Parola d’ordine: evitare l’esplosione delle tensioni sociali. Si perché il rischio c’è ed è concreto. Le feste di Natale in Sicilia rischiano di trasformarsi in un dicembre caldo di scioperi di piazza e chissà cos’altro.

Al centro c’è la vicenda dei precari degli Enti locali dell’Isola. Un bacino fra 13mila e 20 mila persone. La differenza deriva da come viene fatto il conto. se si considerano solo quelli impegnati in via diretta negli Enti Locali siciliani dunque comune ed ex province, la somma fa 13mila. se si aggiungono quelli delle società partecipate dei vari enti si arriva a 20mila.

Personale che è precario sì, ma svolge (anche da 20 o 25 anni) mansioni che ricoprono le così dette ‘esigenze stabili’ ovvero funzioni non occasionali e necessarie ai comuni e ai vari enti per il loro funzionamento. Una sentenza della Corte Europea pronunciata su un ricorso di una infermiera spagnola, ha stabilito che questa categoria di personale non può essere considerato precario ma, al contrario, è da considerarsi stabile ed ha diritto all’assunzione. Ma una legge nazionale ha stabilito anche che non sono più permessi, dal prossimo 31 dicembre, rinnovi di contratti ai precari e la stabilizzazione è possibile solo nella misura dei posti liberi nelle piante organiche e in base alla copertura economica disponibile.

Seguendo le disposizioni di legge i comuni in dissesto o pre dissesto dovrebbero licenziare tutti, tutti gli altri potrebbero avere spazio per 5 o 6mila al massimo. Tutti gli altri (fra 7 e 14 mila persone) andrebbero a casa. Per questo si aspettava la norma nazionale il legge di stabilità al senato che, invece, non è passata per effetto della crisi di governo che ha costretto a blindare la manovra e porre la fiducia per chiudere subito la partita invece di procedere con le nuove disposizioni.

Adesso la bomba precari rischia di esplodere in Sicilia e per questo la giunta regionale ieri ha prima fatto filtrare notizie su un assorbimento nella società regionale Resais, poi, quando è iniziata la rivolta mediatica,  ha dato notizia di un disegno di legge ‘apprezzato’ per proroga e stabilizzazioni.

“Si tratta – dice Alessandro Pagano, responsabile Sicilia Occidentale della Lega dei Popoli-Salvini – dell’ennesima dimostrazione di come Crocetta e Renzi abbiamo giocato sporco e d’azzardo sulla pelle e sulle sofferenze di migliaia di cittadini e lavoratori siciliani. Una sorta di cinica e folle roulette russa. Ne traggano le conseguenze e quanto prima si mettano da parte”.

Ma critiche politiche a parte la vicenda è difficile da comprendere per modalità. se a livello nazionale la norma è ‘defunta’ e difficilmente il nuovo governo potrà vararne una ad hoc entro la fine del mese perché avrà tanto a cui pensare e i precari siciliani non sono certo una priorità (anzi, forse, liberarsene scaricando la colpa su altri sarebbe perfino una cosa da fare), il tentativo è di salvarli con un intervento regionale.

La giunta, ha comunicato ieri il presidente della Regione – ha apprezzato un ddl da inserire nella legge di bilancio regionale da approvare entro dicembre 2016 per la proroga fino al 2018, la copertura economica e l’obbligo di stabilizzazione per i comuni che possono farlo.

Le perplessità sono tre: innanzitutto ‘la giunta ha apprezzato’ non vuol dire che l’abbia approvato. la formula, che non esiste nell’ordinamento della gestione della cosa pubblica, è stata inventata nella precedente legislatura e significa solo che che la giunta ha avuto notizia. Si usava per i provvedimenti che la legge non prevede passino dalla giunta come decreti assessoriali o dirigenziali che l’assessore competente voleva condividere con i colleghi giusto per dividerne, poi, eventuli responsabilità politica ed economiche. Insomma ‘la giunta ha apprezzato’ in pratica non vuol dire nulla di più oltre che l’abbia visto. 

Secondo tema è il concetto di ddl da inserire nella legge di bilancio. Un ddl è una legge autonoma non si inserisce in nulla, men che meno nella legge di bilancio che è, appunto, solo il bilancio. Forse si intende una emendamento articolato da inserire in Finanziaria o legge di stabilità regionale. L’espressione infelice potrebbe spiegarsi così. ma in questo caso la norma seguirà le sorti della Finanziaria che già di suo rischia di non vedere la luce entro la fine dell’anno. alla porta bussa già l’esercizio provvisorio e con esso anche i saluti ai precari e l’esplosione delle tensioni sociali.

Terza perplessità l’obbligo imposto ai comuni di stabilizzare. Prevedibile il sollevamento degli Enti Locali che già hanno subito tagli consistenti, che probabilmente hanno bisogno di questo personale ma lo vogliono stabilizzato dalla Regione con coperture certe e queste possono venire solo da Bilancio e Finanziaria a prescindere dalla sbandierata esistente copertura.

Per parte sua l’assessore all’economia Alessandro Baccei rassicura tutti sostenendo che si tratta solo di un rinvio delle stabilizzazioni, le proroghe arriveranno e la norma che il senato non ha più approvato e non approverà mai serviva solo a semplificare le procedure ma non era necessaria. Insomma fino ad ora quella che ci avevano spacciato per l’unica strada percorribile era solo un dettaglio? Ci penserà la legge di stabilità regionale a risolvere tutto.

E se la panacea di tutti i mali sta nella legge di stabilità regionale ecco che arriva un altra tegola: “Per l’ennesima volta la Corte dei conti regionale ha bocciato l’operato del governo Crocetta, intervenendo in commissione Bilancio sul Documento economico e finanziario siciliano, mettendo in evidenza lacune, ritardi ed errori – dice il capogruppo all’Ars Marco Falcone intervenendo in altro contesto ma raccontando una vicenda le cui conseguenze ci sembrano assolutamente collegate – non un rilievo formale ma un affondo sostanziale, che rende oltremodo palese l’incapacità dei vertici regionali nella gestione della cosa pubblica”

“Il governo Crocetta è maestro nel non sapere gestire entrate e uscite – prosegue Falcone -, e nel perdere le opportunità date dall’utilizzo virtuoso delle risorse, nazionali e comunitarie. Ricordiamo come l’esecutivo, per pura negligenza, non ha speso 287 milioni di euro dell’ultima finanziaria regionale, sostituendo parte di queste risorse con un ulteriore indebitamento di 65 milioni di euro per i comuni. Proprio sull’eccessivo indebitamento ha puntato l’indice la magistratura contabile, come sulla mancata riorganizzazione e razionalizzazione delle società partecipate che rimangono tutte lì con i loro costi e i loro debiti. Le stesse minori entrate, a iniziare dall’Irpef, dimostrano come in Sicilia la ripresa sia ancora lontana”.

E se già la Corte dei Conti contesta i saldi, cosa accadrà con le cifre corrette e le stime rifatte, con le spese aumentate e le nuove norme che riguardano anche i precari?