Accusati di bancarotta fraudolenta e truffa
Fallimento azienda telefonica Lts:
chiesti 42 anni per 6 imputati

Il pm Geri Ferrara ha chiesto 42 anni di carcere per sei imputati accusati di bancarotta fraudolenta e truffa per il fallimento della Lts, la compagnia telefonica siciliana che nel 2002 crollò con debiti per 37 milioni di euro provocando la perdita di 200 posti di lavoro.
L’inchiesta partì anche grazie a un esposto dei sindacati secondo cui l’azienda era riconducibile a Giuseppe Giudice, che per due anni si era nascosto dietro la compagna Fatima Panah e una serie di prestanome.
Giudice e il suo staff, mentre i lavoratori lamentavano di essere senza stipendio, alimentavano un giro di società nelle quali venivano dirottati i crediti che Lts stava iniziando a incassare.
Per Giudice, figlio dell’ex generale della Guardia di Finanza Raffaele, piduista e coinvolto nello scandalo petroli, il pm Geri Ferrara ha chiesto 14 anni. Per la compagna Panah, cugina dello Scià di Persia, quattro anni.
Il pm ha chiesto poi la condanna a sette anni ciascuno per Giuseppe Mauro, ultimo amministratore delegato di Lts, e Valter Franco Del Vecchio, amminsitratore della Gps, società che rilevò nel 2001 la Lts.
Infine cinque anni ciascuno sono stati invocati per Antonio Genchi e Enrico Mercurio, mentre il non luogo a procedere è stato chiesto per Giuseppe Luongo e Antonino Santonocito.



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