Una lettera scritta a mano e firmata dai detenuti del carcere Pagliarelli di Palermo. Con le firme depositate presso “l’ufficio competente della casa circondariale che provvederà su richiesta a renderle note”. Due pagine e mezzo rivolte al ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri principalmente e dopo al partito dei Radicali italiani e dal garante dei detenuti in Sicilia.

Il messaggio è chiaro e diretto: i detenuti del Pagliarelli chiedono che venga emesso il provvedimento di “amnistia e indulto” (scritto in maiuscolo nella lettera) “per porre fine ad una realtà indegna per una società civile, sviluppata, promotrice di molte campagne per la difesa dei diritti inviolabili e inalienabili dell’uomo, quale l’Italia è, ma che sull’argomento carceri e trattamento detenuti ne esce mutilata e invalida come risulta evidente e come le stesse autorità europee hanno più volte accertato e condannato”.

Una lettera circostanziata e motivata che richiama a supporto gli articoli 3, 10 e l’ex articolo 27 della Costituzione ricordando l’obbligo per lo Stato di “rimuovere quegli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” oltre che la violazione di quelle norme “in base alle quali le pene non devono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità tendendo alla rieducazione del condannato”.

Nella lettera i detenuti del carcere Pagliarelli annunciano inoltre che manifesteranno “pacificamente” per sostenere la propria richiesta e che a partire dai prossimi giorni attueranno “forme collettive di manifestazione, quali battitura nelle ore tardo pomeridiane, rifiuto del cibo e scioperi pacifici di varia altra natura, per porre l’attenzione sulla nostra situazione”.