promossa dal centro internazionale di etnostoria

Le identità siciliane in mostra all'Orto Botanico di Palermo

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8 novembre 2011 -  In una società caratterizzata dall’ansia di modernizzazione e progresso, guardare al passato può apparire contraddittorio. Operazione però, senza dubbio necessaria, perché è solo guardando ciò che siamo stati che possiamo meglio comprendere quello che saremo.

Una comprensione che passa attraverso la conoscenza della cultura e dei manufatti prodotti da chi ci ha preceduto. Si inaugura oggi, all’Orto Botanico di Palermo, alle 17, la mostra “Etnoradiografia delle Identità Siciliane”, organizzata dal Centro Internazionale di Etnostoria, dall’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana e dall’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Palermo.


Un percorso espositivo – dichiara Annamaria Amitrano, docente di Etnostoria e Storia delle tradizioni popolari all’ateneo palermitano – che permetterà al visitatore di ricostruire le basi identitarie e culturali dei siciliani dell’Ottocento”.

La mostra, curata da Aurelio Rigoli, presidente del Centro Internazionale di Etnostoria, offre alla fruizione del pubblico reperti, volumi d’epoca, abiti tradizionali. Un’ampia sezione è dedicata alla fotografia, con la presentazione degli scatti che hanno immortalato, nel tempo e nello spazio, consegnandole a noi, le scene di vita quotidiana dei nuclei familiari. Visi e mani che raccontano le fatiche del lavoro, l’intensità dei legami affettivi, la necessità di adattarsi ad un mondo che stava cambiando. Storie di gente comune ma anche di uomini di cultura che con le loro opere hanno reso la Sicilia famosa nel mondo, basti citare Capuna e Verga.

La sezione relativa ai libri si compone dei testi di Salvatore Salomone Marino, di 70 frontespizi originali dei quaderni di Pitrè, e 60 volumi di edizioni nazionali che hanno indagato la figura del più noto etnoantropologo.

Ampio spazio è dedicato anche al repertorio di miti e leggende che costituiscono la base portante della cultura popolare siciliana, nella quale la commistione tra fantasia e realtà è determinante. Un nome tra tutti: la “baronessa di Carini”, al secolo Laura Lanza, assassinata nel 1563 dal padre Cesare nel castello di Carini, alle porte di Palermo. La storia della baronessa, protagonista di un amore extraconiugale, è stata narrata per secoli nelle piazze popolari dai cantastorie, che accompagnati dai cartelloni illustrati affascinavano il popolo con vicende in cui amore, morte, gelosia e vendetta si intreccia sino all’esito fatale.
Proprio i cartelloni dei “cuntastorie” vengono adesso esposti, preziosa testimonianza della cultura iconica del periodo.

Ed ancora: Angelica ed Orlando, il terribile Agricane, Marsilio, Gano di Maganza. Gli eroi del teatro dei pupi, quelle marionette le cui gesta raccontano di paesi lontani ed imprese estreme. In mostra, anche i copioni originali dei “cuntastorie” e pupari, attivi soprattutto tra la metà del XIX secolo e la prima metà del XX secolo.

Una mostra dunque da non perdere, alla ricerca del filo rosso costituito da memoria ed eredità culturale, elementi in grado di condurci alla nostra identità.
L’esposizione sarà visitabile sino all’8 dicembre tutti i giorni, ad ingresso libero, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17.

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