Valeria Lembo è morta il 29 dicembre 2011 a Palermo, Tre settimane prima, il 7 dicembre, al posto di nove milligrammi di vinblastina, una molecola chemioterapica usata per combattere il morbo di Hodgkin, gliene furono somministrati 90.

“Un assassinio”, “la più grave colpa medica mai commessa al mondo”. E’ quanto scrive il giudice Claudia Rosini nelle motivazioni della sentenza (riportata oggi sulle pagine locali di Repubblica) che condanna medici e infermieri del reparto di Oncologia del Policlinico di Palermo.

Valeria Lembo aveva 33 anni ed era madre di una bambina di appena 7 mesi.
La giovane morì per avvelenamento e non è escluso che potesse salvarsi: “Solo un ricambio completo del sangue, subito, avrebbe potuto – spiega il giudice – dare una speranza alla paziente. Invece, per ben cinque giorni quell’errore venne mascherato come una gastrite post chemio” e il medico specializzando Alberto Bongiovanni, che “scriveva sotto dettatura e non aveva idea di cosa fosse la vinblastina, cancellò lo zero in più” dalla cartella clinica, invece di ammettere l’errore e cercare una soluzione”. Lo specializzando è stato condannato a sei anni e mezzo per omicidio colposo e falso.

L’oncologa Laura di Noto, condannata a 7 anni, è descritta come “una copiatrice di dati, scelta dal primario Sergio Palmeri (condannato a 4 anni e mezzo) perché sempre presente. Una dottoressa che aspettava indicazioni del sovradosaggio da un’infermiera”.

Il primario, secondo il giudice, era circondato da “fidati vassalli” e l’organizzazione del reparto era “affidata al caso”.

Per la morte di Valeria Lembo sono state inoltre condannate a quattro anni ciascuna le infermiere professionali Clotilde Guarnaccia e Elena D’Emma, accusate di omicidio colposo.