“Aggiungi un posto a tavola”. E’ il titolo della famosa commedia di Garinei e Giovannini dei primi anni 70  ma potrebbe essere il grido di battaglia della  classe politica siciliana presente in Assemblea Regionale in questi giorni di agosto.

Con un blitz i deputati di opposizione (con la quasi silente reazione della maggioranza)  hanno ripristinato le elezioni  dirette per le province e dato un colpo di spugna, almeno per quello che riguarda i costi della politica, alla famigerata riforma annunciata da Crocetta a suo tempo nel salotto di Giletti.

Hanno atteso le vacanze di agosto, una soglia di attenzione ridotta al lumicino da parte dell’opinione pubblica impegnata in larga parte a contrastare i giorni più caldi dell’anno.

Hanno creato nuove opportunità per i professionisti della politica, che poi se fossero sul serio professionisti forse saprebbero risolvere qualche questione urgente ed emergente. Invece inseguono ed ottengono soltanto la salvaguardia dei propri privilegi.

Hanno trovato infatti la soluzione per qualche seggiola in più, ben retribuita, ma non trovano ancora un candidato Presidente della Regione a meno di 90 giorni dalle elezioni. E si, quella è una partita più delicata e più difficile rispetto al colpo di spugna offerto alla riforma delle province. E’ delicata perché il corteggiamento ad Alfano e compagnia cantante è imprescindibile, decisivo, determinante sia per la Sicilia che per i futuri equilibri della nazione ed i risultati delle elezioni politiche. Ma anche li è una questione di seggiole. Da questo sembra dipenda infatti la scelta dell’armata del sempreverde ministro di Agrigento se parteggiare con il centro destra di Berlusconi o con il centrosinistra di Renzi: i posti bloccati in lista al senato per le prossime elezioni politiche.

Tutti comunque a tirare la giacca ad una formazione politica, quella di Alfano, che non ricordiamo abbia prodotto grandissimi risultati nella sua azione quasi sempre al governo negli ultimi anni, tra un cambio di sigla e/o di alleanza ed un altro.

Tutte le forze politiche, da destra a sinistra, tranne Nello Musumeci rimasto imbrigliato nei diktat di Meloni e Salvini, ad inseguire quel 6% di cui i sondaggi accreditano il gruppo di Alfano, Firrarello, Castiglione, Misuraca e Vicari in Sicilia.

Nessuno o quasi a rintracciare idee e soluzioni,  per conquistare quell’oltre  50% di siciliani che non andranno a votare,  con una proposta di governo autentica e credibile. Soltanto Faraone e La Galla ci hanno provato in questo senso, ma sembrano anche in questo caso iniziative velleitarie  più improntate alla buona comunicazione che non alla reale ricerca di soluzioni e proposte di governo condivise. E se non fosse così se ne avrebbe una traccia più evidente che non qualche riunione affollata e qualche sito web più o meno avveniristico o innovativo.

La verità, triste ancor più della cronaca forse, è che in Sicilia ed in Italia mancano i leader e la nostra gente, sia gli isolani che i continentali, ha bisogno di leader che la guidi, la rassicuri e l’accompagni anche negli errori.

Non c’è stato un cambio di classe dirigente reale in questi anni, se non limitato a quanto ha potuto o saputo fare Renzi nella prima fase della sua azione che però, dopo l’abbandono del mantra della rottamazione e l’intrapresa del dialogo e della collaborazione con i rottamandi, è diventata sciapa ed amara, priva di sale ed anche di zucchero, arrancante.

Possiamo quindi augurarci soltanto che un cambio di classe dirigente alle prossime elezioni regionali  (ed anche provinciali a questi punto) possa produrre qualcosa di nuovo, e di buono. Nella speranza che anche il caldo estivo ci consenta di ricordare a lungo i nomi di coloro che  oggi esultano per il vergognoso ed indegno ripristino delle elezioni dirette provinciali trincerandosi dietro parole di maniera, ipocriti e false. Ricordiamo:  per questa gente che ha ripristinato le elezioni dirette provinciali e che non trova un candidato Presidente della Regione è tutta è soltanto una questione di seggiole.

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