Chieste per la revisione le bobine delle intercettazioni

Cuffaro, ricorso a Cedu dopo "l'accanimento" dei Pm

cuffaro

29 ottobre 2011 -  Se i Pm di Palermo non avessero annunciato appello avverso la decisione del Gup Vittorio Anania di dichiarare il ne bis in idem, nel processo in cui è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, la strada intrapresa da Salvatore Cuffaro per cercare di dimostrare la propria innocenza sarebbe stata diversa.

Quel ricorso dei Pm, però, è stato colto da Cuffaro come una sorta di ‘persecuzione’ nei suoi confronti. E’ quanto si apprende in ambienti vicini all’ex presidente della Regione Siciliana in carcere a Rebibbia per scontare la condanna, definitiva, a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto investigativo.

Cuffaro come anticipato da ‘ilSud’ ha presentato un ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo lamentando, sostanzialmente, una supposta iniquità nello svolgimento del processo sotto tanti punti di vista.


Nel ricorso, che contiene sei o 7 punti di lagnanza, oltre a contestare la perizia fonica, il difensore di Cuffaro, l’avvocato Manlio Morcella, lamenta anche altro: allo stato non meglio definito. E comunque di ben più rilevante.

Da quel che si apprende, però, sarebbero pronte varie azioni giudiziarie per supportare anche la richiesta di revisione del processo alla Corte d’appello di Caltanissetta. Per quest’ultimo atto la difesa di Cuffaro attende ancora la consegna della bobine di tutte le intercettazioni effettuate nell’ambito dell’inchiesta ‘talpe alla dda di Palermo’, che dovrebbero essere sottoposte ad una superperizia di parte.

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