Nunzia Graviano, sorella minore dei boss mafiosi Filippo e Giuseppe Graviano, nonostante non fosse ‘punciuta’ (non si è mai sottoposta al tipico rito di inziazione)  per anni avrebbe svolto il ruolo di capocosca nel mandamento Branaccio di Palermo.
Secondo il pm che ha firmato il provvedimento di fermo la donna che viveva a Roma dove gestiva un bar nel quartiere africano, avrebbe dato «il suo consapevole e costante contributo ad attività che fin passato erano state seguite dai fratelli fino al loro arresto. Tra questi affari spiccano la gestione del patrimonio di natura illecita della famiglia mafiosa, contatti con i prestanome, riscossione dei proventi di natura illecita, autorizzazione all’apertura di esercizi commerciali, corresponsione di somme ai coassociati detenuti».

A tirare in ballo la donna è anche il pentito Fabio Tranchina che in un recente interrogatorio, parlando di Nunzia Graviano dice: «Nel 2000 lei mi disse con la sua bocca, a casa sua, in via Pietro Randazzo: Da questo momento ci sono io»…, ribadendo che dopo l’arresto dei fratelli Graviano sarebbe stata la sorella a prendere le redini della famiglia mafiosa.

Per i magistrati «i comportamenti accertati a carico di Nunzia Graviano nel corso delle presenti indagini si pongono in piena linea di continuità con i comportamenti che già hanno portato alla sua condanna nel 1999» quando venne arrestata una prima volta. È sempre Fabio Tranchina a raccontare ai magistrati, nell’interrogatorio del 9 maggio 2011 sulla vastità delle attività, lecite e illecite, di fatto controllate dalla famiglia Graviano sul territorio di Brancaccio: «In particolare mi ricordo, una confidenza che mi fece Johnny Torregrossa, un giorno, mentre eravamo a cena. Mia suocera, parlando dei Graviano, mi disse, dice: “Questi di qua, ma te lo immagini che potenza economica che hanno?”, gli ho detto “Certo che me lo immagino” dice “Hanno 66 mila euro di affitti al mese”.