Francesco Calanna, all’Ente di sviluppo agricolo, e Maria Grazia Brandara all’Irsap. Sono gli ultimi due fedelissimi da piazzare nei posti chiave della Regione siciliana prima di andare via. Gli ultimi due tasselli da mettere a posto per avere il controllo sugli Enti regionali anche quando il governo sarà un altro.

Dopo la contestata nomina di Sami Abdel Abdelaali all’Ircac e dopo la rotazione dei dirigenti generali, lo scacchiere regionale è ormai interamente nelle mani degli amici di Crocetta. Prima che arrivi il semestre bianco, quello durante il quale le nomine sarebbero a rischio di nullità o facilmente oggetto di spoil system, Crocetta vuole completare l’opera.

Ma la giunta di ieri sera non è andata come il governatore sperava. I segnali pubblici di dissenso giunti da Sicilia Futura che ieri ha fatto davvero la voce grossa si sono concretizzati in uno scontro vero e proprio ed anche il Pd ha minacciato di abbandonare i lavori e far mancare il numero legale. Per parte sua l’area Cracolici aveva una nomina da sponsorizzare a sua volta: quella di Vincenzo Cusumano all’Istituto dell’Olio e del vino, nome gradito anche a Crocetta, ma ha preferito fermare tutto. Così il governatore ha deciso di non insistere per evitare l’esplosione di tensioni che stanno montando ormai da settimane. Unico provvedimento passato è l’assegnazione dei 36 milioni ai disabili gravi ma Marziano è riuscito a impedire che 16 fossero prelevati dal fondo destinati ai corsi Oif

La giunta tornerà a riunirsi domani (non più oggi come era previsto inizialmente) ma il blitz è saltato. Ormai sono tutti attenti anche se il governatore non sembra intenzionato a fermarsi. Agli alleati ha mandato a dire senza troppi fronzoli ‘decido io’.

Ma Crocetta sa che ha bisogno di un appoggio, sia pue minimo, per giungere al risultato che spera. Così tenta di spaccare il fronte interno e al Pd che propone solo nomine di dirigenti interni all’amministrazione per superare l’impasse e minaccia, altrimenti, di non votare alcuna nomina in giunta, Crocetta risponde ricevendo in modo riservato ma facendo sapere, gli altri alleati e promettendo loro poltrone. Agli alfaniani, ad esempio, ha offerto la guida el Ciapi di Priolo se gli daranno manforte nel suo percorso di nomine, a D’Alia, invece, ha offerto La Crias che già era in mani Udc (oggi centristi per la Sicilia) ma basterà questo scambio di poltrone per consentire al governatore di far il proprio gioco pre elettorale?

Il rischio più grosso è quello che il banco salti prima dell’approvazione della Finanziaria anche se proprio gli alleati temono che una simile eventualità si trasformi nell’ennesimo favore a Crocetta che avrebbe più possibilità di fare una legge di stabilità a sua immagine e somiglianza mettendo dentro solo e soltanto le proprie ‘clientele’.

Allora cosa fare? Cedere alle imposizioni degli amici di Crocetta o impedire l’approvazione della Finanziaria e giungere allo scioglimento anticipato? I tempi per l’elezione ormai sarebbero simili sia che si sciogliesse il Parlamento sia che si vada a elezioni ordinarie ma come si spiega ai siciliani che per beghe politiche si lascia la spesa bloccata?

L’ultima ipotesi sembra essere quella di tenere duro fino all’approvazione del documento economico finanziario e far saltare il banco dopo, a maggio, giungendo magari anche allo scioglimento per dimissioni di massa o chissà quale altro stratagemma. Ma l’utilità di questa manovra sarebbe risibile considerato tutto.

La battaglia è aperta ma il governatore cerca di distrarre la stampa e nega che sia in corso uno scontro (leggi qui)