In certi momenti sembra di assistere ad una commedia, scorrendo le agenzie alla ricerca dei commenti sulla querelle Sicilia. L’idea è che da ieri sera, dopo la lettera di Monti, per dirla alla siciliana, ” il primo che passa si sente in diritto di dare a Lombardo una “timpulata”, a prescindere dalla propria storia e dai problemi che vive nella sua realtà.

E’ il caso di Casini, novello Savonarola, ma dimentico del periodo nel quale le nomine e le stabilizzazioni di Cuffaro portavano alle capienti casse del suo partito messi di voti, ma soprattutto del governatore della Lombardia, Formigoni.

Il prode “Celeste”, dimentico di avere mezza giunta uscente in galera, e buona parte della maggioranza inquisita, di essere lo sponsor di Daccò e d aver inserito nel suo listino la Minetti, invece di preoccuparsi dell’assedio giudiziario, dal quale si deve ogni mattina difendere, preferisce attaccare la Sicilia e trovare il tempo per sbeffeggiare Lombardo.

Un’ulteriore conferma della nostra impressione di ieri sera: il paventato e falso default della Sicilia, e l’immagine del governatore luciferino servono a sviare l’attenzione dai piccoli grandi scandali di casa propria, a partire dalla Lombardia e dagli arresti seriali che stanno sconvolgendo il ristretto entourage di Formigoni.

Un consiglio però al Presidente lombardo, quello di Milano intendiamo, lo vogliamo dare: si dedichi di più a spiegare ai suoi elettori il vorticoso giro di milioni di euro che si svolgeva nei suoi uffici regionali e meno alla Sicilia. Ne guadagnerà in coerenza e credibilità.