L'attacco dell'Unione regionale delle Province
Legge Province, una macchia nella storia del Parlamento siciliano
Una memoria al Commissario dello stato con tutti i profili di incostituzionalità della legge che blocca le elezioni provinciali e commissaria le Province siciliane e, se necessario, ogni tipo di ricorso costituzionale per impedire quello che definiscono un vero e proprio esproprio nei confronti della democrazia.
E’ guerra aperta alla legge che cassa le Province in Sicilia ed a lanciarla è proprio l’Unione regionale delle Province: “Presenteremo una memoria al Commissario di Stato contro una legge incostituzionale, ispirata da motivazioni populistiche e demagogiche – dice Giovanni Avanti Presidente dell’unione province della Sicilia -. Sono convinto che il prefetto Aronica avrà la serenità per impedirne la pubblicazione”.
“Un proclama-truffa, più che una legge, ipocrita e demagogica, fatta in nome di una falsa spending review – attacca Avanti – un salto nel buio che rischia di gettare nel caos l’intero sistema degli enti locali siciliani. Si tratta di una cosa che stento a definire norma perché è una macchia nella storia di un Parlamento come quello siciliano. Una legge che viola l’articolo 114 della Costituzione e dunque che si qualifica come incostituzionale”.
“Le Province sono diventate lo scalpo da gettare in pasto all’opinione pubblica – aggiunge Avanti – con l’unico obiettivo di
distogliere l’attenzione dai veri sprechi che sono nella Regione e nei suoi 206 enti che costano 28 milioni all’anno contro i meno di 17 delle Province”.
“Crocetta parla di un risparmio di 100 milioni – aggiungono dall’Unione delle province – ma spara numeri a vanvera. Se vuole davvero fare un’operazione di spending review risani il bilancio ed elimini incarichi e consulenze. Tutto è estremamente vago e fumoso e avendo previsto limiti dimensionali molto bassi c’è il rischio di ritrovarsi con 35 consorzi di comuni. Un’operazione di vecchia politica, una restaurazione che ci fa tornare indietro di 10 anni”.
“Tutto ciò è stato fatto per due motivi: ingraziarsi i deputati del Movimento 5 Stelle in vista della prossima finanziaria e dell’approvazione del bilancio e conquistare il potere di nominare nove commissari impadronendosi, di fatto, delle province sottraendole alle elezioni democratiche da parte del popolo”
“Il suo è populismo – spiega il presidente Urps – i costi della politica provinciale sono irrisori: ogni cittadino paga 3,29 euro
all’anno a fronte dei 320 che deve sborsare per finanziare l’apparato regionale”. E sempre in riferimento all’operato di
Crocetta parla di “andamento schizofrenico” perche’ durante la campagna elettorale per le regionali “ha ottenuto la fiducia di
molti sindaci promettendo di candidarli alla presidenza delle province. Ora commissariandole con uomini di fiducia potrà
ottenerne anche un vantaggio elettorale. Se questo e’ il tanto sbandierato modello Sicilia – conclude – non mi sento
rappresentato”.



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