Riciclaggio di vetture rubate

Filiera dell'auto rubata a Palermo, sei arresti

di Markez
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23 giugno 2011 -  Una operazione condotta dagli Agenti della Polizia di Stato ha portato allo smantellamento di una banda di malviventi specializzati nel furto e nella “rigenerazione” di vetture, motocarri ed autocarri.  Otto persone sono accusate di associazione a delinquere, furto, riciclaggio e ricettazione di automezzi. Arrestati Gaetano Castelluccio, 31 anni, Giovanni Castelluccio, 54 anni, D. F. P., 47 anni,  Pietro Di Lorenzo, 38 anni, Gaetano Benfante, 45 anni, Vincenzo Cavaliere, 45 anni. Per Cristofaro Diolosà, 40 anni e Diolosà Salvatore, 45, la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Le indagini sono state avviate nel 2008 ed hanno permesso di scoprire un ampio giro di riciclaggio di vetture, motocarri ed autocarri leggeri, prima rubati e poi “ripuliti” per essere immessi sul mercato dell’usato “sicuro”.  La base operativa dell’organizzazione si trovava in un ampio appezzamento di terreno in via Ponticello Oneto a Palermo. Le poche ed anguste vie di accesso al capannone e l’ubicazione dinanzi alla struttura di un edificio abitato dall’intero nucleo familiare di alcuni degli arrestati fungeva da schermo alle loro illecite attività. E’ stato accertato che anche alcune donne componenti del nucleo familiare si siano appostate per svolgere un ruolo di “sentinella” .


L’organizzazione usava un metodo ben preciso. Giovanni Castelluccio, insieme a D. F., rubavano un mezzo che, subito dopo veniva portato presso il terreno e sistemato all’interno del capannone; successivamente Gaetano Castelluccio si occupava dello smontaggio dei pezzi. Pietro Di Lorenzo, invece, faceva in modo che tutti gli elementi identificativi (targhe e numero di telaio) del mezzo rubato venissero sostituiti con quelli di un altro identico veicolo (normalmente in pessime condizioni) regolarmente acquistato o preso in consegna per la demolizione.

Il mezzo rubato completamente “rigenerato”, veniva immesso sul mercato. A completamento dell’opera, la carcassa del mezzo da rottamare, ormai priva di dati identificativi, veniva accartocciata e smaltita presso un centro raccolta metalli.

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