Mentre diversi paesi dell’Agrigentino sono a secco da settimane e a Palermo sembra per il momento accantonata l’ipotesi di un razionamento, a San Giuseppe Jato, San Cipirello e Camporeale manca l’acqua. O almeno, non è sufficiente ad assicurare normalmente il servizio di distribuzione. Probabilmente le forti nevicate hanno danneggiato le condutture.

Per questo, i sindaci dei tre Comuni, due giorni fa, hanno inviato una nota ufficiale al prefetto di Palermo, Antonella De Miro, e per conoscenza all’Amap, per segnalare la grave emergenza idrica in atto.

Nella nota si legge: “Gli scriventi Sindaci rappresentano alla S.V la delicata emergenza idrica che ha colpito i due territori e che sta provocando ormai da qualche giorno seri problemi nelle comunità. Si premette che l’approvvigionamento idrico in entrambi i comuni risulta essere la stessa fonte idrica, ovvero i pozzi di contrada Figurella nel territorio di Monreale. L’attuale gestore del servizio idrico integrato è AMAP Spa. Nei giorni scorsi per un guasto alla rete elettrica che alimenta gli impianti di sollevamento si è verificata l’interruzione del servizio di distribuzione idrica nei comuni per circa tre giorni, ciò ha compromesso il delicato equilibrio di distribuzione causando un disservizio generale e diffuso. A seguito di intervento tecnico di Enel, ripristinato l’approvvigionamento alle vasche principali, non si riesce a tutt’oggi a riequilibrare la distribuzione idrica, fatto questo dovuto anche all’abbassamento dei livelli delle stesse riserve idriche”.

I sindaci segnalano che “tale situazione oramai persistente da diversi giorni sta creando oltre ad una vera e propria emergenza idrica, un crescente disordine pubblico con il rischio che possa scaturire anche l’ipotesi di una emergenza igienico sanitaria e conseguente chiusura delle scuole se non regolarmente rifornite”.

L’Amap, già sollecitata, “non intravede una soluzione immediata, evidenziando anche che è sprovvista di autobotti”.
Ma c’è di più. Perché un bene primario, come l’acqua, è diventato oggetto di una corsa all’approvvigionamento sulla quale alcuni potrebbero tentare di arricchirsi illecitamente.

I sindaci infatti paventano “anche il rischio di speculazioni da parte di privati nella vendita dell’acqua” e annunciano che segnaleranno casi sospetti all’autorità giudiziaria.

L’obiettivo della missiva è chiaro: i primi cittadini chiedono al prefetto di dichiarare lo stato di emergenza idrica nei tre paesi e “di voler dislocare, nell’ambito delle sue competenze, presso le unita territoriali di San Giuseppe Jato, San Cipirello e Camporeale almeno numero 6 autobotti che possono essere verosimilmente individuate nei mezzi a disposizione della protezione civile provinciale o regionale e quelle in dotazione all’Esercito Italiano. Invero con l’intervento delle autobotti che potranno approvvigionarsi presso il potabilizzatore di contrada Cicala in territorio comunale di Trappeto, attualmente in gestione AMAP, si potrà far fronte alle esigenze dei nostri concittadini e debellare l’ipotetica speculazione di privati venditori di acqua”.

Ai cittadini, in attesa di sapere cosa accadrà, non resta che aprire il rubinetto e sperare di veder sgorgare l’ormai preziosa (è proprio il caso di dirlo) acqua.

A San Giuseppe Jato il sindaco invita alla “adozione di misure di contenimento nel prelievo della risorsa idrica e l’adozione di iniziative improntate ad evitare un grave pregiudizio agli interessi collettivi”.

L’ordinanza mette nero su bianco una serie di divieti: l’irrigazione e annaffiatura di orti, giardini e prati; il lavaggio di marciapiedi e piazzali; il lavaggio privato di veicoli a motore; il riempimento di fontane ornamentali e vasche da giardino; per tutti gli usi diversi da quello alimentare domestico e per l’igiene personale.

Insomma, c’è poca acqua e non bisogna sprecarla, bensì utilizzarla solo per cucinare e lavarsi. I trasgressori saranno puniti con una multa compresa tra i 25 ed i 500 euro mentre la polizia municipale vigilerà “per far rispettare l’Ordinanza medesima, nonché perseguire eventuali prelievi abusivi da fontane pubbliche e da idranti”.