A 19 anni dall'omicidio del giornalista messinese

La morte di Beppe Alfano, cronista solitario alla ricerca della verità

alfano beppe

8 gennaio 2012 -  Ricorre oggi l’anniversario della morte del giornalista Beppe Alfano, ucciso da un commando mafioso la sera del 8 gennaio di 19 anni fa a Barcellona Pozzo di Gotto, sua città natale.

Erano da poco passate le 10 di sera quando il cronista fu freddato con tre colpi di pistola a bruciapelo mentre era a bordo della sua auto.

Alfano, corrispondente de La Sicilia, pagò con la vita il lavoro di giornalista fatto con puntiglio e spirito di denuncia, che sfociò in alcune grandi inchieste,  in una realtà come la cittadina tirrenica di Barcellona Pozzo di Gotto con una spiccata presenza della criminalità mafiosa.


Quando fu ucciso Beppe Alfano non era neanche iscritto all’Ordine dei giornalisti: il tesserino gli fu riconosciuto solo dopo la morte. Nella vita era professore di educazione tecnica in una scuola media di un paese vicino a Barcellona. Aveva cominciato con le radio private alla fine degli anni ’70, a Messina, poi, negli anni ’80, le televisioni locali. Da alcuni anni era il corrispondente da Barcellona per il quotidiano ‘La Sicilia’.

Politicamente, era un militante di destra, iscritto al Msi di Giorgio Almirante, ma per le sue prese di posizione ‘controcorrente’ era spesso in disaccordo con i vertici del partito .

La figura di Alfano viene ricordata dal senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia: “Nella provincia di Messina, cosiddetta ‘babba’ perche’ allora erroneamente considerata immune dal fenomeno mafioso, Beppe Alfano – dice – svelo’ una realta’ ben diversa da quella che si voleva far credere”.

“Nei suoi articoli e nelle sue inchieste giornalistiche – prosegue Lunia – racconto’ la presenza di consorterie criminali e collusioni mafiose con il mondo delle istituzioni locali e degli affari che condizionavano la vita politica, economica e sociale. Una scelta coraggiosa che Alfano fece per amore del giornalismo e della sua terra, quando scrivere di mafia voleva dire guadagnare una miseria e allo stesso tempo rischiare la vita”.

“Beppe Alfano – aggiunge Lumia – sapeva che per combattere la mafia bisognava renderla visibile ai cittadini, chiamarla per nome, spiegarne gli effetti nefasti sulla vita dei cittadini e delle imprese. La sua testimonianza e’ un faro per chi vuole intraprendere e per chi svolge l’attivita’ giornalistica, ma anche un esempio di coraggio e di liberta’ per tutti”.

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