di bilancio, anche futuri, dell’ente” scrive la Corte dei Conti nei suoi rilievi. Il tema è la battaglia di numeri con le società Partecipate che incidono notevolmente nei conti del Comune. Un bilancio che vale, complessivamente, due miliardi e mezzo di euro, per la quinta città d’Italia che sfiora una popolazione residente ufficiale di 700 mila persone ma serve un bacino superiore al milione di abitanti.

Una tegola che si abbatte sul sindaco Orlando proprio mentre apre la sua campagna elettorale per la riconferma

Ad accorgersi che non tutto torna nei conti del Comune ‘risanato’ questa mattina è il Sole24ore che riporta parte delle osservazioni della Corte dei Conti e torna a far piombare nel caos la situazione del capoluogo di regione che sembrava uno dei pochi comuni uscito dall’impasse dei debiti. sembrava, infatti, avesse risanato i propri conti e non rischiasse il default come invece è chiaro per tanti altri comuni a cominciare da Catania.

Il nodo del contendere, secondo la più importante testata economica italiana, è il fallimento della Gesip, la società partecipata del Comune  che dava lavoro a oltre un migliaio di operai e si occupava di vari servizi.

Ma la situazione Gesip è diversa rispetto a quella dell’Amia, altra partecipata, e il curatore fallimentare, dopo la decisione del tribunale di dichiarare l’azienda fallita, ha presentato al comune un conto da oltre 86 milioni di euro che il Comune contesta e rimanda al mittente, racconta sempre il quotidiano.

Ma la Corte dei Conti non condivide questa impostazione e intravede il rischio concreto che quel conto, salato, il Comune debba, invece pagarlo. Così ha imposto una serie di vincoli, lacci e lacciuoli. Palermo ha fatto un ampio lavoro di risanamento, questo va detto, ma secondo la corte non basta e il rischio di default resta dietro l’angolo.

Al conto di Gesip si aggiungono parte dei debiti di Amia che non si è riusciti a chiudere con il fallimento e un lungo elenco di contenziosi con le partecipate. Debiti che si sommano a quelli frutto della ripulitura dei conti per effetto della nuova contabilità pubblica entrata in vigore e che impone di fare i bilanci quasi come una società privata, con un rapporto diretto fra entrate e uscite, che rende difficili gli artifici contabili degli anni passati e i debiti fuori bilancio. Questa ripulitura è costata a Palermo altri 396 milioni di euro che deve pagare in 30 anni.

In questi conti non ci sono i debiti Amat del 2016 che però verranno presto al pettine. A sollevare la questione davanti alla Corte dei Conti sono stati i revisori dei Conti del Comune che non hanno firmato quei bilanci ed hanno rilevato le criticità: insufficiente lotta all’evasione delle tasse locali con un recupero degli evasori che non raggiunge il 18%; multe pagate solo per la metà (o poco più: 57%) rispetto a quelle elevate e tanto altro.

La Corte dei Conti, così, ha imposto una ulteriore stretta ed entro il 10 marzo aspetta risposte concreti e dati oggettivi. Se non dovessero arrivare o non fossero soddisfacenti il rischio è lo stop a tutti i programmi di spesa proprio sotto elezioni. Una specie di commissariamento preventivo che prelude ad altri interventi che potrebbero essere proposti e richiesti alla Regione o al Ministero vigilante.

Dal Comune gettano acqua sul fuoco: tanto è stato fatto e tanto ancora si sta facendo e ricordano che la situazione di cinque anni fa era disastrosa. Ma il rischio del blocco della spesa esiste e c’è solo un mese per scongiurarlo.

E’, invece, tranciante il sindaco Leoluca Orlando secondo il quale il Sole 24ore sta dando i numeri confondendo Amia con Gesip e avanzo con disavanzo. “Spiace notare – dice Orlando – che una testata solitamente affidabile e attenta ai numeri, questa volta ha proprio dato i numeri, che non meritano alcun commento. Per capire l’accuratezza dell’articolo pubblicato oggi da “Il sole 24 ore” basta citare la confusione fra Amia e Gesip e l’affermazione secondo cui vi sarebbe un deficit a seguito del riaccertamento di debiti e crediti, che ha invece certificato un avanzo”.

“La verità del Comune e delle partecipate – continua – è che dai 55 milioni di passivi e 3 società dichiarate fallite con sentenza si è passati a società tutte in utile, tranne una, ed un risanamento progressivo e continuo. Soprattutto si è passati dalla inesistenza dei servizi a società che rispondono sempre più alle esigenze della città e dei cittadini”.
Poi calca la mano il sindaco candidato “Nessun ulteriore commento per rispetto della importanza della testata che avrebbe dovuto e potuto riscontrare le positività raggiunte dal Comune di Palermo dal 2012 e ciò dopo anni di default e nonostante enormi tagli dei trasferimenti statali e regionali di questi ultimi anni”.