L'esposto è stato presentato alla Procura di Catania

Lombardo denuncia per calunnia il pentito Maurizio Avola

8 ottobre 2010 -  Il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, ha denunciato per calunnia il pentito catanese Maurizio Avola, autore delle prime dichiarazioni da cui era scaturita l’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’esponente politico. L’esposto, in cui si ipotizza l’esistenza di una strategia diretta a “mascariare” Lombardo per fini politici, è stato presentato dall’avvocato Massimo Motisi alla Procura di Catania, che indaga su Lombardo sin dal 2007

Nell’esposto, Raffaele Lombardo sottolinea che, dopo la sua elezione a presidente della Regione, “ha appreso dell’esistenza di un procedimento penale pendente a suo carico” e che di “tale inattesa e sorprendente notizia l’esponente è venuto a conoscenza attraverso i mass media ed, in particolare, dalla lettura di taluni articoli giornalistici che avrebbero svelato i “retroscena”
dell’indagine a suo carico”. Il governatore dell’Isola ricorda di non essere “a conoscenza degli atti del fascicolo (non avendo ricevuto una informazione di garanzia) e che, pertanto, non vuole (ne’ potrebbe) interloquire in chiave difensiva su una vicenda processuale conosciuta esclusivamente attraverso i mass media”.


Di Avola, Lombardo riporta le dichiarazioni riportate dai giornali, secondo cui lo stesso leader dell’Mpa “negli anni ’80 avrebbe contribuito alle attività del catanese Nitto Santapaola ? Nel corso della sua latitanza”.

Lo stesso Avola parla di presunti incontri fra Lombardo e il boss catanese e le sue presunte visite al latitante, fatte “a bordo
di una Lancia Delta FH blu”. Questo tipo di auto, sottolinea l’avvocato Motisi nell’esposto, non e’ mai stata posseduta da Lombardo.

“Non ho mai conosciuto, ne’ ho avuto frequentazioni o rapporti con Nitto Santapaola o altri latitanti – aggiunge il
presidente – e Avola è un soggetto pluriomicida che, sempre a dire dei giornalisti, avrebbe continuato a delinquere anche
dopo il proclamato “pentimento”, tanto da essere privato del “programma di protezione, per via di alcune rapine commesse in
Lazio”.

 Il presidente siciliano conclude osservando “la palese strumentalità dell’accusa, posto che il collaborante avrebbe
riesumato il suo datato ricordo soltanto nel 2007″, avendo visto Lombardo “in tv mentre stringeva la mano ad Umberto
Bossi. Solo allora scoprì che quel “medico” era un politico di primo piano e si ricordo’ di quell’incontro?.

” Si tratta di “fantasiose propalazioni, che appaiono ben preconfezionate e studiate”. Il racconto di Avola, “nonostante appaia nei suoi contenuti talmente datato nel tempo e generico da risolversi in una accusa solamente idonea a “mascariare” l’immagine di una persona perbene, ha raggiunto l’obiettivo realmente perseguito, ovvero determinare la “doverosa” apertura di un ingiusto procedimento penale e, nel contempo, cagionare un irreparabile
e devastante danno all’immagine privata e pubblica dell’esponente”.

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