L'intervista all'autrice catanese: il video

"L'incantesimo della buffa", la Sicilia delle leggende di Silvana Grasso

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15 aprile 2011 -  Un serbatoio di ricordi accumulati nel corso di un’infanzia libera, dove per le strade dell’entroterra siciliano era possibile apprendere miti, leggende, storie surreali che permettessero ai bambini di imparare a destreggiarsi tra le difficoltà della vita e agli adulti, di sentirsi parte di una comunità.

Un mondo immaginario dove c’era anche lei, la “buffa”, la femmina del rospo capace di fermare – irrimediabilmente – la crescita dei bambini che l’avessero fissata negli occhi. Una storia che incuteva paura, di quelle che non scordi più e che ricorda ancora bene Silvana Grasso, tra le più originali penne del panorama letterario di matrice siciliana degli ultimi anni.


“L’incantesimo della buffa” è il titolo del suo ultimo romanzo edito da Marsilio e presentato ieri presso la libreria Faccovio di Palermo. Silvana Grasso è un personaggio capace di parlare per ore senza stancarsi, ricordando, raccontando, contestando.

Nessuna retorica, capelli rosso fuoco e una grande passione per le storie, specie se tramandate ai ragazzi. Insegnante al liceo nella vita, nella propria carriera letteraria si è confrontata con la narrativa, la poesia, il teatro. Silvana Grasso torna in libreria con una storia che punta nuovamente i riflettori sulla Sicilia e sugli aspetti più tragici – ma nel contempo staordinariamente sorprendenti – della vita.

“Crescendo – dice – ho capito che la buffa è come la vita, la vivi, la sfiori appena, ti ci tuffi dentro ma ti maciulla sempre“. Le metafore, anche se spaventose, sono necessarie perché “creano tra di noi un cordone di salvataggio a cui aggrapparsi, sono ciò che ci permette di essere uguali di fronte alle batoste, alle sferzate, alle duellate con la vita”.

Ed il rapporto con la Sicilia, in merito alla quale dice che nessuna cosa per lei è più importante? Un amore ineludibile e necessario “perché – precisa – nascendo in Sicilia ho avuto il grande privilegio di padroneggiare il mito“. Una terra che diventa il mondo intero, da cui attingere quanto le è servito per scrivere, pensare ed immaginare.

Non è facile scrivere storie, fare in modo che gli altri comprendano, che vedano ciò che noi vediamo. Ma nulla è sempre uguale, tutto cambia, eccezion fatta per le storie stesse. “Con le storie ho un rapporto delittuoso” – dice Silvana Grasso – io uccido le mie storie scrivendole”.

Nessuna modifica o rielaborazione successiva, nemmeno in occasione della ripubblicazione, perché “la più perfetta delle perfezioni è la parola che non diciamo e che non scriviamo, quella che sfugge al narcisismo della pagina”.

E il passato? Una semplice concettualizzazione, così come il futuro. Molto del futuro è stato già vissuto, inconsapevolmente. Tutto si ripete, sempre.

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