Sono ben sette e non soltanto i tre di cui si era appreso ieri i professori siciliani coinvolti nell’inchiesta di Firenze sui concorsi truccati. Sette nomi altisonanti, come scrive oggi il Giornale di Sicilia, a cominciare da quello di Andrea Parlato, 85 anni, ex ordinario di Scienze delle finanze a Palermo e professionista tra i più affermati in città per faccende legali relative al diritto tributario. Con lui, il cui destino giudiziario è ancora nelle mani del gip,  sono finiti sott’inchiesta la figlia Maria Concetta di 54 anni, ricercatrice a Scienze Politiche, e il genero Andrea Colli Vignarelli, 55 anni, ordinario di diritto tributario all’università di Messina, per i quali è stata disposta l’interdizione per 12 mesi dall’esercizio dell’insegnamento.

Stesso provvedimento adottato per Salvatore Sammartino perofessore di diritto tributario a Palermo. Arresti domiciliari per Giuseppe Zizzo, nato a Trapani 57 anni, avvocato a Milano e ordinario di diritto tributario e Giuseppe Maria Cipolla, palermitano di 53 anni, docente di tributario a Cassino. Interdizione anche per Daniela Mazzagreco, nata a Pieve di Cadere 43 anni, associato a Giurisprudenza a Palermo.

Al centro dell’appendice siciliana dell’inchiesta sulla corruzione negli atenei c’è l’abilitazione di Maria Concetta Parlato per diventare docente universitario, una faccenda per la quale si scontrano opposti schieramenti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il padre avrebbe fatto pressioni sulla commissione d’esame, ma si sarebbe scontrato con Sammartino, interessato, invece, a far passare due suoi candidati, Daniela Mazzagreco e un altro ricercatore poi ‘mollato’.

l’inchiesta risale al marzo del 2015.  Il fulcro è una intercettazione a carico di Andrea Colli Vignarelli che desc riove,s econdo i giudici, il sistema dela spartizione in una conversazione telefonica con il suocero Andrea Parlato. Quest’ultimo comunica al genero che il commissario Giuseppe Maria Cipolla era “totalmente dalla parte di Sammartino” intendendo favorire l’abilitazione di Mazzagreco e aggiungendo che erano tutti d’accordo. Andrea Parlato, secondo gli inquirenti, decide di recarsi a Bologna da Adriano Di Pietro, il presidente della commissione oggi ai domiciliari, per discutere la questione di presenza.

Per l’accusa riportata sempre dal Giornale di Sicilia “Andrea Parlato è sembrato, fin dall’inizio, consapevole dell’illiceità della conversazione. Gli indagati sono tutti professori di diritto e quindi non possono ignorare i presupposti per l’ammissibilità delle intercettazioni telefoniche. Egli ha giustificato il suo arrivo a Bologna dalla Sicilia proprio dicendo: “Senti, io ti dico per telefono non si può dire, è chiaro no?”. Dalla conversazione emerge che, secondo l’intenzione di Di Pietro, l’abilitazione di Maria Concetta Parlato sarà scambiata con quella di uno dei candidati che Sammartino vuole abilitare”.

Di Pietro si richiama al gergo sportivo: “Uno a uno, palla al centro”. Andrea Parlato non sarebbe intenzionato ad arrendersi per la figlia. Ma la sfgida è aperta e anche il professore Sammartino sarebbe molto attivo per difendere le proprie posizioni. Se parlato va a Blologna, sammartino va a Milano per incontrare un altro commissario al quale chiederebbe di essere risoluto “di dire bene non passano questi, non passa nessuno”. Il docente telefona anche a Cipolla. Secondo l’accusa, le parole pronunciate da Sammartino, che informa la Mazzagreco in più di un’occasione sulla ‘strategia’, non si prestano ad equivoci, “invita i commissari Amatucci, Espadafor e Zizzo, sostengono  dall’accusa, a scambiare il loro voto favorevole ai candidati dei commissari Di Pietro e Cipolla con quello di quest’ultimo favorevole ai suoi candidati”.

Un intreccio di vicende tutte da chiarire, dimostrare, contestare. ma subito arrivano le prime difese dei docenti “Farò tutto quanto in mio potere per dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti. Agirò in mia difesa nei modi e nelle sedi opportune” dice Daniela Mazzagreco, docente sospeso dall’insegnamento per 12 mesi in questa inchiesta. L’Università di Palermo si affida alle parole del pro-rettore Fabio Mazzola (Il rettore Micari come noto è in ferie per candidarsi alle regionali): “Ove fossero confermate eventuali misure cautelari – siu limita a dire – a carico di docenti in servizio, verranno adottati i conseguenti più opportuni provvedimenti”.

Il professor Pasquale Russo, uno dei docenti chiamati in causa dall’inchiesta sui concorsi truccati, era già in pensione dall’1 novembre 2010, precisa invece lo stesso Russo, tramite una nota del suo difensore, l’avvocato Gianluca Gambogi nella quale si fa riferimento alle notizie riportate sui quotidiani e le tv: “Il professor Pasquale Russo precisa innanzitutto di essere andato in pensione a decorrere dal 1 novembre 2010 e, pertanto, i fatti descritti nei vari articoli e nei servizi televisivi sono innegabilmente successivi al collocamento a riposo”. Il legale sottolinea quindi come il professor Russo precisi “di non aver alcun dubbio di circa la possibilità di offrire alla magistratura inquirente tutti gli elementi necessari per chiarire, al più presto, la propria posizione nel procedimento penale in corso al fine di far acclarare la propria estraneità ai fatti”.