
18 maggio 2011 - La modifica dell’articolo 36 dello Statuto siciliano è la campagna che si è intestata il deputato regionale di Forza del Sud Michele Cimino. Che oggi si dice ‘basito’ per la ‘scarsa attenzione’ mostrata da colleghi e governo verso l’appuntamento di oggi in Commissione Affari istituzionali, dove si doveva discutere la proposta che “permetterebbe di ammodernare il nostro Statuto per rendere veramente autonoma la nostra Regione”.
A BlogSicilia, che lo ha intervista, Cimino non nasconde il disappunto: “Su un tema così importante – dice – per le entrate della nostra Regione, appare strano che i nostri politici, da sempre portati a criticare le iniziative della Lega, non sappiano poi emularne i comportamenti più sani. I leghisti, infatti, quando si tratta di temi che riguardano il Nord, riescono a fare ‘sistema’. Qui, invece, c’è un ddl semplice, snello, che potrebbe garantire grandi vantaggi alla Sicilia per ciò che riguarda le entrate tributarie, quantificabili in almeno 8 miliardi, ma viene trattato con grande superficialità, quasi con supponenza, da chi, comunque, del federalismo fiscale ha fatto una battaglia”.
“Francamente – prosegue il deputato di Forza del Sud – mi pare che non interessi a nessuno procurare vantaggi all’Isola. Salvo poi fare proclami”.
E su cosa si aspetta per il 31 maggio, giorno in cui la Commissione tornerà a riunirsi su richiesta del presidente Vinciullo per esaminare il ddl, Cimino è lapidario: “Unità di intenti fra maggioranza e opposizione”.
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A pochi giorni dalle amministrative in Sicilia, dopo che per 3 anni hanno dormito e sono stati del tutto asserviti al dominio del governo leghista, il partito degli ascari, Forza del Sud, si sveglia e tira fuori dal cassetto niente di meno che la modifica costituzionale dell’art.36 dello Statuto. Va letta come una presa in giro per i siciliani, l’ennesima, perchè questi signori sanno benissimo che poi a Roma questa maggioranza non voterà mai il provvedimento. Se Forza del Sud fosse stata davvero al servizio dei siciliani, anzichè stare sempre a braccetto con Berlusconi, avrebbe minacciato la crisi di governo sui fondi FAS, sui progetti che le Ferrovie volutamente non producono per le infrastrutture in Sicilia, insomma avrebbe creato casino. E’ il solito vergogognoso opportunismo dei rappresentanti berlusconiani in Sicilia, il peggio che possa esserci
Ha Parlato Seneca. sabagliando praticamente tutto ad iniziare dalla tempistica non accorgendosi che l’iniziativa di cimino e’ quasi vetusta almeno stando ai link sotto il post. Poi continua con luoghi comuni dalle parti di lomabardo ed mpa. Per cortesia…..
I chiacchiri stannu a zeru…i fatti cuntunu….siamo stanchi di sentire chiacchiere vogliamo i fatti, come l’applicazione totale dello Statuto che da 65 anni aspettiamo. Cimino parla di midifiche??? quali sono ??? già così com’è all’art. 36 consente di incamerare quella cifra. Non capisco perchè non bisogna parlare di applicazione TOTALE dello statuto piuttosto che di un’articolo…
La verità è che non interessa a nessuno nè destra, nè sinistra, nè centro, nè sopra e nè sotto, perchè oggi la colpa è di “roma ladrona” dopo dovranno rispondere direttamente del loro operato, i nostri parlamentari sono tutti gattopardi.
Indigna veder gente che commenta in modo qualunquista se non demagogico ciò che non solo non conosce ma che legge superficialmente senza comprendere e approfondire.
I fatti: La regione siciliana , accusata di non avere mai applicato la intoccabile costituzione vetusta di 65 anni “cita” alla consulta lo Stato italiano. Dell’accusa Lombardo incarica due eminenti principi del foro che in giudizio argomentano all’incirca cosi: Perchè caro stato italiano alla basilicata ed alla sardegna riconosci delle entrate sulle imposte di produzioni (accise petrolio) ed a noi no?
Risposta della consulta: Alla Sicilia non lo possiamo riconoscere perchè all’art. 36 secondo comma dello statuto i padri fondatori dell’autonomia hanno riservato allo Stato Italiano i proventi delle imposte di produzione, dei tabacchi e del lotto. Quindi lo Stato Italiano non può riconoscerveli perché lo Statuto Siciliano lo impedisce.
Lombardo e la sua giunta ha dovuto sborsare laute parcelle ad eminienti professori universitari per farsi dire dalla corte costituzionale ignoranti.
Questi i fatti all’inizio dell’anno secondo la sentenza del giudizio promosso dalla sicilia avverso lo stato italiano.
Della seria coglio…… leggetevi il vostro0 statuto cambiatelo e cio che è stato riconosciuto alla sardegna per decreto in finanziaria Prodi ed alla basilicata in conferenza stato regione può essere riconosciuto alla Sicilia.
Diceva Enaudi : Conoscere per deliberare”.
chi vuole approfondire l’argomento per conoscere i “FATTI” vada sul sito di cimino all’indirizzo http://www.michelecimno.it come ho fatto io e poi commenti.
caro Jophx, capisco il tentativo estremo di questa fantomatica “Forza del Sud” di apparire un partito a tutela dei siciliani, ma sai come si dice….se c’è già l’originale, perchè fidarsi di una pallida imitazione??…..in questo ruolo sarete credibili soltanto quando vi sgancerete definitivamente dal duo leghista Berlusconi-Bossi, di cui siete pienamente complici, e di cui pagherete le responsabilità assieme al Pdl per il totale stato di abbandono della nostra splendida terra….ribellatevi al capo azienda, e sai che ti dico??….vi offriamo persino un’alleanza Mpa-Forza del Sud a sostegno della Sicilia!!….è l’unica condizione perchè possiate “sembrare” credibili
Esimio signor jophx, indignato e anche un pò di parte, la invito ad approfondire lo statuto speciale siciliano e non sul sito di michele cimino
ma leggendo attentamente gli articoli dello stesso.
La modifica dell’art. 36 è un’altra provocazione come quella di diminuire
i deputati regionali, se fosse una barzelletta ci sarebbe da ridere, comunque è una cretinata che si commenta da sola.
Lo statuto va applicato per intero e l’art.36, và di pari passo con gli
art.37 e 38, e si compensano a vicenda, se è vero che la consulta ha risposto
come lei racconta è l’ennesima dimostrazione di un capovolgimento di una
legge costituzionale. Lo statuto così come è stato promulgato e purtroppo
mai applicato è un capolavoro giuridico costituzionale e qualche mezza calzetta lo vuole modificare, ma a quale scopo ?
Non sarebbe più semplice battersi per l’applicazione ?
I siciliani sono stanchi di sentire idiozie di questo tipo, la invito quindi
a lasciare perdere questi numeri da circo, la sicilia ha bisogno di serietà,
se è possibile.
@ tutti
Io leggo e ascolto e vi dico che non vi è più sordo di chi non vuole ascoltare e cieco di chi non vuole vedere.
ARTICOLO 36
1. Al fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione e a mezzo di tributi, deliberati dalla medesima.
2. Sono però riservate allo Stato le imposte di produzione e le entrate dei tabacchi e del lotto.
ART. 36 dello “Statuto Siciliano, Legge costituzionale n° 2/48 della Repubblica Italiana”
_____________________________________________________________
DDL 702 su Modifica art 36
Relazione sulla legge voto per la modifica dell’articolo 36 dello Statuto speciale della Regione Siciliana.
Il disegno di legge che oggi presentiamo vuole modificare l’art.36 dello Statuto speciale sostituendo il secondo comma vigente con il seguente “ sono però riservate allo Stato le entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto”; conseguente l’iniziativa oggi promossa mira ad escludere che continuino ad essere riservate allo Stato “le imposte di produzione”. Nel fare ciò si vuole ribadire il principio della territorialità del gettito tributario in virtù del quale si potrebbero determinare nuove e maggiori risorse da destinare allo sviluppo della regione siciliana.
Nel far ciò si ritiene di voler condividere parte della filosofia sottesa al federalismo fiscale che, a sua volta, immagina che “dal sistema della finanza derivata, si passerà gradualmente all’autonomia impositiva ed al criterio dei costi standard: in luogo del finanziamento della spesa storica, che può consentire anche sprechi e inefficienze, si farà riferimento ai costi corrispondenti ad una media buona amministrazione Ci sarà dunque una autonomia di entrata e di spesa di Regioni ed Enti locali. I nuovi tributi garantiranno flessibilità, manovrabilità e territorialità; le amministrazioni più efficienti potranno così ridurre i propri tributi”.
In un momento in cui ci si avvia verso il federalismo fiscale, il Governo siciliano aveva inserito nel testo della Finanziaria e del Bilancio regionale per il 2010,in via sperimentale, alcune proposte che andavano nella direzione dell’autonomia tributaria sancita dalla legge delega sul federalismo fiscale, già inserite di diritto nello Statuto Speciale della Regione. Queste proposte però sono state impugnate dalla Corte Costituzionale, aprendo così un acceso contenzioso sull’effettivo rispetto delle autonomie rispetto alla nuova legge sul federalismo. Si tratta ad esempio delle tariffe sulle concessioni governative regionali: sostenute proprio in virtù dell’art.36 dello Statuto speciale, dove si dice che “al fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione e a mezzo di tributi deliberati dalla medesima”, citando per esteso l’articolo dello Statuto.
Anche l’art.37 afferma che: “per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi”. Un articolo che, tramite l’attribuzione di una quota dell’Irap, tenderebbe a risarcisce in un certo senso la Sicilia dei costi ambientali che derivano dalla presenza di grandi siti industriali nell’Isola. Anch’essa impugnata dallo Stato.
Di fatto, dunque è stata negata autonomia finanziaria alla Regione nonostante il suo Statuto lo permettesse. E di fatto le competenze delle Regioni Speciali sono state comparate a quelle ordinarie. Mentre maggiori competenze e autonomia dovrebbero avere proprio quelle regioni che hanno maggior difficoltà e meno risorse.
A ben guardare, pare che il problema nasca da problemi interpretativi posti dall’art 27 della legge delega, quarto comma, secondo cui a fronte dell’assegnazione di ulteriori nuove funzioni alle regioni a statuto speciale, i decreti legislativi e le norme di attuazione definiranno le modalità di finanziamento aggiuntivo mediante forme di compartecipazione a tributi erariali e alle accise. Questa norma è stato frutto di una battaglia politica sulla destinazione del gettito delle accise. Tra i protagonisti ovviamente la regione Sicilia, in cui si raffina circa il 40% degli oli minerali prodotti in Italia. La spettanza del gettito è condizionata dall’attribuzione di maggiori funzioni. Tuttavia, il testo normativo contiene un inciso che potrebbe creare qualche problema interpretativo. Infatti, la norma citata prevede che le modalità di finanziamento aggiuntivo, attraverso forme di compartecipazione a tributi erariali e alle accise, verranno definite “fatto salvo quanto previsto dalle leggi costituzionali”. Quest’ultima locuzione normativa potrebbe rendere problematica la compartecipazione al gettito delle accise da parte della Sicilia , perchè l’art.36, comma secondo, dello statuto siciliano, riserva allo Stato le imposta di produzione. Lo statuto della Regione Siciliana è norma di rango costituzionale, e , quindi, l’inciso “fatto salvo quanto previsto dalle leggi costituzionali” potrebbe rappresentare un ostacolo alla compartecipazione al gettito delle accise da parte della Sicilia. A questo proposito, alcuni commentatori hanno ritenuto che la riserva contenuta nello statuto impedisce alla Regione Siciliana di essere soggetto attivo delle accise ma non destinatario del gettito delle accise e quindi titolare di diritti di compartecipazione.
La discrasia tra i poteri impositivi riconosciuti alle regioni a statuto ordinario e quelli riconosciuti alle regioni a statuto speciale è uno dei profili critici nell’attuazione del profilo federalista. Per regioni quali la Sicilia e la Sardegna, di certo non ricche come il Friuli Venezia Giulia, il Trentino e la Val D’Aosta, entrano in gioco nella discussione sul federalismo temi quali la condizione economicamente svantaggiata e l’insularità, oltre all’autonomia statutaria.
Le questioni che ne scaturiscono sono tante. Ad esempio: la Sicilia potrà godere dei fondi di perequazione e mantenere il diritto sancito dall’articolo 38 dello Statuto, secondo cui “Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici?”. Una somma sancita dalla Statuto siciliano che tende a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto alla media nazionale.
Inoltre, in quale nuovo contesto verranno prese le decisioni sulla definizione dei rapporti finanziari tra stato e regioni a statuto speciale? Nell’ambito di un “Tavolo di confronto tra governo e regioni autonome, come nella soluzione adottata con un emendamento approvato al disegno di legge delega elaborato dai ministri Fitto e Calderoli”, seppur “in intesa con i presidenti delle Regioni speciali” o secondo le prerogative Statutarie, in sede di Commissione paritetica .E poi, come verrà definito il patto di convergenza tra le regioni autonome e ordinarie nella definizione di costi e fabbisogni standard per i servizi?
In sintesi, nell’ambito di un riallineamento delle competenze di spesa e finanziamento tra Regioni e Stato, come si armonizzerà la riforma federalista con gli Statuti speciali delle Regioni autonome? Al momento vengono alla luce contrasti e ostacoli al pieno esercizio delle funzioni delle Regioni a Statuto Speciale. Ma facciamo in breve il punto.
Le regioni a statuto speciale sono state oggetto di norme ad hoc nella legge delega sul federalismo fiscale. Ad esse si applicheranno esclusivamente l’art.15 relativo alle città metropolitane, l’art.22 relativo alla perequazione infrastrutturale e l’art.27 che disciplina il coordinamento della finanza delle regioni a statuto speciale e delle province autonome. In particolare su quest’ultimo punto, c’è da dire che le regioni a statuto speciale sono tenute al pari di quelle ordinarie a rispettare gli obiettivi di perequazione e di solidarietà nell’esercizio dei diritti e dei doveri, nonchè al graduale superamento della spesa storica. Nell’ambito del passaggio dalla spesa storica ai costi standard, si prevede inoltre la rilevanza di alcuni svantaggi strutturali permanenti di cui si dovrà tenere conto. Si prevede anche che le norme di attuazione degli statuti dovranno definire i principi fondamentali di coordinamento del sistema tributario con riferimento alla potestà legislativa attribuita dai rispettivi statuti alle regioni a statuto speciale. Il coordinamento della finanza delle regioni a statuto speciale sarà affidato alle norme di attuazione degli statuti che costituiscono una forma di legislazione concordata, deliberata da una commissione paritetica in cui si siedono rappresentanti dello Stato e della regione interessata. Tuttavia, è stato osservato, che le commissioni paritetiche operano all’interno di una serie di vincoli che lascia immaginare una tendenziale uniformità di trattamento fra le regioni ordinarie e a statuto speciale. Sempre nell’art.27 è contenuto un importante riferimento all’insularità, riconosciuta dalla politica comunitaria e dall’art.158 (comma secondo), del trattato CE, come di per sé svantaggiante.
Infatti, è proprio da tale condizione che spesso dipendono i maggiori costi sia per le imprese che per i cittadini residenti nelle isole. Questi disagi dovrebbero essere compensati secondo un calcolo dei costi aggiuntivi. Si fa riferimento al costo dei trasporti, ad esempio.
Sull’onda delle incertezze di certo non promettono bene le parole del ministro Brunetta alla vigilia della riforma federale: «Tutte le Regioni italiane – ha precisato – saranno speciali, non ci saranno più privilegi». «Le Regioni a Statuto speciale – ha affermato Brunetta – sono istituzioni della Repubblica che per 50-60 anni hanno chi bene chi meno bene goduto di un vantaggio finanziario. Molti l’hanno usato bene, altri meno bene. Con il federalismo e il federalismo fiscale che stiamo realizzando avremo tutte regioni a statuto speciale. Si giocherà non più sui trasferimenti maggiori, ma sull’efficienza, la qualità, la trasparenza, la produttività.”
Da tutte queste considerazioni nasce il bisogno di iniziare l’iter normativo per arrivare poi ad avere finalmente la piena attuazione dello Statuto che per noi siciliani finora è stata una truffa e il secondo comma dell’articolo 36 è la norma che ha permesso la truffa.
L’iniziativa oggi promossa muove dall’ articolo 18 dello Statuto speciale vigente e si propone all’Assemblea una proposta di legge costituzionale da approvare secondo quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione. Si precisa che non si è inteso applicare l’art. 41 ter, secondo comma, dello Statuto speciale e ciò perché non si intende avviare una modifica dello Statuto applicando “il procedimento stabilito dalla Costituzione per le leggi costituzionali” (art.41, ter, primo comma) senza, però, referendum costituzionale. Attraverso l’art. 18 è possibile approvare una legge costituzionale perfettamente rispondente al modello cui oggi è riconducibile il nostro Statuto. Si vuole cioè che le istituzioni della Repubblica e tutti i cittadini abbiano piena consapevolezza della complessità dei rapporti fra Stato e Regione siciliana. È necessario rinvigorire il patto originario e non mortificare la nostra specialità rinunziando alla forma costituzionale.
Articolo unico
L’articolo 36, comma due, dello Statuto speciale della Regione siciliana è sostituito dal seguente comma: Sono però riservate allo Stato le entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto”
spero che qui leggiate. E’ scritto in Italiano. Comprende sinteticamente tutta la questione. La piena attuazione comporto , come previsto dai redattori della nostra costituente l’attribuzione delle imposte di produzione come partecipazione al debito pubblico italiano. L’errore fu nel non quantificare annualmente tale compartecipazione ed il non sapere che esisteva il petrolio nel sottosuolo siciliano.
Sul “di parte” mi astengo non voglio pensare che stia affrontando tale discussione con uomini dell’MPA ma con uomini liberi ed obbiettivi quale io mi sento di essere.
Un Saluto.
Jophx se sei tanto preoccupato che la gente possa conoscere i FATTI attraverso il sito di Cimino, vuol dire che sei o ti senti molto vicino a Forza del Sud, non provarne imbarazzo….e a proposito di libertà, oggi non c’è persona più libera di chi è iscritto o si sente vicino al MpA, un partito che non ha nessun referente romano a cui prostrarsi
@Jophx:
Chi ha scritto quella relazione?
E perché si è chiesto se “la Sicilia potrà godere dei fondi di perequazione e mantenere il diritto sancito dall’articolo 38 dello Statuto ..?”
Sono 65 anni che non ne gode, per quale motivo ci si pone quella domanda oggi?
Apprezzo lo sforzo compiuto per scrivere il lunghissimo “papiello”, che
però,non condivido assolutamente.
Prima di tutto lo statuto speciale siciliano non è stato mai applicato
integralmente, quindi come si fà a dire che non funziona, secondariamente
e non meno importante, perchè ci dobbiamo fare carico di un federalismo
fiscale fumoso e oserei dire truffaldino, quando la sicilia con il suo
statuto applicato sarebbe una regione già federata all’italia, continuo
dicendo che per me il federalismo fiscale serve solo ad eliminare
definitivamente il nostro statuto.
Non è un mistero che il nostro statuto ha fatto sempre gola alla lega e
nell’impossibilità di ottenerlo vogliono sfasciare del tutto il nostro.
Ha detto una cosa giusta, le regioni a statuto speciale del nord italia
godono di un benessere diffuso e non si chiede che sicuramente dipende perchè
il loro statuto speciale funziona ? Mi faccia sapere come viene applicato il
federalismo fiscale nei loro confronti e poi ne parliamo.
Lo statuto siciliano è tanto interessante che la regione spagnola della
Catalogna lo ha copiato quasi integralmente. Lasci perdere quello che dice
brunetta, noi non abbiamo usato male lo statuto, non ci è stato consentito
di usarlo che è cosa ben diversa.
@Salvatore
Il “papiello” è stato scritto dal proponente il DDL e letto in Aula all’ARS costituisce la relazione al DDL.
Per precisione non è la Catalogna a copiare noi ma lo statuto Catalano costituisce la base del lavoro della commissione della consulta del 46 presieduta dal prof Salerno che fece il lavoro preparatorio. Mi scusi signor Salvatore quando si entra nel merito delle cose è opportuno abbandonare i luoghi comuni come quello sulla mancata applicazione integrale dello statuto siciliano. Mi spiego meglio onde evitare che quanto affermato offendano, cosa che non intendo fare assolutamente ne verso di lei ne verso alcuno.
La mancata applicazione è un dato incfunfutabile, le violenze perpetrate nei confronti dello statuto anche , un esempio per tutti la soppressione dell’alta corte.
L’attuale dibattito in questa sede come nel Paese riguarda il processo Federalisti con particolare riguardo al federalismo fiscale ed adesso anche a quello municipale. Nello specifico il Federalismo fiscale è gia stato normato con un decreto attuativo per le regioni a statuto ordinario mentre per quelle a statuto speciale è in corso in sede di commissione paritetica il dialogo istituzionale.
Qui va inquadrata la questione.
E’ il nostro turno e il modo con cui la Regione siciliana lo sta affrontando lascia qualche perplessità avendo intrapreso una serie di azioni giurisdizionali che rallentano la definizione del processo legislativo.
La materia è astrusa ma con un pò di pazienza anche chi come me non essendo “del mestiere” ci comprende qualcosa.
Personalmente sono stato attratto dalla notizie essendo pervenuta al comune di mia residenza una proposta in capo al presidente del consiglio di votare una mozione, presente in tutti i comuni siciliani ad iniziative dei rispettivi presidenti, tendenti ad invitare il presidente della regione e dell’assemblea nel portare avanti questo DDl che eliminando l’imposte di produzione dalle grinfie dello Stato cagionerebbero delle entrate di 8 miliardi l’anno nelle casse regionali. I benefici di questa modifica della carta statutaria siciliana sono evidenti e non mi pare che sottrarre allo stato tali entrate sia un modifica dei privilegi o uno stravolgimento dello Statuto siciliano. mi auguro che dopo tale precisazione la rilettura sia più comprensibile.
@Fabbrizio
Sono cosi indignato nei confronti dell’attuale classe politica che non “spalleggi” o appartengo a nessuna di essa. L’iniziativa come cittadino che paga le tasse avendone in cambio servizi scadenti invece mi riguarda e ne seguo gli sviluppi. Poco mi importa di chi abbia avuto la prima ginitura dell’iniziativa invece sto attento a chi l’ostacola ed in questo momento parte del Governo Lombardo lo sta facendo. Io mi informo e leggo dove ci si può informare se i giornalisti non comprendo o non hanno interesse a dare notizie pazienza. blogsicilia ha dato la notizia e da qui mi sono informato e ho approfondito prima di commentare. Ti dirò di più ho appena letto sul blog personale del politico la risposta all’assessore che non è andato in commissione ed ha mandato la lettere. Non so l’MPA ne Lombardo cosa pensino di tutto ciò resto in attesa di sentire la loro opinione attualmente si è espresso Armao con un miserevole messaggio nalla commissione legislativo del tipo ” soprassedete non disturbate il manovratore stiamo trattando”. La cosa mi dispiace. Io a giugno devo pagare le mie tasse nonostante per le mie cure rivolgermi a privati e mantenere una burocrazia inefficiente e paralizzatrice.
beati gli impiegati della regione di loro è il regno di Sicilia.
Per quanto attiene questa vicenda, non volendo dare impressioni errate mi asterrò dal continuare su questo forum ad esprimere le mie libere opinioni. Buona Giornata.
Jophx dato che non sei schierato, ti dico questo…l’iniziativa sull’art.36 non è seriamente da prendere in considerazione proprio perchè non è credibile il soggetto che la propone e soprattutto la forza politica di provenienza, ho già scritto in altri commenti che si tratterebbe di un iter parlamentare di modifica costituzionale così lungo e difficile, che è chiaro che si è trattato solo di una sparata propagandistica di politici berlusconiani, nel tentativo di gettare fumo negli occhi degli elettori siciliani….sono 3 anni che la Giunta Lombardo si batte strenuamente per richiamare l’attenzione della politica nazionale sull’attuazione dello Statuto, per le tante leggi del Governo nazionale che prevaricano le nostre competenze statutarie costringendo la Giunta Siciliana al ricorso alla Corte Costituzionale, e oggi questi signori si svegliano e parlano dell’art.36??…Jophx, poichè dici che non sei schierato e voglio crederti, mi verrebbe quasi voglia di dirti di non farti raggirare da questi 4 ascari furbetti….
@Fabrizio
caro fabrizio siccome è evidente il tuo posizionamento politico con l’attuale governo non posso prendere in considerazione il tuo invito, non lo posso fare perchè è palese l’incapacità di questo governo di affrontare la questione. questo non lo dice una forza politica ostile alla tua ma la Consulta con una sentenza del febbraio di quest’anno che ha visto soccombere il governo regionale a causa del vincolo nel nostro statuto insito nel 2 comma del art. 36. Preferirei che il nostro governo guardi a questa iniziativa non in modo ostile perchè proposta dall’opposizione ed invece la facesse propria. Non ritengo, per avermi documentato obbiettivamente, che Cimino o la sua parte politica abbiamo varato l’iniziativa in modo demagogico o per portare acqua al proprio mulino, posso anche sbagliarmi, ma in ciò che ho letto questo non traspare anzi il contrario avendo promosso l’iniziativa non attraverso i propri uomini ma attraverso le istituzioni rappresentative della collettività politica. Cmq mi rendo conto che ognuno ha le proprie convinzione e non intendo fare proseliti ad alcuno. spero solo che si abbandonino le vie infruttifere e si percorrono le vie che portano risultati alla nostra sicilia indipendentemente da chi per primo ha avuto la giusta intuizione. Qui non cè in gioco la supremazia politica di una o dell’altra parte qui cè in gioco il futuro della nostra terra per troppo tempo defraudata e mortificata. Ad essa ed ad ognuno di noi buona fortuna.
se con lo stesso impegno e la stessa attenzione con cui stai studiando ed apprezzando questa iniziativa sull’art.36, (come se il problema dell’attuazione dello Statuto fosse tutto concentrato nell’art.36), ti fossi impegnato a studiare “obiettivamente” gli atti coraggiosi della Giunta Regionale in opposizione al Governo centrale (senza che Cimino e i suoi amici abbiano mai detto una parola a sostegno del Governo regionale, semplicemente perchè non hanno la libertà di farlo, e anzi hanno il preciso compito di combatterlo….ma tu da persona libera, questo non riesci a vederlo….) capiresti molto facilmente chi sta lavorando per risolvere seriamente i problemi della Sicilia e chi sta lavorando solo per guadagnare qualche stelletta agli occhi del suo capo partito o capo corrente
Jophx,lo statuto della Catalogna risale al 1978 e lo statuto siciliano invece
ha visto la luce nel 1946, forse lei si riferisce alla Mancomunitat, che comunque anche se precedente al nostro, non era un vero statuto speciale,
in ogni caso i due regimi dittatoriali della spagna, comportarono la perdita
delle prerogative assegnate alla Catalogna.
E’fuori dubbio che noi siciliani dobbiamo chiedere l’applicazione INTEGRALE
del nostro statuto, anche se, ormai, il troppo tempo trascorso dal 1946
ad oggi stanno a dimostrare che lo stato italiano ha tradito un patto consapevolmente e lungamente, violato la stessa costituzione italiana,
rimanendo per 65 anni nell’illegalità, consolidando quindi la violazione di
un patto con il popolo siciliano.
Ripeto ancora una volta che, ogni iniziativa volta a modificare lo statuto
anzichè pretendere l’applicazione integrale, la considero una presa per i
fondelli, una perdita di tempo, buttare fumo negli occhi della gente, una
vera presa in giro, che se è in buona fede denota scarsa conoscenza della
materia e una certa supeficialità, per non dire che probabilmente trattasi di ascarismo della peggiore specie.