“Non si può giungere alla dichiarazione della regolarità del conto del bilancio per l’esercizio finanziario 2016”. Sono state queste poche parole del Procuratore generale della Corte dei Conti Maurizio Graffeo a gettare nel panico l’amministrazione regionale siciliana. Per la prima volta in 70 anni di bilanci la Corte potrebbe non pareggiare il rendiconto generale 2016. Le conseguenze sono imprevedibili ma comunque sarebbero catastrofiche (gli scenari possibili).

La prima reazione di Crocetta e compagni, ieri a caldo, è stata veemente ma adesso, a mente fredda, si avvertono tutti i rischi che questa condizioni può causare a prescindere dalle dichiarazioni ed alla propaganda.

Per le opposizioni si tratta della certificazione del fallimento di Crocetta e di tutte le politiche economiche così ampiamente sbandierate ma l’attenzione deve necessariamente, adesso,m spostarsi sul da fare per evitare questa catastrofe.

Il governatore non sembra, però, avere grande fretta anche se oggi, nonostante si tratti di un sabato, gli uffici dell’assessorato regionale all’economia sono parzialmente e insolitamente aperti. Ci sono solo dieci giorni per presentare ben cinque memorie difensive che spieghino alla Corte i motivi per cui, magari con raccomandazioni e limitazioni, dovrebbe pareggiare il bilancio e dichiarare regolare il rendiconto generale 2016.

Per martedì Crocetta ha convocato la giunta e in quella sede l’assessore all’economia Alessandro Baccei porterà le prime idee di risposta,. Ma in quella sede Crocetta vuole anche nominare il nuovo Ragioniere generale della Regione. Certo una posizione scomoda. Insediarsi in questo momento e avere cinque o sei giorni per evitare il fallimento della Sicilia non è cosa che capita a chiunque e tutti i giorni.

Ma più che sul nuovo Ragioniere generale il governatore conta sull’autonomia e sulla prudenza del Presidente della Corte Maurizio Graffeo. Un magistrato integerrimo ma con un metro di giudizio tale da averlo indotto, insieme alla corte che presiede, a respingere subito le cinque richieste più ‘pesanti’ avanzate dal procuratore generale. A dare speranza sulla parifica dei Conti è, infatti, il dispositivo del rinvio al 19 luglio pronunciato ieri da Graffeo.

Insomma il presidente non sembra orientato a bocciare il consuntivo della Regione e getta acqua sul fuoco. lo fa parlando con i giornalisti dopo la mattina di caos e lo aveva già fatto proprio con quel dispositivo. naturalmente nulla che annunci una decisione ancora da venire, ma comunque acqua gettata sul fuoco.

“La Corte rigetta le richieste del procuratore una, due e tre inquanto non sono rilevanti ai fini del giudizio. Vanno rigettata anche i punti 4 e 5 perché non influiscono sulla composizione del risultato di amministrazione al 31.12.2016 oggetto del presente giudizio” ha detto ieri mattina Graffeo.

Ma non si poteva certo far passare in silenzio la bomba sganciata da Zingale e dunque rinvio del giudizio e richiesta di chiarimenti “Ritenuto di dovere instaurare il contraddittorio con la Regione Siciliana in ordine alle voci riferite alla parte accantonata: uno omesso accantonamento residui perenti al 31.12.2016, omesso accantonamento fondo perdite società partecipate, omesso accantonamento fondo contenzioso, altri accantonamenti mancata valorizzazione fondo passività potenziali relative ai contratti derivati considerato che a tal fine il presente giudizio va sospeso assegna alle parti il termine del 10 luglio del 2017 per il deposito di memorie e rinvia l’udienza al giorno 19 luglio 2017 nella sede della Corte dei Conti in via Notarbartolo”.

La relazione del procuratore generale, quale che sia la decisione finale, ha comunque tolto il coperchio ad una serie di vicende che vanno dalle Partecipate alla gestione di alcuni ospedali passando per l’apertura di una inchiesta sull’assegnazione delle aree demaniali per spiagge e lidi 

Dunque il default della Sicilia non è ancora un fatto accaduto ne deciso. i rischi ci sono ma forse sono meno di quel che sembrino. Ferma restando l’onta della prima richiesta di non parificare il rendiconto generale mai avanzata nei confronti della Sicilia in settanta anni.

Certo, l’udienza del 19 luglio pesa come una scure. E Crocetta, oggi, riflettendoci, appare meno diplomatico di ieri. Anzi, fa delle accuse precise. “Le riserve del Pm della Corte dei Conti fanno riferimento alla finanza derivata ed alle partecipate. La cosa interessante è che il nostro governo non ha prodotto finanza derivata, anzi l’ha vietata, ne’ ha prodotto passività nelle partecipate”.

E ancora: “Agli esponenti del centro destra che ci attaccano e chiedono le nostre dimissioni, replico che la finanza derivata e i deficit delle partecipate li hanno prodotti i loro governi e, pertanto, dovrebbero chiedere scusa al popolo siciliano”.