Lo scontro sui cuffariani nel Pd non accenna a placarsi e rischia di fare vittime illustri in un partito, quello siciliano, che continua a dimostrarsi diverso dal Pd renziano del resto d’Italia.

L’affondo di ieri del sottosegretario Davide Faraone non solo non è bastato ma, al contrario, ha alzato la posta in palio in uno scontro nato da dichiarazioni esterne ma usato per avviare le resa dei conti dalla quale potrebbe uscire il nome 8 o forse i nomi) della prossima guida reale del Pd siciliano

Così dopo lo scontro fra l’assessore nonché capocorrente Antonello Cracolici e il presidente del partito Giuseppe Bruno, va in scena lo scontro fra i segretari, in particolare il regionale Fausto Raciti che ha stoppato il tesseramento e convocato per lunedì i garanti del partito, ed il segretario palermitano, il renziano

“’Chi siete? Che cosa portate? Ma quanti siete? Un fiorino!’. Il doganiere del film “Non ci resta che piangere”, scritto, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi, è la metafora perfetta del dirigente di partito vecchio stile”.

Usa il sarcasmo, dunque, il segretario del Pd di Palermo Carmelo Miceli. Lo fa sparando a zero sul segretario regionale Fausto Raciti e sulla sua scelta di campo.

“Lunedì sono convocati i garanti del Pd siciliano. Compito assegnato: scova il “Cuffariano” tra gli iscritti Democratici. Nessuna indicazione, ancora, sulle modalità da utilizzare per la selezione – scrive Miceli sul suo profilo facebook postando una scena tratta dal film di Benigni e Troisi-. Il comitato centrale è al lavoro per trovare il metodo più efficace e rumors fanno pensare che, probabilmente, il Segretario ordinerà di puntare al rinvenimento di tracce di ricotta o di crosta del famoso cannolo siciliano”.

E il sarcasmo del segretario è impietoso “Una volta scovati, gli iscritti verranno espulsi dagli elenchi, previo giuramento di non votare mai Partito Democratico e di dire che Renzi non è un buon presidente del consiglio.
Naturalmente, chiuso il minuzioso e attento setacciamento tra i tesserati, si passerà a quello ben più complesso tra gli elettori. Come si è capito, la caccia al “Cuffariano” è partita ed ha già prodotto i suoi i risultati.
Beccati, infatti, i pentiti della prima ora (tra questi uno prestigioso: trattasi di Giuseppe Bruno, attuale presidente del PD Sicilia, che – a dire il vero – si era mimetizzato benissimo e per non farsi beccare aveva strategicamente scelto di aderire ai Democratici di Sinistra), adesso si punta a scovare quelli della seconda e della terza ora. Cuffariani, Raciti vi ha avvistato. Non avrete scampo!”.

Ma su Raciti avevano puntato fino a qualche tempo fa anche i renziani. Cosa è successo allora, dopo quella scelta e dopo che proprio Raciti è stato protagonista di una stagione di adesioni, una vera e propria campagna acquisti?

“Noi avevamo creduto in un ‘giovane turco’ che penavamo potesse fare da ‘cuscinetto’ fra le anime del partito e si aprisse al nuovo. Per un periodo è stato anche così. ma quando salta sulla sedia per una affermazione di un uomo che è stato lontano dalla politica per quasi sei anni e dice di volerci restare, mi chiedo cosa sia successo. Questo non è uno scontro fra segretari – dice Miceli a BlogSicilia – è uno scontro fra due modi di vedere il partito”.

Miceli quello che appare a chi guarda dall’esterno, però, è un Pd siciliano che è cosa diversa e avulsa dal pd nazionale?

“Purtroppo è così. Viviamo in un partito nel quale ci continuiamo a confrontare con persone che non riescono ad accettare regole condivise. Non si può ricordarsi delle regole quando si pensa di poterle usare a proprio piacimento. le regole sono uguali per tutti. invece ci sono gli uomini che da sempre sono nel partito che oggi vogliono giocare con le loro regole  e non con quelle di tutti. quelle regole che li hanno sempre relegati in un’area perdente. oggi siamo al 41% ed è un preciso obbligo portare nel partito una rappresentanza pari a quella elettorale. Nonsi può fare come da bambini e sostenere ‘il pallone è mio e le regole le faccio io’, ci sono le regole e c’è un arbitro. Qualcuno preferisce ‘arroccare’ la palla piuttosto che giocare”.

Dunque i cuffariani sono i benvenuti? 

“Le regole di adesione sono chiare. Chi vuole stare nel partito non può cambiarlo. Aderisce al Pd e si impegna a stare nelle regole del Pd. Chi viene da un’altra esperienza politica non può essere escluso a priori. se siamo stati capaci di attrarre chi fa politica vera e onesta e portarlo sulle nostre idee e posizioni siamo stati bravi, cresciamo. Non parlo di cuffarismo ma di donne e uomini impegnati in modo onesto in politica”.

Ma il tesseramento, intanto, è congelato

“Qualcuno mi deve spiegare cosa vuol dire congelare il tesseramento. Se si tratta della verifica questa si fa sempre ed è una procedura ordinaria. ma poi diciamocelo in maniera chiara. Ci sono sezioni nelle quali il tesseramento continua ad essere una cosa per pochi eletti, dove le tessere, storicamente, sono poche ma i partecipanti alle primarie 4 o 5 volte di più. Questo perché si sono tenuti stretti il tesseramento riservandoli a pochi eletti che in questo modo impediscono il libero confronto democratico”.

Questa è una cosa che dicono in tanti nuovi entrati in giro per la Sicilia. Che il tesseramento è stato fatto in modo carbonaro

“Io le posso parlare della nostra esperienza a Palermo. Ci sono sezioni dove siamo dovuti intervenire come segretaria provincia in maniera diretta presidiando le sezioni per pretendere l’apertura dei siti e garantire il tesseramento a tutti i richiedenti. Mi viene facile immaginare che possa essere successo in diverse altre province e sezioni. Il pd non può essere più questo”.