Sono trascorsi 24 anni dalla Strage di Capaci, ma nessuno ha più dimenticato quelle terribili immagini e la sensazione che tutto fosse finito. Vale tanto per la società civile quanto per i rappresentanti politici ed istituzionali che oggi intervengono nel giorno dell’anniversario.

“Il 23 maggio è una giornata che, ogni anno, ci fa vivere emozioni e sentimenti contrastanti: da un lato la rabbia e il dolore ancora forti per quel terribile pomeriggio di 24 anni fa, dall’altro la consapevolezza della determinazione con la quale in tanti, anche chi quel giorno non era neppure nato, proprio prendendo ad esempio il coraggio di Giovanni Falcone, portano avanti la voglia di liberare questa terra dal condizionamento mafioso e criminale”. Lo dice Alice Anselmo, presidente del gruppo PD all’Ars.
“Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro sono eroi che hanno perso la vita per amore della Sicilia e del Paese. Il miglior modo per onorare la loro memoria – prosegue Anselmo – è impegnarsi, ognuno nel proprio campo, ogni giorno, per contribuire a rendere la nostra una terra migliore”.

“Fare del 23 maggio il giorno dei fatti contro la mafia. La legalità è uno stile di vita quotidiano, non fumosa dichiarazione d’intenti. #bastaretorica”. Così su Twitter Carmelo Miceli, segretario provinciale del Partito democratico a Palermo.

“La lotta alle mafie e alla corruzione dev’essere un impegno quotidiano da parte di tutti: istituzioni e società civile, perché soltanto investendo su una diffusione sempre più ampia della legalità, ad ogni livello, si può auspicare davvero l’affermazione di quella società evoluta e libera in nome della quale Falcone e altri come lui hanno lottato con coraggio e caparbietà, fino al sacrificio estremo della vita”. Lo afferma il coordinatore regionale di NCD, Francesco Cascio.
“Ricordare – aggiunge Cascio – significa anche cambiare, per prendere tutti i giorni le distanze da qualsiasi cosa possa contaminare le coscienze; infatti, accanto alla mafia che spara, c’è l’atteggiamento mafioso, in cui si può cadere ogni volta che si cerca un favoritismo, una raccomandazione, o una strada facile e poco virtuosa, e se anche su questo versante è stato fatto molto, soprattutto grazie all’azione pedagogica nelle Scuole, bisogna ancora insistere”.