Non solo Roma che impone e Palermo che subisce ma anche la reazione della Regione. incredibile a dirsi ma la Sicilia ha deciso di alzare la testa: o forse no.

La Regione si prepara a promuovere ricorso davanti la Corte Costituzionale impugnando la Finanziaria nazionale di Renzi che imporrebbe esborsi alla Sicilia per un importo fra i 400 e i 600 milioni di euro ma la contromossa di Roma potrebbe essere, a sua volta, l’impugnativa della Finanziaria regionale in almeno due passaggi che varrebbero complessivamente 630 milioni.

Uno scambio di impugnative che rischia di bloccare ogni attività regionale, ogni soldo in arrivo o in partenza, insomma tutto.

La delibera della giunta di governo assunta in modo quasi carbonaro è la numero 62 del 19 febbraio 2016 (leggi qui la delibera di giunta). La decisione è stata assunta mentre tutti eravamo distratti dal percorso della Finanziaria. In questi giorni la giunta si riuniva senza darne notizie a approvava l’autorizzazione al Presidente della Regione a promuovere ricorso contro 13 commi dell’articolo 1 della legge 208 ovvero la Finanziaria nazionale.

Gli articoli in questione riguardano la riduzione delle aliquote della tassa Ires portata dal 27,5 al 24%, gli indennizzi ai danneggiati da trasfusioni di sangue che il ministero mette a carico della Regione unilateralmente, e diversi altri provvedimenti del genere. ma la norma che crea maggiori difficoltà economiche quella sul contributo obbligatorio alla finanza pubblica stabilito complessivamente in 3 miliardi e 980 milioni per quest’anno e i 5 miliardi e 400 milioni per i prossimi due anni ma in assenza di accordo in conferenza della regione il prelievo viene fatto piovere dall’alto. Per la Sicilia si tratta di una somma che sta fra i 400 e 600 milioni secondo i calcoli più ottimistici.

Insomma Roma con una mano da e con l’altra toglie e oggi la Sicilia si prepara a impugnare ma parimenti. Palermo si troverà in difficoltà per il blocco dei trasferimenti promessi da Roma che vede in questa impugnativa il ‘tradimento’ degli accordi. E alla Sicilia continuano a mancare soldi. almeno 1 miliardo e 200 milioni

Crocetta e Renzi fanno i capricci e si fanno i dispetti a vicenda. La buona notizia è che la Sicilia alza la testa, la cattiva che lo fa tardi e in modo sbagliato mettendo a rischio la tenuta dei propri conti e offrendo il fianco ad una facile difesa dello Stato che davanti alla Corte Costituzionale potrà portare gli accordi di desistenza e le precedenti finanziarie nazionali non impugnate.

La sensazione è che la ‘minaccia’ di impugnativa fosse un modo per costringere Roma a rispettare i patti con il trasferimento delle risorse promesse e che da più parti si dice non arriveranno mai ma lo stratagemma potrebbe, invece, rivoltarsi contro la Regione portando ad un muro contro muro nel quale, in questo momento, per effetto delle scelte degli ultimi anni, il più debole è proprio la Sicilia, ma non è da trascurare un altro fatto: a presiedere quella giunta non era il Presidente della Regione Rosario Crocetta, assente, ma il vice presidente Mariella Lo Bello