“Io ho affittato questo posto proprio perché non ci voglio combattere. Non ci ho voluto avere a che fare per non avere problemi”: parlava così Luigi Miserendino, amministratore giudiziario pagato dallo Stato per gestire le attività economiche confiscate a un imprenditore accusato di mafia e riciclaggio.

Miserendino sapeva bene che Giuseppe Ferdico, commerciante che grazie ai soldi di Cosa nostra è diventato il “re dei detersivi” e ha accumulato un patrimonio milionario, di fatto continuava ad avere il controllo totale di attività come il supermercato e il centro commerciale Portobello di Carini nonostante la confisca. Gli risultava personalmente, visto che Ferdico si occupava, senza titolo, dei dipendenti, delle sorti dei negozi, dei fornitori. Miserendino sapeva, ma non voleva problemi.

Tanto da aver affittato due rami d’azienda a un socio occulto di Ferdico, Francesco Montes. A far venir fuori l’ennesima storia di malagestione dei beni confiscati, dopo lo scandalo della sezione misure di prevenzione del tribunale, è stato il direttore del centro commerciale. E’ stato lui a raccontare agli inquirenti del ruolo del commerciante, dei suoi rapporti con Montes, in realtà solo una testa di legno, dell’ignavia di Miserendino e di due scagnozzi del re dei detersivi, a cui era pure costretto a pagare il pizzo.

Una testimonianza coraggiosa che ha portato all’arresto di cinque persone: Ferdico, Montes, i suoi factotum Pietro Felice e Antonio Scrima.

E agli arresti domiciliari di Miserendino. Processato e assolto in primo grado dall’accusa di concorso in associazione mafiosa Ferdico è ritenuto vicino al clan mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. A marzo scorso, i giudici palermitani misero i sigilli al suo patrimonio: immobili, società e conti dal valore di 450 milioni di euro. “All’ascesa imprenditoriale di Ferdico – scrissero i giudici – risulta associata la costante capacità di meritare la fiducia di numerosi esponenti di spicco della consorteria tanto da inserirsi a pieno titolo tra i riciclatori del denaro di una delle famiglie mafiose più radicate nel tessuto economico della città come quella dell’Acquasanta”.

Il pentito Angelo Fontana ha rivelato che avrebbe riciclato nelle sue imprese 400milioni frutto di estorsioni e droga e che fosse uno dei finanziatori occulti dei lo piccolo. Al centro commerciale tutti sapevano del
suo ruolo. “Era osannato”, racconta il direttore. Non sapendo di essere intercettato il commerciante ammetteva
candidamente di avere “il controllo di tutto e di avere aziende attive al mille per cento”.

A salvare le apparenze ci pensava Montes, affittuario dei due rami d’azienda confiscati attraverso due società di cui Ferdico di fatto era socio. Il tutto nel totale silenzio di Miserendino, più volte sollecitato a intervenire dal direttore del centro commerciale.

“Che devo fare?”, rispondeva. “Io come vede non mi immischio. – diceva – Lasciamoli fare”. Miserendino era stato nominato amministratore giudiziario dall’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale Silvana Saguto, indagata, poi, per corruzione proprio nell’ambito di una inchiesta sulla mala gestione dei beni confiscati, in quel caso, però, Saguto aveva imposto all’amministratore giudiziario una serie di obblighi e di controlli sulle attività di Ferdico che Miserendino ha completamente disatteso.

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