La scelta Micari come candidato alla Presidenza della Regione siciliana per il raggruppamento di centro sinistra orientato da Leoluca Orlando lascia interdetto chi ha osservato, ammirandolo, il modo in cui negli ultimi mesi il sempre verde Sindaco di Palermo si è mosso per prendere in mano le sorti del Centro Sinistra siciliano.

Fino a questo momento era sembrato infallibile Leoluca ma l’indicazione sul rettore dell’Universita’ di Palermo con annesso ultimatum (o sarà Micari il candidato oppure Orlando si tirerà fuori dalla partita) sembra debole e sancisce plasticamente, a parere di chi scrive, il fallimento del civismo politico di marca Orlandiana.

Non ci sembra un candidato fortissimo Fabrizio Micari.

Forse perché siamo troppo distratti ma non abbiamo ancora registrato mirabolanti imprese alla guida del rettorato palermitano in questi anni. I risultati arriveranno per Micari Rettore, non ne abbiamo dubbi, ma al momento si è vista solo la presa politica del
Rettorato e non una vera svolta migliorativa rispetto a quanto a suo tempo realizzato dalla governance di La Galla.

Micari ha già preso il posto di Magnifico Rettore, dopo averne incassato il sostegno peraltro, dell’altro sempiterno candidato alla Presidenza della Regione, Roberto Lagalla unico con il suo Idee sicilia, insieme a Faraone per la verità, tra i concorrenti in corsa per la Presidenza, a fare intravedere una ipotesi di programma di governo accanto al suo nome in pista. Oggi Micari sembra avergli soffiato anche il posto da candidato Presidente.

Ma la scelta di Leoluca su Micari sancisce anche l’assenza totale di leader nella classe politica emergente. Le danze sono guidate sempre dagli stessi. Sia a destra che a sinistra, per uscire dall’empasse dettata dall’assenza di candidati si evocano modelli già sperimentati oltre 20 anni fa. Ed i leader in campo, i decisori, i tessitori della tela politica, i politici attivi sono sempre gli stessi. Non solo Orlando ma anche Miccichè, non solo Alfano ma alla sua ombra Castiglione e Firrarello da Bronte, non solo Schifani ma sempre Berlusconi che ad oltre 80 anni ha ancora il compito di determinare il futuro nostro e dei nostri figli e poi dietro le quinte ancora Cuffaro e Lombardo a dispensare consigli e ad orientare gli amici.

Assenza di nuovi leader, fallimento della rottamazione renziana, mancanza di idee reali ed innovative per fare risorgere il nostro paese e la nostra regione.

Andiamo avanti così: dovranno essere i 5 stelle al governo della Regione a dimostrare di essere diversi da come i vecchi leader ed i vecchi partiti li dipingono.

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