Le polemiche dopo la gara sul bacino galleggiante
Fincantieri e la storia degli appalti persi
Considerata un bocconcino allettante dagli imprenditori della cantieristica, Fincantieri di Palermo inanella un altro insuccesso. L’azienda è stata esclusa per aver presentato certificazioni non idonee, dall’appalto per la ristrutturazione del bacino galleggiante da 52mila tonnellate nel porto di Palermo. Un appalto da 45 milioni di euro, l’ennesimo che l’azienda navale perde per operai diretti e indotto palermitani.
A beneficiare dell’esclusione la Cimolai della provincia di Pordenone, fornitrice di Fincantieri, che lo scorso febbraio ha vinto la gara d’appalto per il bacino galleggiante da 19mila tonnellate. Un ribasso del 27% sull’importo dei lavori che ammonta a circa 10 milioni di euro contro il ‘misero’ 2% che aveva presentato la Fincantieri.
I bacini galleggianti sono serviti per costruire la piattaforma petrolifera ‘scarabeo 8′ di proprietà della Saipem. Da allora sono rimansti inutilizzati. Dopo due anni di sciopero e crisi, da parte degli operai, la Regione Siciliana – che ne è proprietaria – decide di pubblicare due bandi di gare per la ristrutturazione. Ma il destino ha voluto che la Fincantieri – forse per distrazione o per volontà – rimanesse fuori da queste gare pubbliche.
Di questo destino beffardo si stranisce l’assessore Venturi che dopo la notizia dell’esclusione al bando di Fincantieri ha dichiarato: “Certamente colpisce il fatto che un’azienda leader a livello mondiale come Fincantieri non abbia una documentazione completa e certa in grado di farla competere e superare bandi di questo genere, stilati secondo le regole previste dall’Unione europea”. Anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando vuole vederci chiaro: “Chiederò alla magistratura di fare luce sul caso. Appare difficile comprendere come una azienda di queste dimensioni e con questo giro d’affari non abbia le carte in regola per partecipare ad un bando redatto, stando a quanto riferiscono gli Uffici della Regione, secondo la normativa europea”.
Vogliono risposte soprattutto gli operai di Fincantieri: “L’azienda ha prodotto delle certificazioni per il bacino di 52mila tonnellate, ma non ha mai avuto risposte dalla Regione – dice Giuseppe Pirrotta, rsu della Fiom Cgil – Adesso, dopo aver perso anche quest’appalto, la nostra preoccupazione è la chiusura del cantiere. Tutto quello che sta succedendo ci ha davvero spiazzati. Da protagonisti di scioperi e lotte, oggi siamo spettatori di questo valzer tra Regione e Fincantieri. L’azienda sostiene che la Regione sia troppo zelante, la Regione dice che Fincantieri è troppo superficiale. Ma alla fine a pagare siamo noi lavoratori”.
“Non è la prima volta che perdiamo gare d’appalto” dice Serafino Biundo anche lui della Fiom. “In questi ultimi due anni, i lavori di trasformazione che dovevano arrivare a Palermo improvvisamente sono stati dirottati a Bari al cantiere Mariotti, o in Croazia. Siamo ridotti a lavorare in un solo bacino: 150 operai sono in cassa integrazione. Dei 2000 lavoratori dell’indotto soltanto 100 lavorano. Senza una linea di costruzioni navali il cantiere è comunque chiuso”.
L’assessore regionale per le Attività produttive, Marco Venturi tenta di tranquillizare gli operai: “Nessun posto di lavoro a rischio dopo la decisione di escludere Fincantieri dai lavori di ristrutturazione del bacino di carenaggio da 52 mila tonnellate, assunta dalla Commissione regionale di gara tanto più che la ditta aggiudicataria è obbligata a garantire il diritto di precedenza ai lavoratori appartenenti al bacino portuale di Palermo colpito dalla crisi occupazionale, così come previsto dal bando di gara al punto III.2”.



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