la mostra a palermo dall'11 febbraio al 3 marzo

Détours, il viaggio nel tempo di Judith Bartolani

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7 febbraio 2012 -  Una riflessione sul rapporto tra storia collettiva e storia individuale raccontando un viaggio nella memoria scandito da diversi momenti narrativi. Tutto questo è DÉTOURS, la mostra di Judith Bartolani allestita presso il Centro d’Arte Piana dei Colli di Palermo. L’inaugurazione si terrà sabato 11 febbraio alle 18.30.

“Détours – Deviazioni”: l’itinerario nel tempo proposto dalle opere in mostra, nel ritmico alternarsi di presente e passato, si sviluppa utilizzando diversi linguaggi: pittura, video e videoinstallazione. «A fronte dell’urgenza di conferire ordine e senso alla Storia, l’idea di deviazione – spiega l’artista – consente di intersecare e moltiplicare i punti di vista creando continue connessioni tra piano esteriore (il viaggio) e quello interiore (il pensiero)».


Judith Bartolani, nata in Israele e naturalizzata francese, dal 1988 si dedica con successo alla scultura; il suo primo détour – come spiega Eva di Stefano – ha luogo nel 2003, quando qualcosa deraglia nella convinzione utopica che sostiene il suo lavoro d’artista e decide di intraprendere un viaggio alla ricerca di se stessa. Judith Bartolani accoglie la storia mai narrata di Sara, ragazza-fantasma di Auschwitz con cui dialoga sin dall’adolescenza: nel tentativo di riscattare dall’oblio la sua vicenda scrive un diario a due voci che da testo cartaceo diviene libro elettronico dal titolo “I nostri funerali”.

Un Diario multimediale di una stagione all’inferno e del successivo ritorno (Eva di Stefano) che immerge lo spettatore in un viaggio all’ascolto dei morti senza nome ai quali la storia non ha concesso sepoltura. L’opera originale di Bartolani, troppo fragile per essere esposta, diventa videoinstallazione con la collaborazione dell’artista multimediale Anne Van de Steen: lo spazio in cui il libro è proiettato si trasforma in contenitore luminoso della memoria.

La serie I Musei – altro momento dell’itinerario espositivo – rappresenta il museo immaginario di u n territorio inesistente e inquietante dove presente e memoria si mescolano e si confondono. I dipinti creati da Bartolani rivisitano opere celebri, restituendo, in forma di citazione, nuove iconografie il cui intento non è ricalcare gli originali ma trasportare l’osservatore lontano dal tempo storico da cui provengono generando ulteriori détours del viaggio. Una galleria di immagini attraversate dal un filo bianco che si dirama al di là della tela per raccontare una doppia storia, personale e collettiva, generando ulteriori racconti di una iconografia reinventata. Le immagini, così come i morti senza nome, appartengono alla storia, sono nostri, in un percorso non lineare – dal singolo alla storia e viceversa – costellato da continue deviazioni.

Tappa finale del percorso espositivo è il video Interpretazioni di Dominik Barbier in cui l’opera di Judit Bartolani è commentata in alternanza al background di idee che l’ha generata.

In occasione dell’inaugurazione verrà presentata una performance, realizzata da Judith Bartolani e Giovanna Velardi (coreografa), in dialogo con la proiezione de I nostri funerali.

L’esposizione, visitabile sino al 3 marzo 2012 è a cura di Eva di Stefano; progetto di Dominik Barbier e Anne Van den Steen, performance d’apertura di Giovanna Velardi

Produzione: Centro d’Arte Piana dei Colli di Villa Alliata Cardillo e Fearless Medi@terranee / THE STRAW MAN PROJECT

L’evento realizzato con il sostegno della Commissione europea e di: Conseil Régional Provence Alpes Côte d’Azur; Conseil Général des Bouches-du-Rhône; Institut français Palermo e con il patrocinio del Dipartimento Studi Culturali Arti Storia Comunicazione dell’Università degli Studi di Palermo
Sponsorship: Adelfio Catering, Lodetti Commerciale Metalli, Principe di Corleone

Direzione e coordinamento Attilio Lodetti Alliata, direzione artistica Giulia Ingarao, segreteria organizzativa Aurelio Ferrante, promozione e Comunicazione Virginia Glorioso e Rubina Mendola, allestimento a cura di Anne Van de Steen.

(Nella foto, “Installazione”, di Judith Bartolani)

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