Gianpiero D’Alia lo va ripetendo da settimane: “Il problema non è il candidato ma il programma”. Il segretario regionale dell’Udc indicato da tutti come il candidato della coalizione di centrosinistra alla presidenza della Regione non intende, ancora, sbilanciarsi. Anche perché se una verità c’è, è quella che lo stesso senatore messinese non nasconde: “Stiamo dialogando col Pd ma anche col Pdl. Il problema è la governabilità in Sicilia e gli enormi problemi della nostra Regione”.

Sulla mozione di sfiducia a Lombardo, poi, D’Alia ribadisce: “E’ un atto politico. Ho parlato oggi (ieri per chi legge) con il segretario Lupo ed anche con Castiglione. Siamo d’accordo a far calendarizzare la mozione nella settimana del 20 luglio”. Uno schiaffo a Lombardo, insomma. Ma andiamo con ordine.

Dopo il vertice del centrosinistra a Palermo, si aprono le strade per l’appoggio alla sua candidatura?

La questione sta in questi termini: il problema non è chi si candida e con chi, ma chi fa che cosa. La Sicilia vive una delle crisi economico-finanziarie più gravi dal dopoguerra ad oggi. Una crisi che passa sottotraccia e nella più assoluta indifferenza da parte della stragrande maggioranza della politica. Così si contribuisce a costruire il terreno fertile per il grillismo e l’antipolitica. La risposta che il governo Lombardo ha dato a questa crisi è surreale. Invece di porsi il tema delle risorse strutturali che servono a mettere in sicurezza i conti della regione ma anche a rilanciare l’economia, si limita ancora oggi a sfornare nomine e tirare a campare togliendo ogni speranza al popolo siciliano. Queste ragioni ci hanno spinto ad appoggiare e poi ad elaborazione congiuntamente la mozione di sfiducia del Pd.

Le sue prime dichiarazioni sul tema della mozione è che l’avreste appoggiata ma non presentata. Cosa è cambiato?

Quando il commissario dello Stato dice che non si può continuare a indebitare la Regione con altri 500 milioni di euro di mutui, siamo messi davanti ad una responsabilità gravosa: quella di fermare un governo che paralizza la Sicilia, bene che vada, o ne aggrava la condizione. Io mi domando: siamo consapevoli che questo indebolimento economico e di rappresentanza politica aumenta il potere di condizionamento della mafia sulle istituzioni?

E l’Udc, dunque, dove si colloca? Si sbilanci senatore…

Su questi temi ragioniamo senza pregiudizi con tutti. Non è serio affrontare questioni così gravi con la leggerezza e la superficialità che hanno contraddistinto questi anni di governo della Sicilia. Non è più tempo per l’emergenza che stiamo vivendo, la Sicilia è ai livelli della Grecia, discutere di riproposizioni di vecchi schemi e di coalizioni che hanno fallito in Italia e in Sicilia anche di più.

Vabbè lei intanto parla con tutti

Noi intanto abbiamo creato un gruppo di lavoro coordinato da Andrea Piraino per la redazione del programma di governo.  Dal 13 al 15 luglio a Enna terremo la conferenza programmatica del partito. Da lì partiamo.

Quindi lei si alleerà con chi è disposto a fare il programma di governo migliore.

Noi ci alleeremo con chiunque pensi che l’emergenza finanziaria, la criminalità e la crescita sono le tre questioni centrali per l’isola. E che, soprattutto, non si affrontano con i vecchi metodi. Altrimenti stiamo lavorando alla costruzione di un monumento a Grillo pure in Sicilia.

Col Pd a che punto di dialogo siete arrivati?

Il Pd ha iniziato un percorso di chiarezza che lo vede chiamarsi fuori dal governo regionale. Processo completato anche se ancora qualche anima del Pd deve decidere la posizione da farsi. E’ ancora dentro il governo, diciamolo. E’ chiaro, poi, che si deve fare chiarezza dal lato della sinistra radicale in Sicilia: duelle due l’una, la sinistra radicale già è minoritaria, rischia di scomparire, perché deve rendersi conto che gli elettori preferiranno Grillo a chi lo scimmiotta.  Restare forza autocontemplativa priva di significato non credo porti grandi risultati nè sostanziali e nemmeno elettorali.

E con l’Idv?

Il problema non è l’Idv; il problema è Orlando. Io capisco le sue difficoltà: è stato eletto sindaco con il voto della stragrande maggioranza dei cittadini che non la pensano – grazie a Dio – come Di Pietro. Orlando sa bene che da solo non va da nessuna parte. Deve decidere se segue la Sicilia o segue Di Pietro.

Magari dopo quello che è successo alle amministrative di Palermo, Orlando ha difficoltà a digerire l’alleanza col Pd..

Non lo so, è un problema suo. Però Orlando non può dimenticare che rappresenta una vasta area moderata che lo ha votato che gli chiede il rispetto della fiducia che gli è stata accordata.

E col centrodestra?

Oggi (ieri per chi legge) ho incontrato Castiglione e discusso del percorso della mozione di sfiducia e del decreto che blocca le nomine del governatore. Ogni forza politica dovrà fare la sua parte  seppure abbiamo tutti motivazioni diverse nell’argomentazione della sfiducia.

I suoi?

Nel 2013 la Regione siciliana avrà un buco di bilancio che potrà essere affrontato solo se c’è una coalizione convinta del proprio programma. Quello che non ha saputo fare Lombardo. Questi sono i miei motivi…Quanto al centrodestra, però, colevo aggiungere che se il Pdl si muove sulla linea delpopulismo sfrenato e se vuol fare della sua prossima campagna elettorale per le regionali un’occasione per rifare l’arca di Noè per mettere tutti gli orfanelli possibili, beh sappia il Pdl che non sta ricostruendo la politica siciliana.

Parla dell’ipotesi di rinnovata alleanza fra Pdl e Mpa?

Voglio dire che se il Pdl diventa l’arca di Noè è destinata ad affondare prima di partire.

La mozione di sfiducia serviva a ridosso delle dimissioni di Lombardo?

Serve perché è un atto politico: ho chiesto al Pdl e al Pd che venga calendarizzata nella settimana del 20 e ho trovato l’accordo con i segretari. Quando le tre principali forze del paese in Sicilia segnalano con una mozione di sfiducia il giudizio negativo di un governo e di un partito è una dichiarazione politica importante. Da questa si traccia la linea per la campagna elettorale.