Undici punti su «cosa» e «come» fare.
1) «Restaurare» le Soprintendenze. Reintroducendo il ruolo tecnico, contro il disprezzo di competenze e specialismi; ripristinando le singole unità operative, contro incongrue aggregazioni che indeboliscono o persino contraddicono la mission di ciascun istituto; attribuendo autonomia finanziaria.
2) Aprire «la riserva indiana». Concorsi per implementare le risorse umane in un sistema che rischia la paralisi per i massici prossimi pensionamenti, senza che sia previsto un turn over; «mecenatismo e sponsorizzazioni per il capitale umano», che investano cioè non sui beni, ma su risorse umane qualificate; razionalizzare gli organici e rinnovare i ranghi, con l’ingresso di nuovi profili professionali, come quella del chief digital officier per i «Grandi musei», status quest’ultimo da riconoscere alle maggiori e più antiche realtà museali regionali.
3) Un Sistema museale regionale. «Grandi musei», poli museali e parchi archeologici, tutti dotati di autonomia gestionale e finanziaria. Prevedendo un principio di «sussidiarietà» a favore degli istituti più «deboli», secondo un meccanismo di premialità per i più virtuosi, e demandando a una seconda fase, in una prospettiva di cooperazione/collaborazione interistituzionale, un progetto di integrazione tra musei regionali e quelli degli Enti territoriali, sia pubblici che privati.
4) Uno «Scudo per il patrimonio». Investendo sulla conservazione programmata, che, come in medicina, allontana la necessità di interventi costosi e mai neutri per il bene, e proteggendo il patrimonio dai rischi, anche di matrice terroristica, attraverso la ripresa del progetto della Carta del Rischio del Patrimonio, strumento dall’alto valore strategico perché in grado di contribuire alla corretta gestione del patrimonio culturale in caso di emergenza, determinata da calamità naturali o dall’azione dell’uomo.
5) Beni culturali, una «politica estera». Per assegnare alla Regione Siciliana un ruolo di interlocutore alla pari con gli istituti internazionali in materia di prestiti di opere e di organizzazione di eventi dall’alto profilo culturale e scientifico. Revisione dell’accordo difettoso col Metropolitan Museum of Art di New York per gli Argenti di Morgantina.
6) Per una diversa e più efficace strategia d’impiego dei Fondi europei. Riprogrammare le destinazioni d’impiego e favorire l’accelerazione nella programmazione superando rallentamenti di ordine tecnico-amministrativo e politico; sottrarre alle rotazioni dei dirigenti regionali, con cadenza biennale, i rup, responsabili unici del procedimento; riorganizzazione dipartimentale funzionale alla creazione e attuazione di progettualità interdipartimentali condivise; ideare concept progettuali adeguati.
7) Un privato per alleato. Concessione dei siti alle associazioni no profit, privilegiando le start-up up di giovani, e alle fondazioni pubblico-private, favorendone in Sicilia la costituzione.
8) Revisione e aggiornamento normativo. Pieno utilizzo della competenza legislativa primaria grazie alla quale è stato costruito un sistema dei beni culturale parallelo a quello dello Stato, anticipandone (con significative differenze) pure il recente corso riformistico.
9) Accelerazione e completamento della pianificazione paesaggistica. Per approdare quanto prima alla redazione del Piano Territoriale Paesaggistico (PTP) della Regione Siciliana.
10) Unificare Beni culturali e Turismo. Accorpamento dei due Assessorati, perché la valorizzazione territoriale integrata del patrimonio culturale richiede un unico organismo e convergenza programmatica e operativa.
11) Beni culturali on line. Implementare e sistematizzare le tre banche dati esistenti: la conoscenza della consistenza del patrimonio è premessa di qualsiasi azione, dal suo studio alla conservazione alla valorizzazione. Digitalizzazione e comunicazione on line di tutto il processo di visita di un viaggiatore.