Voto siciliano test nazionale o semplice elezione locale? Dalla Sicilia parte la conquista del Paese oppure no? L’isola è ancora laboratorio politico d’Italia? Sta nelle risposte date a queste domande la differenza di impostazione fra destra e sinistra che nella giornata di ieri da Taormina a Termini Imerese hanno aperte le relative campagne elettorali per Fabrizio Micari e per Nello Musumeci.

“La Sicilia è un test nazionale? Credo di sì. E, alla fine, il centrodestra vincerà le elezioni nell’isola” ha detto Gianfranco Miccichè, coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia, intervenuto all’incontro-dibattito dal tema “Elezioni siciliane e nazionali”, nell’ambito della Festa de L’Opinione, in programma fino a domenica 10 settembre, nel Parco della Versiliana, a Marina di Pietrasanta. Miccichè sostiene che Forza Italia in Sicilia avesse “il diritto di scegliere il candidato. Perché Salvini non ha molti voti nell’isola. La Meloni si sta organizzando. Avevamo individuato Gaetano Armao, docente dell’Università di Palermo, un ottimo avvocato amministrativista. Berlusconi era convinto che Armao fosse il candidato giusto per la presidenza della Regione. Ma è stato proprio Berlusconi che ha partorito un’idea politica all’americana di un ticket: candidato presidente Nello Musumeci, candidato vicepresidente Gaetano Armao. Siamo certi che sia la scelta migliore per vincere. E se il centrodestra vincerà in Sicilia, riuscirà a vincere sicuramente le prossime elezioni politiche nazionali”.

Per Miccichè, “i Cinquestelle sono dei competitor agguerriti. Il Pd e la sinistra, invece, non esistono. Non sono loro i nostri avversari. Renzi non è riuscito a costruire una nuova classe dirigente del Pd. Alla fine, comunque, sarà il centrodestra a vincere la coppa. A tornare al governo della Sicilia”.

E proprio Musumeci che apre la campagna elettorale da Termini Imerese con Giorgia Meloni la vede allo stesso modo. E’ proprio la Meloni a considerare le elezioni in Sicilia il primo vero test verso le nazionali. “Questo è un bel test, è un laboratorio interessante; c’è una coalizione coesa che mette insieme tutte le anime su una proposta chiara, non di melassa, e coraggiosa su idee che non bisogna aver paura di esprimere”.

 “La vittoria Nello Musumeci sarà anche un ottimo indicatore – ha detto – per un’alleanza di patrioti per il governo della nazione che dica noi vogliamo difendere il nostro lavoro, le nostre imprese, i nostri confini, le nostre famiglie, i nostri prodotti; l’esatto contrario di quello che hanno fatto Renzi e Crocetta”.

Da Taormina risponde in maniera esattamete opposta Matteo Renzi che presenta il candidato del centrosinistra Fabrizio Micari “Il voto per le regionali in Sicilia non è uno stress test, non è un test per le elezioni nazionali, non è un sondaggio per le politiche nazionali. Farlo sarebbe un clamoroso errore facendo del male ai siciliani” dice il segretario del Pd memore di quanto accaduto in occasione del referendum del dicembre scorso. Non vuole personalizzare il voto e prende le distanze dalla scelta anche se poi indica Micari come il futuro presidente della Regione.

Ma il vero avversario per tutti resta Giancarlo Cancelleri e i 5 stelle. Loro, i pentastellati, lunedì presentano il primo assessore della giunta, quello all’agricoltura.

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