Tra le principali voci attive del “bilancio mafioso” permangono tuttora anche gli introiti provenienti dal narcotraffico. Anche le più recenti operazioni di polizia hanno confermato la rotta della droga tra la Campania”’ e la città di Palermo, bacino di approvvigionamento degli stupefacenti per l’intera Sicilia

Tale remunerativo traffico viene gestito sia direttamente da sodali che da personaggi contigui all’organizzazione mafiosa, mentre extracomunitari di nazionalità africana partecipano soprattutto all’attività di spaccio, nei quartieri palermitani più popolari.

Il controllo delle piazze di spaccio del capoluogo sembrerebbe peraltro alla base dei due tentati omicidi avvenuti nel quartiere dello Zen di Palermo ai danni di altrettanti soggetti (uno dei quali di origini tunisine), entrambi con specifici pregiudizi di polizia.

Considerati i lauti guadagni, di sicuro interesse per la criminalità organizzata, è altrettanto diffuso il fenomeno della coltivazione di cannabis indica, agevolata da un clima particolarmente caldo-umido.

Come emerso da riscontri investigativi e dai provvedimenti ablativi che hanno colpito attività imprenditoriali, cosa nostra continua a manifestare una spiccata propensione ad inserirsi nel settore delle opere pubbliche, facendo ricorso a società di comodo o ricercando e coltivando un rapporto diretto con imprenditori compiacenti o assoggettati.

Permangono, infatti, imposizioni di sub-appalti e forniture, assunzioni di favore e la ed. messa a posto dell’imprenditore. Anche l’ingerenza nel settore agro-silvo-pastorale, costituisce storicamente per cosa nostra un importante centro di interessi criminali.

Secondo recenti esiti investigativi si celerebbe quasi sempre la criminalità organizzata dietro la distruzione di interi campi di coltivazione, l’imposizione di mezzi di trasporto, la macellazione clandestina e le estorsioni ai danni di imprenditori agricoli.

Inoltre, si sono evidenziati interessi nella falsificazione di etichettature, imposizioni sulle forniture delle cassette per imballaggio e anomale lievitazioni dei prezzi di vendita, attribuibili a intermediazioni fittizie svolte da commissionari direttamente nelle fasi dello stoccaggio e della distribuzione.

In ogni caso ed in termini più generali, la perdurante crisi economica congiunturale sembrerebbe non aver risparmiato anche cosa nostra, la quale, per sopperire ad una crisi di liquidità, si sarebbe dedicata, con un livellamento verso il basso della specializzazione criminale, ad attività illegali un tempo prerogativa della delinquenza comune e che, tuttavia, consentono di “fare cassa” rapidamente.

A dimostrazione dell’assunto, vale la pena di richiamare l’indagine di polizia condotta su un’associazione a delinquere specializzata nel furto di autovetture (circa 100 al mese) e finalizzata alla ricettazione o all’estorsione, col metodo del “cavallo di ritorno”.

L’associazione era composta da elementi organici alla famiglia di Santa Maria di Gesù. Un’altra operazione, invece, ha riguardato una banda di rapinatori orbitanti negli ambienti mafiosi della famiglia di Porta Nuova.

Anche il settore dei prestiti ad usura risulta gestito dalla criminalità organizzata, rappresentando uno dei maggiori canali di finanziamento illecito e ponendosi spesso in stretta connessione con il fenomeno estorsivo.

Come peraltro segnalato anche dalle rappresentanze di categoria e dagli operatori commerciali, l’usura – in un’area interessata da profondi processi di ristrutturazione economica e sociale – risulta diffusa in modo capillare, coinvolgendo diversi ceti sociali ed ampi strati della popolazione.

In ordine alla presenza sul territorio della provincia di organizzazioni criminali straniere, si richiama la citata operazione “Black Axe”, che ha fatto emergere le attività illecite di una vasta organizzazione mafiosa transazionale, dedita all’immigrazione clandestina di cittadini africani, alla gestione della prostituzione e del traffico di sostanze stupefacenti.

Si tratta della cellula italiana della nota organizzazione criminale africana Black Axe Confraternity – opposta alla gang degli Eiye – con base in Nigeria e il cui capo zona (headzone) poteva contare su un’articolazione operativa a Palermo, nel popolare quartiere di Ballarò.

Da rilevare come cosa nostra sembrerebbe aver scelto una strategia non interventista nelle questioni interne agli africani, limitandosi, verosimilmente, ad imporre la propria “protezione” ai traffici illeciti da questi gestiti, ovvero delegando loro porzioni di attività illegali secondarie – più rischiose e scoperte – quali, come già accennato, lo smercio al minuto di sostanze stupefacenti.

Non a caso, dall’analisi delle vicende delittuose che hanno coinvolto stranieri emerge come, allo stato, il ricorso di cosa nostra ad altre organizzazioni sia limitato ad una collaborazione destinata ad attività criminali circoscritte e sempre con ruoli di basso profilo.

Le famiglie mafiose manterrebbero, infatti, il controllo delle attività economiche che si svolgono nelle zone di rispettiva competenza, tollerando la presenza di gruppi organizzati stranieri soltanto in ruoli marginali di cooperazione o di subordinazione.

Con riferimento alle attività ablative effettuate dalle Forze di polizia nei confronti di patrimoni mafiosi, nel periodo in trattazione si segnala il sequestro di due aziende operanti nella commercializzazione di prodotti surgelati, effettuato nell’ambito della citata operazione “Scacco Matto”.