Ancora deve insediarsi e già il consiglio comunale di Palermo è alle prese con la prima polemica tutta interna alla maggioranza. Sabato scorso, nel corso di una riunione fra i vertici dell’Idv e i 30 consiglieri comunali eletti nel partito di Di Pietro, l’indicazione del presidente del consiglio Totò Orlando che oggi sarà ratificata dall’assemblea elettiva. Oltre al nome di Orlando, l’Idv ha indicato anche quello della vicepresidente Nadia Spallitta mentre Aurelio Scavone sarà capogruppo e Alberto Mangano presidente della commissione urbanistica. Proprio quest’ultimo, consigliere di lungo corso, proveniente dall’area del Pd, già vicino a Rita Borsellino, eletto in questa tornata elettorale nelle fila di Idv, ha postato su Facebook un lungo sfogo. Oggetto la presidenza del consiglio comunale che evidentemente Mangano riteneva “nelle sue corde”: “In queste ore molti amici, e anche solo conoscenti, mi hanno chiesto come mai non sono stato indicato quale candidato alla presidenza del consiglio comunale. E di rimando se fossi rimasto deluso da una scelta diversa. A questi amici ho risposto con franchezza che si, mi è rimasta un pò di delusione. Non faccio politica da qualche mese ma da quando avevo 18 anni (ben 44 anni fa!) ma credo di averla fatta sempre come se fosse il primo giorno e di non essermi mai adeguato alle logiche tipiche della politica “politicante”: opportunismo, cinismo, carrierismo”.

Quindi Mangano esplicita il suo dissapore con parole che fanno pensare quantomeno ad una “corrente” interna all’Italia dei Valori: “Purtroppo in questa mia lunga esperienza non è la prima volta che rimango deluso (…) Ma questa volta non è stata tanto la scelta diversa dalle mie aspettative quanto il modo. Non essendo un giovane alle prime armi e neanche un “pasdaran” con il quale è difficile ragionare, mi sarei aspettato quanto meno la richiesta di un’opinione preventiva sulla proposta, e dopo, un ringraziamento per non avere “imputtanato” la situazione. Ma questo attiene innanzi tutto l’educazione che in politica è merce rara. Speriamo che in una NUOVA POLITICA (testuale) ci sia più spazio alle buone maniere, quelle vere”.

Da qui l’accusa ai vertici del partito: “Il vero punto di dissenso che mi ha prodotto questo senso di delusione è stato che la proposta fatta non avesse margini di discussione della serie: Prendere o lasciare. Avrei preferito, per il mio modo di intendere il fare politica, che ogni proposta venisse sottoposta ad un voto da parte del gruppo dei consiglieri i quali avrebbero dovuto assumersi la responsabilità della scelta. D’altro canto non oso pensare che questi consiglieri non siano in grado di farlo, altrimenti come pensiamo possano amministrare una collettivita? Quindi la sensazione che la politica “politicante” abbia avuto il sopravvento devo confessare che ce l’ho”. Quindi l’annuncio della sua prossima missione a Sala delle Lapidi: “Bisogna guardare avanti ma nello stesso tempo occorre vigilare che ciò che è accaduto ieri non si ripeta e che se NUOVA POLITICA deve essere questa deve trovare nei cittadini sentinelle di democrazia e in chi è stato incaricato di rappresentarli, persone libere da condizionamenti e interessi di parte”.